Giovanni Verga - I Malavoglia - Relazione, Commento, Analisi, Riassunto
~~~~
LA COSTRUZIONE DEL TESTO:
a)Il Livello della Storia
•TEMPO
- Il racconto è ambientato nella seconda metà del 1800,e un dato storico che ci conferma questa ambientazione temporale è la sconfitta dell’esercito italiano presso l’isola di Lissa, nell’Adriatico, il 19 Luglio 1866 contro gli Austriaci, in cui, nel racconto, uno dei Malavoglia, Luca, morirà essendo un soldato italiano.
• SPAZIO - Il racconto è ambientato intorno ai paesi di Aci-Trezza, Vizzini, nella provincia di Catania, sulla costa orientale della Sicilia, già ambientazione per molte novelle del Verga.
• PERSONAGGI PRINCIPALI
I MALAVOGLIA
E’ una famiglia siciliana di pescatori, protagonista del racconto, a cui capitano una serie di sventure interminabili. E’ formata da più elementi:
PADRON ‘NTONI
E’ il capostipite della famiglia. Uomo molto saggio, di una saggezza pratica. Dimostra in più occasioni di essere un esperto marinaio e un esperto pescatore. Soffre molto a causa delle morti precoci dei parenti e anche quando ‘Ntoni decide di partire, dopo la morte della madre. Ma si rallegra quando, venduta "la Provvidenza" vede tornare ‘Ntoni, anche se senza soldi, ma convinto che non avrebbe più lasciato la famiglia e quindi i più giovani avrebbero avuto una guida. Ma soffre moltissimo, quando capisce che ‘Ntoni era tornato, sì, ma era cambiato, diverso, senza gli stessi ideali in cui il vecchio credeva. L’unica sua consolazione erano Alessi e la Mena, poiché anche la Lia gli darà un grosso dispiacere dopo la sua fuga. Dopo il processo di ‘Ntoni, per la cui difesa aveva speso un sacco di soldi in avvocati, il povero padron ‘Ntoni perde quella voglia di fare, di continuare a sperare in qualcosa, che lo aveva sempre contraddistinto in questi anni. Non parla più, non vuole più la casa dl Nespolo o una barca per tornare pescatori: si lascia morire. Ma per non essere un peso per i nipoti, chiede alla Nunziata di portarlo all’ospedale.
BASTIANAZZO ...
LA LONGA
Moglie di Bastianazzo e madre di cinque figli. ...
‘NTONI
......
LUCA
Fratello minore di ‘Ntoni, secondo nipote di padron ‘Ntoni.....
MENA
Soprannominata da tutti la "Sant’Agata".....
ALESSI
Nipote più piccolo di padron ‘Ntoni,....
LIA
Ultima figlia di Bastianazzo e della Longa....
I PAESANI
Un po’ tutto il paese è protagonista di questa vicenda e quindi non si possono distinguere personalità di spicco. ...
•RIASSUNTO
Il racconto narra della sfortunata vicenda dei Toscano, una povera famiglia siciliana di pescatori di Aci-Trezza, conosciuti, però, da ogni parte come i "Malavoglia". Il più anziano della famiglia era padron ‘Ntoni, il cui figlio, Bastianazzo era sposato con la Longa; ...
.
b) Il Livello del Discorso
•IL TEMPO
Il racconto tende a seguire il corso ...
•LO SPAZIO
La descrizione dello spazio ha un ruolo ...
•I PERSONAGGI
Importantissima è la descrizione dei tantissimi personaggi del racconto...
•LE SCELTE STILISTICO-ESPRESSIVE
Verga, come già detto nella domanda precedente, ...
I TEMI
• Il racconto credo che voglia essere anzitutto un quadro di come la vita non fosse affatto facile ai tempi del Verga...
Santuzza, che aveva detto quello che sapeva, e anche di tutti gli intrecci amorosi di don Michele, viene detto:" - ...
Dalla storia di padron 'Ntoni e della sua famiglia, tenacemente unita nella lotta contro la miseria, oppressa dai debiti, dai lutti, dal traviamento di alcuni dei suoi, emerge l'immagine di un'arcaica società isolana in cui tutto è condizionato dal bisogno e dall'ignoranza. Nel romanzo vivono personaggi indimenticabili, fedeli a una loro radicata onestà in una vita che è solo sacrificio e fatica, oppure piegati, come il giovane 'Ntoni, da una impossibile rivolta; ma vivono anche i pregiudizi, gli egoismi, gli affanni di una comunità rurale dell'Ottocento, chiusa in un'amara condizione di isolamento e arretratezza e oppressa dai gravissimi problemi apportati dal nuovo Stato unitario.
Dopo "I Malavoglia", il secondo romanzo dell'incompiuto ciclo dei Vinti: sullo sfondo della campagna siciliana nei primi decenni dell'Ottocento, l'ascesa sociale di Gesualdo Motta, di umili origini, che, grazie alla tenacia e all'intraprendenza, diventa un facoltoso proprietario di terre e case. Ma la sua fede nella "roba" e nel possesso non lascia spazio a nessun sentimento, nemmeno all'amore e alla pietà, e lo condanna ad una straziante solitudine. La sfida di Gesualdo si conclude così con una sconfitta che non lascia spazio ad alcuna speranza.
