ABSTRACT


  Mentre nell’ambito dell’Unione Europea fervevano le discussioni circa la definizione della Costituzione Europea per il richiamo alle contestate “radici giudaico-cristiane” dell’Europa, il 13 maggio del 2004, l’allora cardinale Joseph Ratzinger ha tenuto a Roma presso la Biblioteca del Senato una lectio magistralis sul tema “I fondamenti spirituali dell’Europa”.
  La lectio di Ratzinger illustra con un vasto excursus storico l’evoluzione del Cristianesimo, la sua realizzazione concreta nell’area europea e l’attuale situazione della Civiltà Occidentale, con alcuni riferimenti anche alla religione islamica.  La tesi di fondo di Ratzinger è che l’Europa, o meglio la civiltà europea, è in una profonda crisi per aver smarrito il sentimento religioso. Per superare questa “crisi”, egli sostiene, il Mondo Occidentale dovrebbe riassumere i valori etici e storici del Cristianesimo. Queste argomentazioni vengono contestate dall’Autore analizzando a grandi linee le principali vicende storiche vissute dalla Chiesa Cattolica nei duemila anni della sua esistenza ed in relazione all’evolversi parallelo del pensiero laico e civile.
  La lectio di Ratzinger è riportata nei cinque paragrafi del Capitolo 1, con una breve sintesi dei principali argomenti esposti e con alcuni brani riportati integralmente; a seguire il commento dell’Autore.
  Nel Capitolo 2 vengono analizzate diverse vicende storiche da cui emerge che, piuttosto che di crisi morale dell’Europa, bisognerebbe parlare di crisi generale della religiosità in Occidente, le cui motivazioni si possono imputare in gran parte proprio alle responsabilità storiche del comportamento della Chiesa Cattolica. 
  Infine il Capitolo 3 è dedicato al confronto tra il pensiero laico sorto nell’epoca moderna e l’inattualità della religione cattolica, sia per i rapporti con la società civile, che per la perdita di autorevolezza; alcune conclusioni riassumono gli argomenti trattati e le motivazioni addotte.



Joseph Ratzinger - I fondamenti spirituali  dell'Europa
Esempio 1
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2.6 – L’epoca moderna (Pio IX e Pio X)
  La Chiesa di Roma ha sempre visto nell’Illuminismo la fonte di tutti gli errori e di tutte le eresie ed il vero responsabile della decristianizzazione della società moderna. Nel corso del XIX secolo si assiste però ad un inasprirsi della lotta (ora, per fortuna, solo al livello “ideologico”) quasi che la Chiesa sentisse l’approssimarsi di nuove idee e concezioni di vita che era difficile contrastare, e così radicalizza la sua condotta. I papi si arroccano in posizioni categoriche e dogmatiche, e conducono una lotta senza quartiere, non solo nei riguardi delle idee Illuministiche, ma anche contro la concezione liberale dello Stato moderno, mostrando tutta la loro chiusura e intolleranza verso il mondo e la società civile. Insomma un ultimo (?) sussulto di “fondamentalismo” religioso cattolico ed un inutile tentativo di fermare il tempo. La Chiesa, tirando fuori tutta la sua autorità ed il potere che gli veniva dal suo magistero, prende di mira principalmente il Razionalismo che contrappone lo spirito critico all’insegnamento dogmatico della Chiesa, e l’Individualismo che erige a regola la volontà dell’individuo. È proprio quest’atteggiamento che spiega, in un certo senso, alcune simpatie verso le ideologie che esaltavano l’autorità e che assoggettavano l’individuo alle esigenze della collettività. Naturalmente sarebbe troppo lungo e complesso analizzare tutta la Storia della Chiesa in questa epoca, vale la pena però di esaminare in particolare l’operato di due pontefici che sono vissuti a cavallo tra il 1850 e gli inizi del 1900, e precisamente l’operato di Pio IX e Pio X.


  PIO IX
  Il pontificato di Pio IX [1846-1878], al secolo Giovanni Mastai Ferretti, si manifestò come la fase più “intransigente” della storia del cristianesimo che, rifiutando qualsiasi compromesso, adottò l’atteggiamento più intollerante nella condanna del pensiero liberale e moderno.
  All’inizio del suo lungo pontificato (durato ben 32 anni, il più lungo della storia dei papi) Pio IX era apparso di idee piuttosto “liberali”, ma in seguito mutò completamente il suo atteggiamento. Nel 1864 pubblicò l’enciclica “Quanta cura” che aveva in appendice “Il Sillabo degli errori” ovvero “l’elenco contenente i principali errori del nostro tempo” in pratica una lista di “ottanta proposizione condannate” con cui esprimeva le sue idee su una moltitudine di argomenti contro tutto il pensiero filosofico, giuridico, morale e politico del tempo.
  Questo testo causò una generale costernazione (anche perché inteso come un colpo al cattolicesimo liberale che in quel periodo cercava faticosamente di venire alla luce) perché si esprimeva contro la libertà di opinione e di espressione, di coscienza e di culto; contro la separazione tra Stato e Chiesa; contro il socialismo ed il comunismo; e riaffermava che la salvezza era accessibile solo ed esclusivamente tramite la mediazione della Chiesa. Insomma, in un delirio di onnipotenza, essa riaffermava l’assoluta preminenza dei diritti e dell’autorità del romano pontefice nei riguardi di chiunque. Condannava come “pestiferi errori della modernità” i principi che erano scaturiti dalle Rivoluzioni Americana e Francese, della “sovranità popolare”, del “governo della maggioranza” e di tutti quei principi che furono poi inseriti nelle Costituzioni degli Stati moderni di tutta Europa e dei principali paesi del mondo.
  Nel 1854 proclamò il dogma dell’Immacolata Concezione, ovvero che Maria fosse stata preservata dalla macchia del peccato originale per un singolare privilegio elargito da Dio. Nel 1869, durante i lavori del Concilio Vaticano I, fu altresì pubblicato il decreto con il quale si dichiarava l’Infallibilità del Papa (quando parla ex-cathedra e su questioni morali), malgrado la forte resistenza di un gruppo di cardinali che non condividevano quest’idea considerandola un grave errore e sicuri, come poi avvenne, che avrebbe offerto il fianco a molte critiche. Un nutrito gruppo di essi, infatti, abbandonò il Concilio per non essere compartecipi di questa molto discutibile presa di posizione del papa. Questo dogma si rivelò alla fine come un tentativo, peraltro anche molto goffo, di salvaguardare l’autorità dei pontefici (a cui invece faceva difetto l’autorevolezza del magistero).
  Quando in Italia si costituì lo stato unitario una delle prime preoccupazioni del governo sabaudo fu di promuovere l’istruzione generalizzata, sostenuto anche dal cattolico Alessandro Manzoni (che fu anche presidente della Commissione Parlamentare sulla Lingua Italiana), sia per combattere l’analfabetismo (che sfiorava il 90% della popolazione), che per promuovere la conoscenza della lingua italiana praticamente quasi sconosciuta fuori dalla Toscana. Si pensò di istituire le Scuole Elementari Pubbliche, obbligatorie e naturalmente gratuite per tutti i ragazzi di qualsiasi ceto. Ma anche su questa iniziativa, che oggi chiunque considererebbe assolutamente indispensabile, Pio IX si espresse molto duramente invitando re Vittorio Emanuele II ad «allontanare un flagello e cioè una legge progettata, per quanto si dice, relativa all’istruzione obbligatoria...» [Tullio de Mauro in “Scuola e cultura laica” - Laterza 2005 - pag. 100]. E che non fosse solo una gaffe involontaria di un pontefice disattento, lo dimostra il fatto che già nel 1868 i gesuiti di “La Civiltà Cattolica” avevano attaccato violentemente un analogo progetto, sostenendo che pensare di dare un’istruzione di base a «branchi di zotici contadinelli e garzoncelli di bottega era come tentare di lavare la testa all’asino...» [Tullio de Mauro, idem]. Evidentemente nessuno aveva ricordato al pontefice che l’acquisizione del sapere di norma porta alla conoscenza, e la conoscenza molto spesso conduce alla virtù (come aveva sostenuto Socrate già 2200 anni prima...) !
  Il 20 settembre del 1870 le truppe italiane irrompono attraverso la breccia di Porta Pia mettendo definitivamente termine al potere temporale dei papi, e poco dopo muore improvvisamente Cavour assistito da un prete che gli amministra i sacramenti. Anche in questo caso Pio IX, il papa-Re, si comporta da pari suo, si arrabbia moltissimo e sospende a divinis il sacerdote che ha aiutato il conte a fare una fine da buon cristiano. Era, a suo dire, intollerabile che uno statista che era stato colpito dalla scomunica (quella emanata nel 1860 contro gli “usurpatori degli Stati Pontifici”) e che aveva osato mettere in pratica la formula sacrilega “Libera Chiesa in Libero Stato”, potesse morire assistito dai conforti religiosi. Insomma, invece di rallegrarsene se ne rammarica... un fulgido esempio di “carità cristiana”. [Vedi anche l’assedio di Perugia più avanti nel Cap. 3.2.1]. A Pio IX succede nel 1878 Gioacchino Pecci, Leone XIII (il papa della “Rerum novarum”) di cui si è già discusso nel capitolo precedente.

