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  Rita Verdirame - Narratrici e lettrici, (1850- 1950) – Le letture della nonna dalla contessa Lara a Luciana Peverelli - Libreriauniversitaria.it, Padova 2009


«Il romanzo sono le donne; generalmente scritto per loro, spesso su di loro, talvolta da loro», scriveva Albert Thibaudet.  In questo “talvolta” i lettori italiani possono contare – nel periodo trattato da Rita Verdirame in questo informatissimo volume – scrittrici del calibro di Matilde Serao, Grazia Deledda, Sibilla Aleramo (Rina Faccio), ma anche Neera (Anna Zuccari),   Contessa Lara (Evelina Cattermole), Marchesa Colombi ( Maria Antonietta Torriani Viollier), Mura (Maria Volpi Nannipieri), Annie Vivanti, Amalia Guglielminetti,   Bruno Sperani  (Beatrice Speraz), Luigi di San Giusto (Luisa Gervasio),  Jolanda (Maria Majocchi Plattis), Luisa Saredo, Ada Negri, Donna Paola (Paola Baronchelli Grosson),  Térésah (Corinna Teresa Ubertis Gray), Regina di Luanto (Guendalina Lipperini Ratti), Paola Bianchetti Drigo,  Benedetta Cappa Marinetti, Gemma Ferruggia, Carolina Invernizio, Liala (Amalia Liana Cambiasi Negretti Odescalchi), Luciana Peverelli.
Non solo romanziere (o “romanzatrici” come le chiamava Benedetto Croce), ma anche verseggiatrici, novellatrici, scrittrici di odoeporica (letteratura di viaggio), insomma una coorte di donne invade la nostra tranquilla ed exclusive (Arbasino), fino ad allora, Repubblica delle lettere.  La formazione del mercato unitario interno (anche quello delle lettere, del prodotto-libro dunque), la lotta all’analfabetismo, la diffusione delle biblioteche circolanti prima e delle edicole delle stazioni dopo,  favoriscono l’emersione della “letteratura donnesca”. Che  è silenziosa, imperiosa quanto vincente presso il pubblico degli indotti (non solo donne, poiché  unisex è il target di riferimento). Sembrerebbe, non certo per consapevole programma delle scrittrici,  ma in parte per i limiti interni alla loro produzione e in parte per i divieti di accesso al cerchio dell’alta letteratura, sorvegliato da arcigni critici (Boine, Croce, Serra, e per altro verso Gramsci), che le donne puntino più che al Parnaso letterario al mercato letterario tout-court (compresi i bassifondi, vedi la Invernizio con i suoi titoli necrofili)  sapendo catturare con rabdomantiche doti demo-piscologiche - da “strega” si direbbe, usando al loro indirizzo un termine da esse contestato e rivendicato- quello che Dwight McDonald chiama  il mass-cult.  (Che su un altro medium, quello televisivo oggi, altre donne sanno magistralmente governare ed alimentare).
Quel che più conta  è che le donne « le “escluse”, catturate dall’amore molesto per la scrittura, intingono la loro penna nell’inchiostro dell’anima, mediano e divulgano, trivializzandoli, i modelli culturali vigenti, intercettano i gusti correnti, accolgono le mode, ma si cimentano con i temi emergenti  di un femminismo molto spesso concettualmente disorganizzato e certamente non ancora elaborato su una salda humus progettuale e su procedure argomentative coerenti, ma rispondenti all’affioramento dell’autoscoscienza».
I rapporti coi letterati maschi non sono al centro dell’indagine, anche se qualche giudizio maschile colpisce: «Se scrivono male ci irritano. Se scrivono bene ci umiliano». Ma è la genesi e la struttura del “campo letterario” italiano, ora nazionale,  a conquistare l’attenzione di Verdirame e dunque dei suoi operatori principali: critici, editori (da qui l’impressionante sarchiatura dei cataloghi delle case editrici estinte), scrittori, anzi scrittrici più o meno a pieno titolo, eppure abilissime come abbiamo visto, a sapere invadere e presidiare quel campo.
Metà del lavoro è dedicato alla ripresa di alcuni testi di Luciana Peverelli, l’anti-Liala, maestra del palpito cardiaco (rosa e giallo), intellettuale antifascista, partigiana, emancipata, e di fulgida carriera. Molto bella la sua autobiografia che chiude il volume: da sola reclama l’ispezione di questo prezioso lavoro scientifico di Rita Verdirame.

Alfio Squillaci

Esempio 1
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dal 12 ott. 2009
Un viaggio dentro un mondo letterario che per molti è completamente sconosciuto, un territorio inesplorato attraverso il quale Rita Verdirame ci guida con precisione e lucidità, ma anche con l’ironia bonaria di chi ama e conosce ogni cantuccio di questa troppo a lungo trascurata parte dell’universo delle lettere e delle donne, nostre nonne. Questo è Narratrici e lettrici, un testo per studenti e specialisti, ma anche per tutti gli appassionati di letteratura.Il volume è insieme testo di analisi e lezione di riscoperta delle vicende personali di narratrici che tra il 1850 e il 1950, brandendo la penna per la conquista dell’emancipazione, si sono fatte vessillo di intere generazioni di donne vivendo in prima linea il conflitto tra volontà di affrancamento e dedizione ai valori tradizionali, tra desiderio di sovversione e rispetto delle buone maniere.La sezione antologica offre testi rari e inediti che legano indissolubilmente una trama da mystery inglese con un’atmosfera da romanzo sentimentale: si tratta dell’autobiografia incompiuta e di alcuni racconti di Luciana Peverelli, apparsi nel Cerchio Verde nella seconda metà degli anni Trenta, e di pezzi nati dalla penna ribelle della Contessa Lara, dalla disillusa vena di Giselda Fojanesi, dalla melanconia di Jolanda o dalla caparbia ironia di Mura.Si racconta l’ingresso a gran voce delle donne nel teatro editoriale. «Tra mille intoppi e prevenzioni, il canone letterario si riformula; […] le donne si ritagliano sempre più cantucci inviolabili riservati alla letteratura e si siedono allo scrittoio sperimentando la loro creatività; spazi di risarcimento e catarsi, di pensosità o evasione, che condiziona l’intera indu-stria della stampa.


Rita Verdirame è docente  di Letteratura Italiana e di Letteratura Italiana e Comunicazione Mediatica nella Facoltà di Lettere e Filosofia di Catania. Studiosa in particolare di autori dell’Otto e del Novecento, ha allestito per Le Monnier l’edizione critica dei due primi romanzi verghiani, portando alla luce un testo disperso di Verga, Felis Mulier (Sellerio, 1999). Oltre a Sellerio ha al suo attivo numerose pubblicazioni con Bompiani e CUEM.

Luciana Peverelli
(Milano 1902-1986)
E poi com'era a quell'epoca? Bella, brutta. mediocre, passabile, meravigliosa?...
Era molto bellina, e la sua "bellezza d'asino" durò appena fino ai ventiquattro anni: di lì in poi quando le si dovevano fare dei complimenti le frasi suonavano sempre così "Tu non sei bella, però" e lei si arrabbiava moltissimo...
da Autobiografia, in R. Verdirame, Narratrici e lettrici.