La passione violenta irrefrenabile primordiale che rompe le convenzioni e le leggi dell'onore è il tema dominante di questa novella fra le più forti della narrativa verghiana. Ed è sempre il tema della passione ad essere centrale nelle altre novelle qui pubblicate: "Jeli il Pastore", "Cavalleria rusticana", "L'amante di Gramigna", "Pentolaccia".
Questo volume comprende integralmente le prime, più celebri raccolte di Giovanni Verga, dagli esperimenti iniziali alle novelle siciliane ("Vita dei campi" e "Novelle rusticane") e milanesi ("Per le vie").
Ogni racconto si regge sull'invenzione di situazioni e personaggi memorabili, scolpiti con uno stile teso e incisivo, in grado di cogliere la problematica sociale dell'ambiente contadino e cittadino, così come il fondo tragico della condizione umana. L'esauriente apparato di note mira, non solo a corredare il testo delle necessarie esplicazioni storico-linguistiche, ma a porre in luce i passaggi cruciali dell'operazione narrativa, a suggerire le interpretazioni dei significati fondamentali.
Si riapre il caso Verga che all' inizio degli anni 70 mobilitò i critici letterari di sinistra. Si riapre, dopo qualche decennio di oblio, grazie a un libro di Romano Luperini, Vergamoderno (Laterza, pagine 185, euro 19), che sin dal titolo vuole mostrare da che parte sta. Nel 1974, Il caso Verga diventò un libro (Palumbo Editore), a cura di Alberto Asor Rosa, che raccoglieva una discussione avviata qualche anno prima intorno allo scrittore siciliano con interventi, tra gli altri, dello stesso Asor Rosa, di Giuseppe Petronio, di Vitilio Masiello e di Luperini. Un volume che nei propositi del curatore rappresentava «un tentativo serio di concepire il lavoro del critico anche come discussione e arricchimento delle reciproche esperienze». Queste diverse esperienze rientravano tutte nell' ambito dello stesso «campo teorico», e cioè il marxismo. Verga diventava così un oggetto di sperimentazione esemplare per la capacità di sollecitare una enorme serie di problemi: storici, stilistici, linguistici, ideologici, oltre che di metodo. A tal punto che la critica cosiddetta marxista si divideva in filoni per molti versi divergenti e neanche del tutto compatta nel riconoscere il valore di Verga. Ora che Luperini rilancia un Verga maestro di modernità, precursore di Pirandello e di Tozzi, persino anticipatore delle avanguardie europee, la questione ritorna sul tappeto. Tanto che lo stesso Luperini, nell' introduzione, auspica che dal suo libro possa rinascere quella antica «consuetudine di schietto confronto all' interno della comunità degli studiosi». «L' interesse per Verga - dice Luperini - ha coinciso con momenti particolarmente drammatici della nostra storia: il primo e il secondo dopoguerra, il ' 68. Nei periodi di tensione gli autori "pesanti" tornano all' ordine del giorno, mentre il postmoderno teorizzava la leggerezza e si concentrava su autori e temi leggeri, a partire anche dalle teorie di Calvino. Per questo, oggi, dopo anni di oblio dovuto anche all' eclissi della critica marxista che ha comportato il declino della discussione sul realismo, possiamo sperare in un ritorno all' attualità di Verga». La querelle anni 70 nacque a partire dall' uscita, nel ' 65, di Scrittori e popolo di Asor Rosa, che proponeva, ricorda Luperini, uno «schema nuovo, molto importante per la nostra generazione». La posizione di Asor Rosa? «Era una posizione provocatoria: mentre il marxismo tradizionale aveva appoggiato il neorealismo e il populismo, Asor Rosa sosteneva che i grandi decadenti sono portatori di verità molto più dei piccolo-borghesi del neorealismo interni al Partito comunista». Poi vennero Pessimismo e verismo in Verga, che Luperini terminò nel ' 68 in carcere, dove era chiuso perché coinvolto nelle manifestazioni studentesche, e nel ' 70 un libro di Masiello. Ciò che allora, come oggi, separava le diverse prospettive critiche è subito detto, partendo da una domanda cruciale: che rapporto c' è tra l' opera di Verga e la sua ideologia reazionaria e persino prefascista? Asor Rosa rispondeva affermando che «la convinzione che il popolo contenga in sé dei valori positivi da contrapporre alla corruttela della società, in Verga non esiste» e che dunque «il rifiuto di un' ideologia progressista costituisce la fonte, non il limite della riuscita verghiana». In definitiva, per Asor Rosa (che non ha mai smesso di dedicarsi al Verga) «il fatto estetico ha proprie leggi, non confondibili con quelle della politica», per questo egli individua proprio nel «sogno di regressione alle fonti originarie della storia» il pregio dei Malavoglia: «Fantastico viaggio compiuto all' indietro verso le origini del mondo». Per Luperini, «il messaggio più nuovo e radicale» di Verga è un altro: «L' idea di Verga come decadente antipopulista - dice - non mi ha mai convinto, così come il mettere in primo piano lo sprofondamento nelle origini e nel mito: questo mi ha portato a preferire ai Malavoglia il Mastro-don Gesualdo dove, anche andando contro il mio maestro Russo, ho sempre visto un atteggiamento di maggiore aggressività negativa: la messa sotto accusa della roba e una cattiveria rappresentativa che prima non c' era. Asor Rosa, invece, ha privilegiato in modo netto l' elemento lirico-simbolico, antipopulista e regressivo dei Malavoglia».