  PIO X
  È però con il papa Giuseppe Sarto, Pio X [1903-1914], il successore di Leone XIII, che si raggiunge l’acme dell’intolleranza religiosa e civile. Nel 1907 questo papa promulga l’enciclica “Pascendi Dominici Gregis” con la quale condannava con un’estrema violenza di linguaggio il “Modernismo”, coacervo secondo lui di tutte le eresie. Con questo termine – modernismo - ci si riferiva al lavoro che svolgevano vari filosofi e teologi tedeschi, inglesi, francesi ed anche italiani che cercavano di adattare il pensiero cattolico ai nuovi tempi, di promuovere la comprensione e l'esposizione dei contenuti della fede, gli studi di storia del cristianesimo e della Chiesa e tutta l'esperienza religiosa in genere. L’intenzione, più che onesta, era di abbandonare il rigido formalismo della Chiesa ufficiale e adottare, ad esempio, nello studio delle Sacre Scritture un approccio più razionale e comparativo utilizzando tutte le discipline che il sapere dell’epoca metteva a disposizione. L’enciclica di Pio X, invece, non solo condannava il tentativo di conciliare la filosofia razionale con la fede, ma si scagliava violentemente anche contro tutte le altre conquiste del pensiero moderno: la scienza, la politica, la filosofia, l’economia e tutto il pensiero intellettuale del tempo.
  Vediamo invece cosa succedeva nel mondo civile nello stesso periodo: due anni prima, nel 1905 “annus mirabilis” della fisica, Albert Eistein aveva pubblicato “La teoria della relatività” e gettato le basi della Teoria Quantistica; in quello stesso anno Sigmund Freud aveva pubblicato “Tre saggi sulla teoria della sessualità”; nel 1903 era avvenuto il primo storico volo  dei fratelli Wright; due anni dopo, nel 1909, Rutherford metterà a punto il modello “planetario” dell’atomo e poi nel 1932, per la prima volta nella storia dell’umanità, riuscì in un esperimento a frantumare il nucleo di un atomo; qualche decennio prima (1864) James Maxwell aveva pubblicato le quattro equazioni con cui si potevano spiegare tutti i fenomeni elettromagnetici, e qualche decennio dopo Crick e Watson avrebbero scoperto la struttura del DNA dando finalmente un fondamento scientifico e sperimentale alle intuizioni della Teoria Evoluzionistica formulata da Darwin a metà dell’800. In quello stesso periodo scrivevano e pubblicavano: Marcel Proust, James Joyce, Italo Svevo, Grazia Deledda, Oswald Spengler, Theodor Dreiser, Robert Musil... e già da parecchi anni venivano insigniti dei Premi Nobel le personalità più rappresentative nei vari campi del sapere: tra il 1901 ed il 1906 vengono assegnati ben 6 premi Nobel per la fisica a illustri scienziati per le loro eccezionali scoperte nel campo della radioattività (Curie, Thomson, Becquerel, Lorenz, Rayleigh); nel 1909 il Nobel a Guglielmo Marconi per i risultati ottenuti nel campo delle telecomunicazioni; etc. etc. 
  Insomma proprio in quel periodo di scoperte prodigiose e spettacolari, dove trionfava la ricerca scientifica ed intellettuale nei campi più disparati dello scibile: la Relatività, la Psicoanalisi, la Genetica, l’Energia Nucleare, la Fisica che tanto avrebbero poi deciso della cultura e della civiltà dell’Occidente, il Rappresentante di Dio in Terra, forte del mandato divino ricevuto e dall’alto della sua Autorità indiscussa ed infallibile, condannava (sic) la ricerca razionale ed intellettuale dell’uomo!
  Non solo, ma Pio X fece anche di peggio: costituì appositamente una commissione segreta la “Sodalitium pianum” che spiava e denunciava teologi e professori sospetti di “modernismo”. Una sorte di Gestapo ad uso interno del Vaticano ed agli ordini diretti del papa. Dopo qualche anno escogitò pure un lunghissimo e feroce “Giuramento Antimodernista” che persone in qualche modo divenute ”sospette” dovevano rilasciare all’autorità religiosa, così come doveva fare anche ogni sacerdote prima di essere ordinato (fu eliminato solo nel 1960!). Si può veramente concludere che per la Chiesa il Medioevo non è mai terminato... [E. Duffy “La grande storia dei papi” pag. 374 e seg.]
  Questo Papa poi è stato innalzato alla gloria degli altari e fatto Santo, non durante i cosiddetti secoli bui del Medioevo, ma nel XX secolo dell’Era Cristiana (esattamente nel 1954!) I meriti per la “santità” ci saranno stati sicuramente tutti, e la cultura e l’apertura intellettuale forse non sono doti che si richiedono ai santi, ma certamente lascia assolutamente sconcertati una scelta del genere! Si può ben dire che l’evoluzione del pensiero laico e civile nell’ambito della Civiltà Occidentale è avvenuta nonostante la Chiesa Cattolica, nonostante la mentalità retriva, oppressiva ed oscurantista dei Papi che si atteggiavano, completamente fuori dal loro tempo, anche a “pastori del genere umano”.
  È sempre papa Pio X che affermava:
La Chiesa, come consorzio della cristianità, è per sua stessa natura una società di ineguali; comprende due categorie di persone, i pastori ed il gregge. Solo la Gerarchia muove e controlla... Il dovere del popolo è di accettare di essere governato e di eseguire, in pieno spirito di sottomissione, gli ordini di coloro che sono al comando”. 
Sembra di sentire i farneticamenti di un generale che non ha capito di aver perduto irrimediabilmente la guerra e muove truppe immaginarie, dando ordini che nessuno esegue...
  È vero che anche Gesù aveva detto “Io sono il buon pastore...” [Gv 10, 11], ma aggiungeva pure “e il buon pastore dà la sua vita per le pecore” e invece da nessuna parte si vede questo spirito di sacrificio da parte dei papi e, meno che mai, da parte di Pio X !
  Si deve certamente pensare che queste incredibili restrizioni, che tanti Papi e con tanto zelo imposero ai credenti, fossero prese ingenuamente e in buona fede per salvaguardarli, secondo loro, dall’errore e dalla menzogna. In quel periodo, però, l’ambiente intellettuale europeo ferveva di attività e scoperte; è possibile che solo i Papi restassero chiusi nel loro guscio impenetrabile e impermeabile dei Palazzi Apostolici? Un Papa, oltre che adempiere la sua missione ultraterrena e i suoi compiti specifici, non deve mantenersi al corrente con i tempi? A chi è rivolta l’affermazione del Vangelo “la verità vi farà liberi” [Gv 8,32]? 
 
