Glenway Wescott - Appartamento ad Atene - Adelphi, Milano 2003


Un anno fa il pugno allo stomaco de Il falco pellegrino, veloce e crudele,
un gioiello di disincanto dove l'amore viene fatto a pezzi senza strepiti e
senza sporcare, con mani pulite e ciniche, che sbriciolano illusioni e
porgono conti salati. Adesso questo secondo romanzo, scritto nel 1945,
pubblicato ora - e ancora - da Adelphi.

Siamo nel 1942, ad Atene, l'appartamento della famiglia Helianos, borghesi modesti, colti, provati e impoveriti dalla guerra, viene occupato da un ufficiale tedesco, brutale e spietato, che li sottomette a una occupazione privata: è una guerra domestica, lontana da quella che infuria fuori, ma non meno sanguinaria, che vede da una parte il dio-soldato che minaccia e terrorizza e dall'altra loro, marito e moglie, e i due figli, che si sottomettono, obbediscono a tutto, diventando servitori senza identità, nella loro stessa casa, paurosi perfino di sé.

Glenway Wescott, usando un linguaggio pulito e placido - che sembra prendere le distanze dal dramma- racconta magnificamente la tensione che si accumula nei protagonisti, un giorno dopo l'altro, fino all'elaborazione dell'orrore finale, che il lettore assorbe lentamente e meticolosamente grazie alla capacità dello scrittore di stringere nel dettaglio come su un vetrino ed esaminare nei particolari ogni paura, ogni ingenuità, ogni svolta drammatica nella vicenda e nella psiche dei personaggi (irrinunciabile e tremendo gioco, quello tra preda e predatore).

Graffia anche qui, questo riscoperto scrittore americano, in modo meno
tagliente rispetto al falco, non toglie il fiato, è meno inquietante, forse,
ma se le unghie sono smussate, lasciano comunque il segno.
B&P


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Esempio 1
Glenway  Wescott
Nel 1942, ad Atene, un appartamento viene requisito per ospitare un ufficiale tedesco. Nell'appartamento vivono gli Helianos, una coppia di mezza età un tempo agiata. Lui è un intellettuale, spiritoso e paziente. Lei una donna di casa, ansiosa e malaticcia. Hanno un ragazzo di dodici anni animato da melodrammatiche fantasie di vendetta, e una bambina di dieci, una pesante bambola di carne forse ritardata. Con l'arrivo del capitano Kalter, tutto è cancellato. Metodico, ascetico, crudele Kalter è un dio-soldato che impone il terrore.
Ha scritto Christopher Isherwood che Il falco pellegrino è «uno di quei capolavori in cui è sempre più raro imbattersi». Romanzo perfetto, capace di sorprendere riga dopo riga, può essere accostato al Buon soldato di Ford Madox Ford: per l'intensità, ma soprattutto perché entrambi hanno come oggetto la passione nei suoi aspetti più tenebrosi e immedicabili. Sul finire degli anni Venti, in un indolente pomeriggio di primavera, una giovane ereditiera americana, che ospita nella sua casa di campagna in Francia un amico, scrittore fallito e io narrante, riceve la visita dei Cullen, perfetti esemplari, si direbbe, «di quella agiata genìa britannica che infesta il mondo intero col suo eccesso di energia e di modi pacati». Sofisticati, blasé, gelidamente socievoli, puri passatori di tempo, i Cullen sembrano nutrire per se stessi e per ciò che li riguarda una passione debordante. Sul polso, Mrs Cullen regge un falcone incappucciato che ha chiamato Lucy in onore dell'eroina di Walter Scott e Donizetti e al quale vota un intenso amore. Ieratico e solitario, feroce e insieme minato da una brama tormentosa, negli occhi maniacali una fiammella senza luce né calore e che pure sprigiona una irresistibile malìa, il falcone diviene il catalizzatore degli eventi di un pomeriggio brioso che inclina ben presto alla tragedia e alla catastrofe: al termine ogni personaggio dell'esiguo cast apparirà diverso da quello che sembrava, e nulla più, per nessuno, potrà essere come prima. Un interludio in cui la spuma iridescente della conversazione, diradandosi, lascia a poco a poco intravedere il volto ossessivo e oscuro dei personaggi, la pena assillante che essi cercano di alleviare – e verità pacatamente letali che lacerano come colpi di becco. Il falco pellegrino apparve per la prima volta nel 1940.


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8 dic.2003
La Frusta Letteraria - Rivista di critica culturale on line