Paolo De Stefano
Il Corriere della Sera del 16 feb. 2005
Verga, come campo di confronto e di sperimentazione, ha diviso critici e scrittori sin dagli anni Sessanta e Settanta. Ci fu il dibattito tra Luperini, Asor Rosa, Masiello e Petronio, cui si accenna nell' articolo a fianco. Ma un altro fronte «caldo» fu quello aperto dalla neoavanguardia. Anzi, da un' «ala della neoavanguardia». Luperini ricorda un libro in cui Renato Barilli sosteneva l' esistenza di una «barriera del naturalismo» che separa rigidamente Ottocento e Novecento, verismo e espressionismo, lasciando Verga al di qua di quel confine. «Per Barilli - dice Luperini - Verga appartiene a una stagione che è agli antipodi delle avanguardie novecentesche e del modernismo che inaugura la modernità. Persino un critico della neoavanguardia come Sanguineti non la pensa affatto così». Per Luperini, Verga appartiene invece a quello sperimentalismo naturalista «che apre la strada ad altri e più complessi sperimentalismi». Da questo punto di vista è centrale l' aspetto linguistico: «È importante in Verga l' invenzione di un linguaggio artificiale nuovo, che non ha niente a che fare con i "soliti manicaretti" e che non è né italiano né dialetto. La categoria del nuovo, come si sa, è tipica delle avanguardie e l' idea del gruppo milanese del Biffi, con Verga, Capuana, Cameroni, Sacchetti, eccetera, era quella di buttare in faccia al pubblico ciò che il pubblico non voleva». E poi c' è la posizione di Alberto Arbasino: «In una celebre stroncatura, Arbasino parlava dei Malavoglia come di un romanzo lacrimevole, tipico del pietismo mediterraneo, patetico come un romanzo d' appendice». Scriveva Arbasino: «Padron ' Ntoni è un carattere impressionante ( ), un don Chisciotte che si è nutrito non di poemi cavallereschi ma di massime da cioccolatini. È un Borges che invece di una biblioteca universale ha avuto a disposizione un deposito di Baci Perugina». Il commento di Luperini: «Arbasino rivela un provincialismo alla rovescia, tutto ciò che non è newyorkese non gli va bene. Dimentica che fior di scrittori, da Pirandello a Calvino, da Tozzi a Pavese, sono partiti dal pre-espressionismo verghiano».
Paolo Di Stefano
Il Corriere della Sera del 16 feb. 2005.
Una stroncatura di A.Arbasino, tratta da Certi romanzi
"...immenso delirio frenetico e lucido come un /Bouvard et Peuchet/ non
letterario ma etnologico, non erudito ma mitico, psicanalitico,
sprofondato a recuperare (e a contestare) la Magia antropologica della
Sicilia più delirante, fingendo di mitizzare efferatamente la realtà o
di flirtare galeottamente col Realismo... cavalcata spettrale di un
Grand Père Ubu invasato e mitomane e 'divoratore' come Urano e crono
(secondo Walter F. Otto) che si sprofonda fino alle radici arcaiche del
mito soltanto per scoprire /la sua identificazione con la stupidità
umana/ smascherando antropologicamente la 'saggezza popolare' come
deposito mistificatorio di stoltezze /capaci di uccidere/..."
"L'intero romanzo viene concentrandosi su una mortale 'partita' fra il
patriarca imbecille che per centinaia di volte profferisce le solenni
formule della stoltezza tribale, e l'autore onnisciente e rigoroso che
le castiga immediatamente fingendo pietas con gravi falsetti da Alice...
falsamente /naive/ e dissimulata perfidamente nel coro."
(e riguardo ai proverbi, pare che tra i materiali preliminari stesi da
Verga per la composizione dei /Malavoglia/ c'è un elenco di 298 detti
popolari siciliani e che ben 160 sono impiegati nel romanzo)
Gentile lettore per ottenere il testo integro clicca sul primo bottone. Una volta proceduto, tramite carta di credito, al pagamento di 3,00 €, otterrai subito e in automatico un codice d'accesso. Sarai instradato nuovamente su questa pagina e dopo aver inserito il codice ottenuto sul secondo banner ti sarà concesso l'accesso automatico al testo completo. La pagina web consta in origine di 5 cartelle, 2.960 parole, 14.900 caratteri, 226 righe.