  A questo proposito è il caso di citare brevemente anche il pensiero di qualche altro papa che, sempre nel corso del 1800, esprime bene quale fosse l’atteggiamento retrogrado e oscurantista della Chiesa.
   - Nel 1816 Barnaba Chiaramonti, ovvero papa Pio VII [1800-1823] aveva ribadito con molta asprezza che era ancora proibito ai fedeli leggere da soli la Bibbia. La chiusura era totale, malgrado fossero passati diverse centinaia di anni da quando, in ambito protestante, questa pratica era diventata prassi comune per tutti i fedeli. Evidentemente anche questo papa pensava che i suoi fedeli fossero ancora un “gregge” (naturalmente di “pecoroni”).
   - I papi ed i teologi cattolici furono sempre convinti (e sempre per ispirazione divina...) che le epidemie (peste, lebbra, vaiolo) fossero mandate da Dio per punire gli uomini dei loro peccati. Quando nel 1796 il medico inglese Edward Jenner scoprì il vaccino contro il vaiolo e si iniziarono le vaccinazioni di massa che salvarono tante vite, la Chiesa di Roma, invece di rallegrarsi del progresso della Scienza e della Medicina, iniziò una campagna sistematica per demolire la pratica delle vaccinazioni. Papa Leone XII [1823-1829], al secolo Annibale della Genga, il successore di Pio VII, si pronunziò violentemente contro questa nuova pratica medica, sostenendo che «Chiunque procede alla vaccinazione cessa di essere figlio di Dio: il vaiolo è un castigo voluto da dio, la vaccinazione è una sfida contro il cielo...» Con la sua opposizione al progresso umanitario e scientifico, la Chiesa ha spesso impedito alla medicina di raggiungere molte conquiste che sarebbero potuto avvenire molto prima... ma l’idea che le epidemie fossero dei veri e propri “castighi” inviati appositamente da Dio, la dice lunga sulla concezione maligna che alcuni papi hanno di Dio e del suo sentimento verso gli uomini !
  -  Il papa Gregorio XVI [1831-1846] arrivò a bollare il treno come “opera di Satana” ed il cardinale Lambruschini, suo Segretario di Stato, un vero campione di idee illiberali ed ultraconservatrici, nemico di ogni cambiamento, da suo pari, arrivò ad osteggiare anche l’illuminazione a gas per le vie e rese lo Stato Pontificio un vero e proprio stato di polizia !
   -  Quando nel giugno del 1889 a Campo dei Fiori venne inaugurato il monumento a Giordano Bruno (il filosofo martire di Nola, immortalato ancora nel suo saio domenicano), papa Leone XIII si infuriò, minacciando di lasciare la capitale; in tutte le chiese si celebrarono messe di riparazione e Sua Santità arrivò a denunciare l’oltraggio di quella statua, a suo dire, “Simbolo di una lotta ad oltranza contro la religione cattolica”. Non credete che invece avrebbe dovuto dire “Simbolo della lotta ad oltranza della religione cattolica contro il libero pensiero“ ?

  In conclusione l’Umanità progrediva, il pensiero laico si arricchiva con le più importanti conquiste intellettuali; lo Stato di Diritto, i Diritti Civili, le Costituzioni, etc. tutte conquiste che testimoniavano questa splendida Civiltà che si sviluppava. E la Chiesa invece cosa faceva? Proibiva, cancellava, vietava con norme e regolamenti assurdi che ora, nell’anno di grazia 2012, farebbero impallidire (o forse arrossire) persino un buon parroco di campagna! C’è poi da meravigliarsi che l’umanità intera, buttata alle ortiche la fede, scelga la razionalità come fondamento e criterio di vita?


  2.7 - Il Concilio Vaticano II (1962-65)
  Il Concilio Vaticano II fu indetto da Giovanni XXIII il 25 gennaio del 1959, a soli tre mesi dalla sua elezione. Il Concilio si tenne, in nove sezioni distinte, dall’ottobre del 1962 al dicembre del 1965 e produsse alla fine una gran massa di documenti, tra cui ben 4 Costituzioni, 3 Dichiarazioni e 9 Decreti. Cerchiamo di riassumere i principali argomenti trattati e gli indirizzi forniti sui vari argomenti: dottrina, culto, morale, apostolato, liturgia.
  A - Nella costituzione “Gaudium et Spes” viene indicata la necessità di aprire un proficuo confronto con la cultura e con il mondo laico che, anche se spesso lontano dalla morale cristiana, è pur sempre “opera di Dio”. Un riconoscimento quindi che anche nelle altre fedi religiose, così come nella mente di ciascun uomo, possono essere presenti "semi di verità". È compito della Chiesa, quindi, riallacciare profondi legami con "gli uomini e le donne di buona volontà", soprattutto nell'impegno comune per la pace, la giustizia, le libertà fondamentali (sic) e addirittura anche nel campo scientifico.
  B - Viene rivalutato e incoraggiato il ruolo dei fedeli laici e di tutto il «popolo di Dio» nell'adempimento della missione della Chiesa nell'opera di evangelizzazione dell'umanità. Questa rinnovata importanza attribuita ai laici si rifà al concetto di "sacerdozio comune dei fedeli", di fatto un’apertura alle teorie luterane, e quindi una marcia indietro su quelle idee che erano state duramente condannate dal Concilio di Trento.
  C - Viene accettato il principio della libertà religiosa, ovvero che sia concesso ad ognuno la libertà di credere e sia evitato in ogni modo che la fede fosse imposta con la forza. Il documento confermava il concetto che i diritti delle comunità religiose e della famiglia scaturiscono dalla natura sociale dell’uomo e dalla dignità della persona umana; e quindi anche il dovere morale di ricercare autonomamente la verità, soprattutto in materia di religione, e di vivere secondo gli insegnamenti della verità. La libertà religiosa deve essere garantita dalla legge; il testo studia attentamente i doveri e i diritti delle autorità civili in questo campo.
  D - Si incoraggia l'esegesi biblica sui testi sacri, utilizzando i vari metodi storici e scientifici: l’archeologia, l’antropologia, la filologia, gli studi delle tradizioni orali, insomma tutte ciò che i metodi moderni mettono a disposizione degli studiosi (e che l’Enciclica di Pio X contro il Modernismo aveva invece condannato); si accettano finalmente le traduzioni dei testi sacri nelle lingue moderne e di celebrare la Messa nella lingua nazionale.
  E - Il Concilio determina inoltre una svolta decisiva nei rapporti con l'Ebraismo; finalmente dopo duemila anni viene ripudiato l’antigiudaismo e l'antisemitismo teologico (che rese poi possibile la visita di papa Giovanni Paolo II alla sinagoga di Roma il 13 aprile 1986).
  F - Paolo VI, che subentrò a papa Roncalli nel 1963, fece anche altri passi in senso più democratico per il governo collegiale della Chiesa. Furono riformati ed ampliati i poteri del Collegio Cardinalizio, e fu creato un nuovo organo centrale della Chiesa, la “Conferenza Episcopale Nazionale” [come la C.E.I. in Italia] e, ciò che è più importante, non soggetta gerarchicamente alla Curia Romana. Questa innovazione costituì di fatto un primo riconoscimento di un metodo, in qualche modo, democratico e liberale che dava modo ai vescovi di esprimere liberamente le proprie idee, pronunciarsi in maniera autonoma, evidenziare i problemi pastorali, e così via.

  2.7.1 – Commento ai risultati del Concilio
  Le aspettative per i risultati del Concilio erano ampie, sia tra il clero che tra i laici, e molti speravano che potessero produrre un serio aggiornamento ed una modernizzazione della Chiesa; in molti casi queste speranze sono andate deluse; pur tuttavia si deve riconoscere che la Chiesa post-conciliare ha fatto un notevole passo avanti, che ora potremmo definire di natura “liberale”, rispetto alla concezione dirigista ed assolutistica che aveva sempre tenuto nei secoli passati.
  Un rapido confronto ed un commento:
  A – Gli “indirizzi morali” scaturiti dal Concilio, a prima vista, sembrano quasi banali e scontati. La novità che va colta è però nella discontinuità dell’atteggiamento rispetto a quello che la dottrina della Chiesa aveva sempre sostenuto prima. Le diversità sono notevoli, non solo rispetto al recente (si fa per dire) comportamento assolutistico e arrogante di Pio IX e Pio X [vedi Cap. 2.6], ma anche nei riguardi del comportamento seguito nel Medioevo, durante la Controriforma, nel Rinascimento e tutta la storia a seguire.
  B – Il mutamento di atteggiamento della Chiesa Cattolica di Roma è notevole: così come nel ‘500 non aveva capito che il Medioevo era finito, anche nel XX secolo non si era resa conto del cambiamento del pensiero civile e dell’avanzare della cultura moderna, perché la Chiesa di Roma è sempre in ritardo rispetto agli avvenimenti più importanti! È ormai finito il tempo in cui bruciava gli “eretici”, uccideva i mussulmani nelle Crociate, concedeva ai principi di confiscare i beni e vendere schiavi i neri d’Africa, commemorava con medaglie-ricordo la strage degli Ugonotti e concedeva il Paradiso a chi aveva sterminato migliaia di eretici.
  C – Questi indirizzi morali, che la Chiesa decide con il Concilio Vaticano II, sono in fondo proprio quelli scaturiti dalla riflessione del pensiero illuminista; è il pensiero laico che ha prodotto l’idea della Tolleranza (Voltaire, Locke), della Democrazia (Tocqueville, Montesquieu), della Autonomia Morale ed Intellettuale dell’uomo (Kant). La Chiesa alla fine si è trovata costretta a prenderne atto, ma solo per riflesso delle idee laiche moderne, e non per una sua elaborazione autonoma (Jurgen Habermas, un filosofo della Scuola di Francoforte, dice opportunamente che “La Chiesa Cristiana ha subito l’apprendistato della cultura laica e liberale dell’Occidente”).
  D – “Con il Concilio Vaticano II la Chiesa Cattolica ha fatto pace con il Liberalismo, vale a dire con lo stato di diritto e la democrazia” [è ancora J. Habermas] e, quindi, la Chiesa dovrebbe riconoscere, cospargendosi il capo di cenere, che è lei che ha cambiato rotta, ponendo finalmente fine al “fondamentalismo cattolico” e allineandosi, in qualche modo e con molto meno arroganza, alle più rilevanti conquiste del pensiero laico ed in linea con le idee liberali e moderne!

  Si è verificato, quindi, proprio il contrario di ciò che Ratzinger auspicava nella sua lectio: è stata la Chiesa che ha riconosciuto i suoi errori (anche se solo in parte); che ha finalmente accettato il principio della “libertà religiosa” lasciando alla coscienza di ognuno la libertà di scegliere la propria fede, senza farne una colpa se difforme da quella cattolica (come  sosteneva inascoltato Erasmo da Rotterdam più di quattrocento anni prima); ha messo fine all’anti-semitismo, ossia all’accusa secolare contro gli ebrei, rei di deicidio; che ha cancellato ogni idea di persecuzione degli eretici, scegliendo di perseguire l’errore e non l’errante. Ha adottato, in pratica, un atteggiamento molto più positivo e ragionevole verso le idee della cultura laica e liberale; ed ha riconosciuto, cosa veramente notevole dal punto di vista concettuale, che le nuove fonti di Verità e Moralità che la Società Civile ha autonomamente trovato, possono essere utili e produttive, e pur senza sposarle in toto, in parte le ha adottate (come una parvenza di metodo democratico con la costituzione delle Conferenze Episcopali Nazionali).
  Naturalmente tutto questo non vuol dire che i principi di libertà, di tolleranza, di democrazia siano diventati principi cristiani, tanto è vero che anche Ratzinger ha tenuto a chiarire in un suo discorso:
La chiesa non è democratica, ma sacramentale, dunque gerarchica; l’autorità, qui, non si basa su votazioni a maggioranza; si basa sull’autorità del Cristo stesso, che ha voluto parteciparla a uomini che fossero suoi rappresentanti sino al suo ritorno definitivo.
ma è un fatto incontrovertibile che finalmente, dopo duemila anni di vita della Chiesa, nessun religioso deve più rendere il “giuramento anti-modernista”; il papato stesso riconosce che si è avvantaggiato dalla perdita del Potere Temporale (e non del contrario, come sosteneva il Sillabo); papa Wojtyla ha chiesto scusa “urbi et orbi”, per i comportamenti della Chiesa nei secoli passati ed in particolare verso il povero Galileo; non si processano sotto tortura gli “eretici” e non si bruciano più le “streghe” nelle piazze; non si condanna la ricerca scientifica e medica; e nessun papa parte in guerra per annettere nuovi territori ai suoi domini personali !
  Il compito principale della Chiesa, almeno ufficialmente, è ora la carità e la solidarietà verso chi soffre e chi ha bisogno, e nell’opera di evangelizzazione ed aiuto ai popoli derelitti del terzo mondo (e del nostro). Il comportamento della Chiesa, dopo un atteggiamento intransigente sostenuto per secoli, sembra ora principalmente indirizzato ai grandi problemi morali del nostro tempo (come il testo di questa lectio magistralis) e certamente questo atteggiamento ha fatto guadagnare alla Santa Sede una certa credibilità e seguito, anche al di là della cerchia del mondo cattolico.

  Pur tuttavia anche ora, dopo tutto l’impegno e le aperture manifestate nel Concilio Vaticano II, permangono ancora alcune vicende e atteggiamenti che, anche se non sono “di principio” e di natura “concettuale”, tuttavia lasciano perplessi. Naturalmente occorre distinguere: bisogna riconoscere, ad esempio, che il clero in genere, preti, frati, suore e monaci, si dedicano, nella stragrande maggioranza dei casi, a lavorare con diligenza, impegno ed obbedienza, anche in angoli remoti della terra, svolgendo umili lavori, impegnandosi contro la delinquenza e all’assistenza per il recupero dei drogati e dei derelitti; per la lotta all’AIDS insieme con le organizzazioni laiche; per non parlare dei tanti poveri preti uccisi in America Latina dai dittatori cileni ed argentini, nei paesi dell’Europa dell’Est e in Cina dalle autorità comuniste, nonché quelli uccisi dalla criminalità organizzata nel meridione d’Italia.
  La Chiesa Gerarchica, invece, dà ancora e frequentemente occasione di scandalo e di immoralità. Si pensi, ad esempio, allo scandalo dell’Istituto per le Opere di Religione (il famoso IOR diretto dal cardinale Marcinkus che non condusse affari proprio limpidi con Roberto Calvi, direttore del Banco Ambrosiano, poi finito impiccato sotto il ponte di Londra) o a decisioni che non si capiscono, come quella di  concedere le esequie religiose a un dittatore sanguinario come Pinochet e non al povero Welby; lo scandalo della strage del Comandante delle Guardie Svizzere, Alois Estermann, di sua moglie e del vicecaporale Cedric Tornay trovati uccisi in casa di Estermann, si dice, per un misterioso caso di spionaggio, su cui però la polizia non ebbe l’autorizzazione ad indagare; e per finire, con un caso recentissimo, quello di accettare che un capo di una nota banda romana (De Pedis della Banda della Magliana) sia sepolto in una chiesa di Roma (S. Apollinare) con la giustificazione che è stato un “benefattore” della Chiesa. Nessuno si è chiesto con quali capitali ha beneficato la Chiesa? Ovviamente con soldi che sono frutto di rapine, di omicidi e di ruberie! Per non parlare degli intrallazzi finanziari, la cattiva amministrazione, le speculazioni edilizie e le rendite dell’immenso patrimonio immobiliare in tutta Italia, tanto da far dire ad un noto commentatore vaticanista che “la roccia su cui fu edificato San Pietro si è ormai trasformata in una roccia d’oro” un tesoro d’inestimabile valore per le pingui finanze del papato...
  Di questi ultimi casi (scandali, intrallazzi, affari poco puliti, etc.) se ne potrebbero citare a decine, tanto che è nata una fiorente letteratura e saggistica disponibile in ogni libreria. Ma, su tutto, emerge uno scandalo impressionante a cui, sia pure brevemente, occorre accennare: quello dei preti pedofili, ovvero di quei sacerdoti che, per dirla ironicamente, non hanno capito bene il senso dell’invito di Gesù “sinite parvulos venire ad me”.
  Tale gravissima vicenda si può esaminare da due punti di vista: da un punto di vista “quantitativo”, lo scandalo è emerso in molti paesi d’Europa e dell’America, ed interessa migliaia di fanciulli d’entrambi i sessi. Solo negli Stati Uniti, il pagamento dei danni che le Corti di Giustizia hanno inflitto a favore delle vittime (si parla di circa 4.000 casi) ha provocato il fallimento economico di diverse Diocesi. E così anche in Irlanda, in Germania e in Italia i casi si contano a migliaia.
  È però forse ancora più grave l’aspetto “normativo”, ovvero le istruzioni che la Gerarchia Vaticana impartisce al clero per gestire questi casi.   Secondo una direttiva tenuta segreta, ovvero l’istruzione “Crimen sollicitationis” (redatta nel 1962 dal cardinale Ottaviani, in latino, e con il divieto di tradurla) i casi di pedofilia non devono essere denunciati, ma rimessi centralmente alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Lo stesso Ratzinger (che una volta papa ha confermato tale direttiva) ha dato espressamente disposizione che i casi di pedofilia non andavano denunciati all’autorità civile. L’arzigogolo logico, dietro cui si cela l’ipocrisia, è che le colpe dei pedofili devono essere considerate solo dei “peccati” e non dei “reati”, e quindi da non denunciare all’Autorità Civile. Questa omissione, però, è responsabile di un numero altissimo di altre violenze che potevano essere evitate con denunce più tempestive: i superiori gerarchici delle suore o dei sacerdoti pedofili si limitano infatti a trasferire i colpevoli, dando così loro la possibilità di proseguire i loro atti abominevoli in altri contesti e con altri bambini. In breve, i sacerdoti in questione sono colpevoli tre volte: come cittadini, perché hanno compiuto atti vietati contro minori, come educatori in quanto i fanciulli erano stati loro affidati e come preti o suore per aver violato il loro voto. 
  È il caso di sottolineare che questa situazione dipende anche dall’innaturale pretesa di infliggere il celibato ai preti cattolici? Come mai tutto questo non succede (o almeno non in questa misura) ai pastori anglicani, luterani, calvinisti o ai pope russi?

  In conclusione, quindi, la Chiesa ha sempre mantenuto un atteggiamento ambivalente verso i grandi problemi dell’Umanità, adottando criteri teologici (pur sempre discutibili) per le sue decisioni di principio ed invece criteri opportunistici (al limite del cinismo) nel comportamento reale nel tempo storico che abbiamo esaminato; che ha confezionato clamorosi falsi per sostenere incredibili tesi storiche completamente inventate, e che per di più è tornata molte volte sui suoi passi, sia pure in grande ritardo, riconoscendo, ad esempio, validità ed utilità alle idee laiche moderne.
  Basta quindi un minimo di coerenza per capire che essa ora non può dirci cosa dovremmo o non dovremmo fare riguardo alle scelte che questa stessa società laica e civile si pone. Non far riferimento alle “radici giudaico-cristiane” nella Costituzione dell’Unione Europea (il vero problema che angustia Ratzinger) peraltro non è contro la Religione Cristiana. 
  È certamente indubbio che nel nostro DNA c’è il rispetto ed il riconoscimento per la dignità assoluta di ogni individuo, come retaggio del messaggio di Cristo che ha ribadito il valore assoluto di ogni uomo. Che l’Europa abbia delle “radici cristiane” è certamente un dato storico inoppugnabile, ma non bisogna intendere che questa sia la sola ed unica eredità che ha formato la nostra Civiltà. Si devono tener presenti anche tutti gli altri apporti fondamentali che in questi venti secoli ci sono stati: dal Diritto Romano, alla Filosofia Greca, all’Arte Ellenistica e più recentemente l’Illuminismo, la Scienza, l’Economia, categorie concettuali che fanno ormai parte integrante della nostra Cultura, e che costituiscono un coacervo unico e indistinto, maturato nel corso dei secoli. Tutti questi apporti, vere linfe vitali, hanno reso specifica ed unica la Civiltà Occidentale; Civiltà che ora però in sostanza non è più Cristiana, come d’altra parte lo stesso Ratzinger dichiara. Far riferimento quindi a delle “radici giudaico-cristiane” può suonare, quanto meno, anacronistico, poiché tutta la Società ha ormai fondamenti e principi diversi, come incredibilmente anche la stessa Chiesa ha riconosciuto, almeno in parte, a partire appunto dal Concilio Vaticano II.


  2.8 – L’Unione Europea
  La storia che a grandi linee abbiamo esaminato ci ha mostrato che questa Civiltà Occidentale Europea, in cui noi ora viviamo, è sorta con un percorso sofferto e, pur con tutti i dubbi che ancora si possono nutrire, certamente non vi è mai stata un’altra Civiltà o un altro periodo che possa reggere il paragone in tutta la storia dell’Umanità. I principi ed i valori laici, quali la Libertà, la Democrazia, la Tolleranza, divengono, rispetto e al posto dei valori religiosi tradizionali, i capisaldi della Civiltà Occidentale, rendendo così definitiva la separazione tra il pensiero laico e la Religione Cristiana (lo scisma di cui parla JR).
  Come suggello finale di questa Civiltà, i popoli europei hanno preso, come si è già detto, una risoluzione epocale: il 25 marzo 1957 i capi di governo di Italia, Francia, Germania, Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi firmano i Trattati di Roma che istituiscono la Comunità Economica Europea. Con una determinazione storica, questi paesi hanno deciso di unirsi in una Unione Politica ed Economica globale. Ciò che in nessuna epoca della Storia dell’Umanità si è mai realizzato - per lo meno non in una scala di dimensioni così grandiose - è stato deciso dai popoli stanchi di guerre e di lotte. Una comunità di più di 500 milioni di persone che, rinunziando alle Guerre “fratricide” condotte tra loro per quasi un millennio, spesso anche e proprio per motivi religiosi, decide di comune accordo di fondare una nuova Comunità Sopranazionale: un esempio armonioso di cooperazione, in cui le indubbie differenze tra gli aspetti economici, politici e culturali dei vari Paesi vengono affrontati al fine di giungere nel tempo ad una armonizzazione e ad un equilibrio tra tutti.
  Questa nostra Unione Europea non è naturalmente esente da critiche. A ben vedere, però, le preoccupazioni riguardano la capacità e l’adeguatezza a risolvere i nuovi, futuri problemi con cui bisognerà misurarsi: la guerra ideologica, e forse anche di Civiltà con il mondo islamico (come paventa Samuel Huntington e in parte anche Bernard Lewis); le sperequazioni economiche che procurano quelle intense correnti migratorie nei nostri paesi; lo sviluppo compatibile con la globalizzazione dei Mercati, le fonti energetiche che non bastano per tutti. [vedi NOTA FINALE in calce]. Questo però non deve far dimenticare il cammino finora percorso, e per capire l’importanza del punto a cui siamo giunti, basti un confronto sintetico tra il nostro attuale livello di vita e la Società di 500 anni fa (o sarebbe lo stesso, anche solo di 200 anni fa) per capire le straordinarie innovazioni che tale Civiltà ha prodotto.
  Dal punto di vista Politico: lo Stato di Diritto, la Costituzione, la suddivisione dei Poteri, la Democrazia come metodo di decisione, le forme di Autogoverno Locale, i Diritti Civili; dal punto di vista dei Diritti Liberali: la Libertà e la Giustizia resa in maniera molto più perequativa che in qualsiasi altro tempo, le Garanzie Costituzionali, il Giudice Naturale, il Diritto alla Difesa, la certezza del Diritto, l’eliminazione della pena di morte; dal punto di vista Sociale come condizioni di vita: la straordinaria diffusione del benessere in ogni classe della Società, l’assistenza  Sanitaria e la sicurezza della Previdenza per tutti, gli sviluppi della Medicina che hanno prodotto una migliore qualità e durata della vita, lo sviluppo prodigioso della Classe Media; dal punto di vista Intellettuale: l’abbattimento dell’analfabetismo, l’Istruzione a tutti i livelli, la diffusione del Sapere, la Cultura, i mezzi d’Informazione, il Villaggio Globale; per quanto riguarda poi lo sviluppo Tecnologico e Scientifico, esso è talmente straordinario che è inutile dettagliare. Basti pensare che alla fine del ‘700 la vita materiale che tutte le persone conducevano giornalmente non differiva molto da quella che conducevano gli antichi romani. A partire dai primi del 1800, e in soli duecento anni, e per merito specifico della Scienza e delle scoperte tecnico-scientifiche, è cambiato letteralmente tutto !
  E ciò che più importa, ai fini di questo commento, è che questo livello è stato raggiunto con una visione laica, o quanto meno a-religiosa, della vita. L’Europa è diventata non solo una grande Potenza politica ed economica, ma anche la Civiltà più evoluta del pianeta dal punto di vista morale ed intellettuale. È l’Europa che ha elaborato le strutture teoretiche dello Stato Moderno, che ha formato nuovi ceti economici e quindi l’avvento di un nuovo ordine sociale liberale e che, sull’onda dei primi intellettuali umanisti, ha elaborato superbi modelli etici e di coesistenza politica con i principi di Tolleranza, di Democrazia e di Libertà.  


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  CAPITOLO 3  – Analisi critica e conclusioni

  3.1 – Analisi critica della lectio magistralis
  Tutta la rielaborazione e l’esposizione della parabola della religiosità in Europa è condotta da Ratzinger con attenzione e con molta dovizia di particolari, ma non con quella completezza e consequenzialità storica che sarebbe dovuta; molte volte gli avvenimenti vengono solo descritti, ma non interpretati nel loro significato e peso storico che ne consegue. La Chiesa Cattolica attraversa da duemila anni la Storia dell’Umanità ed in particolare dell’Europa e, anche se non si possono non riconoscere gli indubbi meriti che questa Istituzione ha al suo attivo, non si possono neppure trascurare le ombre (pesanti) che l’attraversano.
  In tutto il Capitolo 2 abbiamo esaminato, sia pure a grandi linee, i vari avvenimenti che hanno interessato la storia della Chiesa di Roma: a partire dal Medioevo, che malgrado l’afflato religioso che tanto alletta JR, resta un periodo oscuro nella storia d’Europa; le Guerre di Religione che per centocinquanta anni hanno insanguinato il continente; la persecuzioni degli eretici su cui si sono condotte delle vere e proprie Crociate di sterminio; la mancata Riforma della Chiesa nei secoli XVI e XVII, malgrado da ogni parte se ne avvertisse la necessità; le Encicliche oscurantiste o, quanto meno “inopportune”, di Pio IX e Pio X; il costante contrasto al pensiero scientifico, e in particolare alla Medicina, e così via fino alle vicende degli ultimissimi anni in cui la Chiesa ha conservato il suo Potere Temporale. Sono tutte vicende storiche che dimostrano quanto sia stato veramente poco edificante il comportamento della Chiesa d Roma attraverso i secoli. Ma ciò che più impressiona è che di tutte queste vicende non vi è alcuna traccia nella lectio magistralis di Ratzinger.
  Vi sono quindi diversi appunti che si possono muovere al cardinale: il primo è che la sua rielaborazione del pensiero religioso (che qui abbiamo esposto solo in sintesi) anche se vasta e ben condotta, non è tuttavia corretta dal punto di vista degli avvenimenti storici; la ricostruzione non è oggettiva e tralascia aspetti importanti e consistenti che, una volta approfonditi, permettono facilmente di contraddire le sue tesi. Il secondo è che non citare avvenimenti, che pure rientrano a pieno titolo nella storia della Chiesa, rendono la sua ricostruzione chiaramente di parte. Il terzo appunto, che lascia veramente perplessi, è che in tutta la sua relazione Ratzinger non esprime mai una parola di rammarico per gli errori della Chiesa che, anche se non citati, sono comunque notissimi, e restano una macchia indelebile nella Storia della Chiesa Cattolica. Per lui gli errori sono sempre degli altri: delle Nazioni, della laicità, dell’umana debolezza, della filosofia, della modernità malamente intesa; ma in nessun caso della Chiesa, delle sue Istituzioni, dei suoi Pontefici, della gerarchia che tutto muove e organizza! E questo comportamento (che non è solo di Ratzinger) è appunto quello che fa perdere credibilità all’istituzione e scredita le sue tesi. Come si è dimostrato, invece, ed è più che evidente:
A. che l’attuale Europa non è in stato di crisi, almeno dal punto di vista sociale, intellettuale, culturale, economico, politico e del benessere in generale dei suoi popoli;
B. che la diminuita religiosità nel mondo occidentale è dovuta essenzialmente ad un processo storico complesso che, in estrema sintesi, ha prodotto un affrancamento degli uomini da ogni tutela autoritaria e dogmatica, e quindi anche e specificatamente dall’autorità religiosa;
C. che la stessa Chiesa di Roma ha pesanti responsabilità sul piano della condotta morale ed etica nel vissuto della sua storia. Sono quindi molti gli argomenti per sostenere, più correttamente, che è la Chiesa ad essere in crisi nei rapporti con i suoi fedeli, piuttosto che la società civile;
D. che la laicità, intesa come il pensiero civile prevalente nel mondo Occidentale, non ha, in linea di massima, nulla da rimproverarsi, anzi ha contribuito in maniera determinante alla formazione di questa cultura e di questa Civiltà che si è finalmente svincolata dal dogma e dall’autoritarismo.

  Naturalmente i difensori dell’operato della Chiesa sollevano diverse obiezioni e contestano queste valutazioni; tra le varie, in genere, la più comune è quella che afferma che “il comportamento della Chiesa ora, nel XXI secolo, è completamente cambiato, e queste critiche appartengono al passato remoto...” ovvero un’osservazione che cerca di storicizzare i fatti accaduti. Questa analisi ha effettivamente una certa validità, ma non regge e non è conseguente se pensiamo alla speciale funzione e natura della Chiesa di Cristo. Se la Chiesa è un’istituzione divina, e il suo Pontefice è l’erede del “mandato petrino”, se è sempre ispirato dallo Spirito Santo, e per di più si è autoproclamato “infallibile”... ciò dovrebbe essere vero sin dalle origini (e non certo da quando è stato proclamato il dogma). Quindi come si possono giustificare, anche se avvenuti secoli fa, gli assassinii, i genocidi, le scelte ispirate solo dal calcolo politico? Si può storicizzare anche lo Spirito Santo? Di questi delitti la Chiesa deve comunque rendere conto. È apprezzabile averne chiesto il perdono, ma il pentimento più sincero non cancella, né modifica ciò che è avvenuto storicamente: i fatti restano lì come macigni irremovibili!
  Un’altra obiezione è quella che sono gli uomini (i papi, ad esempio) che sono stati deboli ed hanno sbagliato, ma la funzione, ossia l’Istituzione, è salda e corretta. È evidente che l’ispirazione divina (ammesso che esista) è rivolta alla persona, e non all’Istituzione, ed è francamente impossibile sostenere il contrario!
  Ed infine una terza difesa d’ufficio si basa sulla cosiddetta “compensazione dei meriti e dei demeriti”, ma anche questa non regge: la valutazione globale della “Istituzione Chiesa” non può essere a somma zero, ovvero gli aspetti positivi non possono cancellare o attenuare i fatti negativi, come si fa per le istituzioni civili o per le persone comuni. A chi ha fatto molto bene, si può anche perdonare un errore e la valutazione globale può non restarne incrinata! Ma non per la Chiesa e per chi l’ha diretta, poiché da questa Istituzione ci si aspetta, e lo si può pretendere, un comportamento sempre consono ai principi “ispirati da Dio”. Ogni errore commesso è assolutamente ingiustificabile: se la Chiesa fosse realmente un’Istituzione divina... non si spiega da dove e come originano le tante aberrazioni che ha prodotto nel suo seno!


  3.2 – Il Modello illuministico
  In “Umano, troppo umano” Friedrich Nietzsche sostiene che l’Umanesimo, il Rinascimento e l’Illuminismo sono tre fasi successive di un unico “movimento di civiltà” che ha determinato e contraddistinto la nascita della Cultura moderna in Europa, in contrapposizione alla cultura religiosa in genere e a quella cattolica in particolare. Delle tre fasi, però, l’Illuminismo è stato il movimento più importante e decisivo, perché, ad esempio, a differenza degli Umanisti che erano spesso solo dei fini intellettuali, i filosofi  illuministi si sono sforzati realmente di mettere in pratica le loro idee per realizzare una società migliore. E non si sono adoperati solo per contrastare la religione, ma anche per sostenere il Principio di Tolleranza, in difesa della Libertà e dell’Autonomia della coscienza, e per fondare la conoscenza su basi razionali piuttosto che sul Mito:
Il nuovo Umanesimo illuministico rilancia l’antico nesso socratico tra conoscenza e virtù, tra sapere e salvezza, mutando radicalmente il significato stesso del concetto di verità: dalla verità come dogma divino e definitivo imposto dall’esterno e in particolare dalle religioni rivelate, alla verità come perenne processo e ricerca umana” [V. Ferrone “L’illuminismo nella cultura contemporanea“, Quadrante Laterza Ediz. 2002 pag. 10 e 11]
  Il sorgere della Scienza nel ‘600 e del pensiero illuministico nel ‘700, infatti, indebolendo enormemente la componente religiosa dell’umanità, ha favorito la nascita del pensiero scientifico, che è fondato necessariamente su una cultura realistica, e decretando così il declino dell’approccio metafisico e della fede nella trascendenza. L’Illuminismo è un umanesimo o, se vogliamo, un antropocentrismo; dopo circa mille anni la razionalità classica, che originava dal mondo greco-romano, l’ha avuta vinta e con molta più consapevolezza e fiducia nell’intelletto umano (cosa di cui gli antichi invece in qualche modo dubitavano).
Accettare che l’essere umano sia la fonte della propria legge significa anche accettarlo in tutto e per tutto, così com’è, e non come dovrebbe essere [...] La volontà dell’individuo si è emancipata dalle tutele di un tempo [...] A prescindere da ciò che accadrà della vita dell’aldilà, l’uomo deve dare un significato alla propria esistenza terrena. La ricerca della felicità prende il posto di quella della salvezza. Perfino lo Stato non si pone al servizio di un disegno divino, ma ha come obbiettivo il benessere dei propri cittadini” [T. Todorov “Lo spirito dell’Illuminismo” Garzanti 2007, 1° edizione, pag. 12-15]
La libertà giuridica è la facoltà di non obbedire ad altre leggi, se non a quelle cui ho potuto dare il mio consenso”” [I. Kant “Per la pace perpetua” 1795].
  Il “sacro” che originava dal Dogma e dall’Autorità viene travasato ora nella sfera privata dell’uomo e reso evidente nell’espressione dei suoi diritti inalienabili:
Per noi è sacra una certa libertà dell’individuo: il suo diritto di praticare (o meno) la religione di sua scelta, di criticare le istituzioni, di cercare da sé la verità. È sacra la vita umana, per questo gli stati hanno rinunciato al diritto che avevano di colpirla con la pena di morte. È sacra l’integrità del corpo umano, per questo è bandita la tortura, anche quando la ragion di stato ne consiglierebbe il ricorso, o è vietata l’infibulazione, praticata su ragazzine che non sono ancora in grado di decidere autonomamente” [T. Todorov, idem, pag. 61/62]    
  È questo aspetto che contraddistingue l’uomo moderno dall’uomo medioevale, il quale invece faticava a distinguere la realtà concreta del mondo dalle sue fantasie e dalle sue paure. Questa razionalità e concretezza è poi passata nel pensiero comune e, metabolizzata nei secoli, rappresenta ormai una componente essenziale ed ovvia del nostro modo di pensare.


3.3 – Il Messaggio trascurato
  Facciamo una breve digressione, anche se ci riportiamo indietro di molti secoli... I principi morali di ogni società, anche se vengono ammantati dalla sacralità di una religione o annunciati come il volere di una divinità, nascono dalla stessa cultura dei popoli che trovano ragionevolmente necessario imporre delle regole di comportamento per salvaguardare l’unità e la convivenza sociale. E questo è tanto più vero se si osserva che i nessi tra la cultura di un popolo, la sua religione e le regole morali sono spesso ben spiegate proprio dall’Antropologia, ovvero da un’interpretazione razionale e logica: anche le religioni e le regole morali sono, dopo tutto, il prodotto dell’attività dell’uomo come essere pensante e creatore di cultura.
  I dieci Comandamenti ricevuti da Mosé erano già scritti in buona sostanza nel Codice di Hammurabi del 1250 a.C., e sono contenuti anche nel “Libro dei morti” dei sacerdoti egiziani, e addirittura possiamo ritrovarli nel testo del primo Codice di Leggi che si conosca, emanato dal re sumero Ur-Nammu nel 2100 a.C. [Leik “Città della Mesopotamia” Newton]. Il Decalogo non ha nulla di soprannaturale o di derivazione divina; la stessa Regola Aurea «Quod tibi fieri non vis, alteri ne feceris» ovvero “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te” è antecedente, e compresa nel patrimonio comune di molte civiltà che non hanno nulla a che vedere con l’Ebraismo. Anche il Confucianesimo, il Buddismo e il Taoismo, quelle religioni “etico-razionali” che non ricorrono ad un essere soprannaturale per la loro certificazione, hanno un analogo precetto, e sia Confucio che Budda che Lao Tzu sono vissuti tra i 600 ed i 400 anni prima della nascita di Cristo! 
  La novità straordinaria che si trova nel messaggio di Gesù, forse uno dei messaggi religiosi più suggestivi della storia, è invece l’invito sorprendente ad “amare i propri nemici” e se offesi “porgere l’altra guancia” (a differenza della legge mosaica che affermava “Ama il tuo prossimo”, ma ribadiva pure di odiare i nemici) anche se poi in altri contesti il Nuovo Testamento offre delle interpretazioni differenti. In ogni modo bisogna riconoscere che queste norme etiche sul comportamento sono state poco o nulla applicate nella nostra società; e chi principalmente non le ha rispettate, guarda caso, è proprio quella Chiesa, nata appositamente per annunciare questo Messaggio e che, invece di amare, ha sempre scelto di perseguitare i suoi nemici. 
  Quando Teodosio nel 380 d.C. con l’Editto di Tessalonica proclamò il Cristianesimo “unica religione lecita”, facendola diventare Religione Imperiale di Stato, la Chiesa si trovò a godere di una posizione inedita e di eccezionale favore, e da cui le derivarono molti privilegi (non a caso Michel Onfray cita l’Editto come un “Colpo di Stato Religioso”). E proprio da allora iniziò a combattere le credenze concorrenti, perseguitando prima i fedeli della Religione Ellenistica (i pagani), scacciando i loro sacerdoti e distruggendo i templi, e poi tutte le altre sette ritenute eretiche. I Cristiani, che nei primi secoli si dovevano nascondere perché “perseguitati” dalle autorità romane, divennero essi stessi dei “persecutori” e tali sono rimasti, per le questioni concernenti la Fede, per tutti i secoli successivi.
  Basta ricordare l’episodio di Ipazia del 410 (appena trent'anni dopo l’Editto di Teodosio) quando ad Alessandria d’Egitto, questa donna veramente eccezionale, coltissima, astronoma e matematica, considerata la prima donna scienziata, fu uccisa su istigazione e dai seguaci del vescovo Cirillo. Una sera fu seguita da alcuni membri di una confraternita cristiana, i “parabolani”, (dei barellieri, una specie di guardia sussidiaria del vescovo) che l’assalirono e la scarnificarono viva [come racconta Socrate Scolastico nella “Historia ecclesiastica” del 440 d.C]. Il vescovo Cirillo di Alessandria, guarda caso, alla sua morte fu fatto santo (la sua festa si celebra il 27 giugno). Ed ancor prima (nel 391) avvenne la distruzione della Biblioteca di Alessandria e del meraviglioso Serapeo (costruito da Tolomeo III nel 246 a.C.) su ordine del vescovo Teofilo che suscitò orrore in tutto il mondo per la nefandezza dell’atto ritenuto giustamente inutile ed esecrabile.
  La Chiesa quindi, sin dalle sue origini, non ha perso tempo e ha tentato subito di cancellare ogni forma di dissenso, perseguitando tutti quelli che riteneva portatori di eresie: come gli ariani, gli gnostici, i manichei, i pelagiani, i pauligiani, i patarini, i monofisiti, etc. etc. Nel 527 fu decretata perfino la pena di morte collettiva per tutti i Manichei. [E. Riparelli “Eresie cristiane” pag. 21 e seg. G. Merlo “Eretici ed eresie medievali”]
  Con il sacrificio di Ipazia e, a seguire, la persecuzione dei pagani e degli eretici, comincia quel lungo periodo oscuro in cui si manifesta il fondamentalismo religioso cristiano che d’allora ha sempre scelto l’arroganza e la violenza, con la convinzione di aver sempre ragione e di non essere tenuta nemmeno a prendere in considerazione il parere degli altri, come esprime bene la famosa frase del vescovo di Meaux, Bossuet, «Ho il diritto di perseguitarvi, perché io ho ragione e voi avete torto».
  Quindi, non solo non ha “offerto l’altra guancia” come esorta il messaggio evangelico, ma si è diligentemente organizzata per perseguitare quelli che considerava i propri nemici: con questo spirito nascono le Crociate contro gli eretici; il Tribunale della Santa Inquisizione; l’istituzione dell’Indice dei Libri Proibiti (abolito solo nel 1917!); ben nove Crociate contro i Mussulmani, e naturalmente tutto sempre “ad majorem Dei gloriam” !
  In definitiva la Chiesa ha ritenuto più facile bruciare gli eretici, piuttosto che confutare le loro teorie e così tutta la sua storia è cosparsa di vittime innocenti di cui, per la gran parte, non conosciamo neppure i nomi. Per non  parlare poi di alcuni personaggi eccezionali, come Jan Hus, Giovanna d’Arco, Pietro di Bruis, Savonarola, Arnaldo da Brescia, Antonio Arrigoni, Giulio Cesare Vanini, Giordano Bruno, Tommaso Campanella (che non fu ucciso, ma rimase per ventisette anni in carcere), come abbiamo già esaminato in tutto l’excursus storico del Cap. 2.
  E quest’atteggiamento, aggressivo, crudele e spietato, si è mantenuto costante nel tempo e non solo nei “secoli bui” o all’epoca della Controriforma, ma si è protratto fino a che la Chiesa ha potuto materialmente perseguirlo, ossia fino alla dissoluzione del suo Potere Temporale, ovvero sino all’estinzione dello Stato Pontificio. Facendo un salto di molti secoli, si potrebbero citare varie vicende storiche molto significative sul governo della Chiesa negli Stati Pontifici, ma limitiamoci solo ad una vicenda che vale la pena di segnalare (anche perché poco nota) quella dell’assedio di Perugia durante il Risorgimento ed in particolare nella seconda Guerra di Indipendenza (1859-1865).
  La città, che era in mano ad un governo provvisorio costituito da circa ottocento volontari perugini, aveva chiesto di unirsi al Regno Sabaudo di Vittorio Emanuele. Pio IX (che anche in questo si dimostrò all’altezza della sua fama) poiché non voleva perdere la città, il 20 giugno del 1859 ordinò agli svizzeri, ossia alle truppe pontificie, di assalire ed espugnare Perugia; ne seguì un sanguinoso saccheggio: gli svizzeri del papa commisero omicidi ed altre barbarie su uomini, donne indifese e bambini [Le stragi di Perugia, in «La Propaganda» n. 461 del 2 luglio 1903; citato anche nella “Storia Generale d’Italia“ di Pasquale Villari]. Al comandante degli svizzeri ed ai suoi ufficiali furono, come al solito, elargite laute prebende da parte del cardinale Pecci (poi Leone XIII). La città fu riconquistata dalle truppe piemontesi il 14 settembre dello stesso anno.
  E non si può dimenticare che fino a pochi anni prima della presa di Roma, mastro Titta, il boia ufficiale dello Stato Pontificio, lavorava ancora alacremente, decapitando i malcapitati condannati dal Tribunale Ecclesiastico (come accadde ancora per Monti e Tognetti nell’anno di grazia 1867). Ed ancora oggi, nel XXI secolo, la Chiesa, che tanto predica di amore e di perdono, non ha ancora cancellato la pena di morte dal suo Catechismo:
L’insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell’identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte” [“Catechismo della Chiesa Cattolica”, articolo 2267]   
  Così come è successo per il Socialismo Democratico che ha anticipato di un secolo la posizione poi assunta dalla Chiesa con la “Rerum Novarum” di Leone XIII, anche in questo caso è stato l’Illuminismo [Cesare Beccaria “Dei delitti e delle pene” del 1764] ad indicare per primo la perversità morale e l’inutilità sociale della pena di morte. E, malgrado siano passati ben 250 anni, la Chiesa ancora non condivide questa valutazione, e ritiene che tale pena sia accettabile, o almeno possibile! Peraltro, anche in ambito internazionale, il Vaticano non ha mai sottoscritto la “Dichiarazione Internazionale sui diritti dell’Uomo” firmata da tutti membri delle Nazioni Unite, con la surreale motivazione (che adduce proprio Ratzinger [ivi, pag. 22]) che “in alcuni punti essa è troppo vaga”.


  3.4 – Il pensiero laico
  Non c’è da meravigliarsi, quindi, se a causa del comportamento della Chiesa che ha dato in tante occasioni così scarsa immagine di sé, a partire dal XVIII secolo si è sviluppato un pensiero “alternativo” laico, fondato sul riconoscimento che, con un approccio razionale e logico, i problemi del mondo e della vita di ognuno possono essere risolti in maniera autonoma e senza ricorrere alla metafisica o alla trascendenza. Si è scoperto, in pratica, che valori e schemi non cristiani potevano essere non solo altrettanto validi, ma anche molto più produttivi per l’uomo. “La religione dà alla gente cattive ragioni per fare il bene, mentre ragioni migliori sarebbero a portata di mano” Questa consapevolezza ha rotto gli schemi classici della Cristianità che avevano tenuto insieme l’Europa per molti secoli e sulle ceneri della società religiosa è sorta una civiltà secolare e liberale.
  Sul piano delle fondamentali credenze religiose, cioè la trascendenza ed il divino, il mondo è rimasto senza Dio ormai da molto tempo e nessuno sembra darsene pena (anche Nietzsche disse, più di cento anni fa, che “Dio è morto”, intendendo dire che l’uomo non aveva più bisogno di quella rassicurazione magica fornita dal Signore) e la pratica religiosa, quando c’è, è confinata solo nel sentimento privato. È difficile vedere l’elemento sacrale, di cui parla JR (e di cui, secondo lui, dovremmo sentire la mancanza) nella vita degli uomini del nostro tempo: la Società si è data altri valori, altri principi e lo “scisma tra cristiani e laici”, come lo chiama Ratzinger, che iniziò sommessamente circa cinquecento anni fa, si è ormai definitivamente concluso, provocando una contrapposizione non più risolvibile.
  È quindi inevitabile concludere che la nostra non è più una civiltà cristiana, nel vero senso del termine, e si può capire che questo costituisca il principale cruccio di Ratzinger. Dal punto di vista religioso, l’Europa – ma non solo l’Europa – si trova in un’epoca che si può definire ormai post-cristiana (come diversi autori l’hanno battezzata). La riconquistata libertà e l’autonomia morale ed intellettuale di cui godiamo ci dà finalmente la possibilità di fondare lo scopo ed il destino dell’Uomo su obiettivi che noi stessi razionalmente ci poniamo.
  L’intera costruzione della vita umana -  nel senso del suo destino e della sua realizzazione - è frutto dell’Uomo stesso, che malgrado tentennamenti, errori e ripensamenti, ha comunque e sempre la possibilità di migliorare, con approssimazioni successive, la ricerca del Giusto e del Bene. E gli elementi e i supporti per il raggiungimento degli obiettivi della vita non sono più gli aiuti soprannaturali o trascendenti (la Grazia); ciò che può aiutare la realizzazione di sé stessi, delle proprie potenzialità, il compito fondamentale dell’uomo, ora si chiama Cultura, Conoscenza, Razionalità, Volontà.
  Non che questo sia chiaro a tutti; anzi, la maggior parte degli uomini resta inevitabilmente condizionata al raggiungimento dei principali obiettivi materiali, quali il benessere e la sicurezza di vita, come d’altra parte è inevitabile. Uno dei principali obiettivi del nostro tempo è un armonico sviluppo economico che possa assicurare una vita dignitosa ed umana al maggior numero possibile di persone. La risoluzione dei problemi economici, che da sempre ha angustiato l’umanità, non è più intesa come un obiettivo egoistico e materiale, ma come una pre-condizione per realizzare una società libera dal bisogno, che permetta a chiunque di vivere una vita serena e felice, in questo mondo e nel corso della propria vita, e non in un futuro nebuloso e incomprensibile dopo la fine dell’esistenza. La “qualità della vita” e la “ricerca della felicità” sono finalmente riconosciuti universalmente come diritti legittimi (come è detto anche nella Dichiarazione d’Indipendenza AmericanaPursuit of Happiness”). Ma è difficile essere felici e nel contempo vivere in una “valle di lagrime” o essere dei “peccatori” e “vittime sacrificali” come ci vorrebbe il Cristianesimo.
  La vera novità del nostro tempo è quindi l’autonomia morale ed intellettuale dell’uomo che non demanda a nessuno le decisioni circa la sua vita, il suo comportamento, il suo futuro. Si è finalmente realizzata e conclusa l’emancipazione dell’uomo e della ragione umana dalla teologia, dall’oscurantismo e dalle superstizioni religiose, la fine del mytos e l’avvento del logos, e quindi la fine del Principio di Autorità, quello che ha retto la società per millenni e che si esprimeva nel potere oppressivo ed asfissiante del monarca, del sacerdote, del dittatore... in nome della democrazia, del patto sociale, della libertà, della tolleranza ! La classe più colta e preparata (anche qui tornano le “minoranze creative”, ma con intenti contrari a quelli auspicati da JR) ha certamente colto questa peculiarità del nostro tempo che difende saldamente con l’ottimismo della volontà e con la certezza di un mondo futuro che potrebbe ancora essere migliore per tutti.
  Santa Romana Chiesa invece continua purtroppo ancora a pensare, nei riguardi dell’intera umanità, che debbano essere le sue leggi a condizionare la vita degli uomini, e di tutti gli uomini, compresi i non credenti, perché nella sua smania di essere “cattolica” (cioè universale) non accetta limiti alla sua ingerenza morale. Come diceva Tocqueville “Le religioni volendo estendere il loro potere fuori dal campo strettamente religioso, rischiano di non essere credute in alcun campo”. Il problema che non riesce a vedere, nella sua evidente ed oggettiva realtà, è che la gente non crede più a ciò che la Chiesa dice, non presta nessuna attenzione alle sue parole. La Chiesa Cattolica farebbe forse molto meglio ad insegnare ai suoi preti l’osservanza delle sue leggi più elementari, la castità e la probità, e fornire essa stessa l’esempio di una condotta irreprensibile (contrariamente a come si comporta) e lasciar liberi i cittadini di praticare quel che credono nel rispetto delle leggi laiche dello Stato.


  3.5 Il senso perduto del “peccato”
  Un altro aspetto, che è la logica conseguenza dell’evoluzione del pensiero moderno, è che la gente, nella sua generalità e complessità, ha perso completamente la percezione psicologica del “senso di colpa” nei riguardi di alcuni comportamenti che la Chiesa continua tenacemente a considerare peccati; oggi su molti comportamenti specifici abbiamo perduto per completo l’idea del “peccato”. Si pensi, ad esempio, al sesso tra adulti consenzienti (omo o etero che sia), alla contraccezione per la pianificazione delle nascite, ai rapporti sessuali pre-matrimoniali, al divorzio, alla interruzione della gravidanza. È subentrata la concezione che non ci siano più peccati, ma al più reati. È cambiato cioè il referente: si bada di più alle leggi dello Stato che si riconoscono utili e pratiche, e in ogni modo necessarie per una pacifica convivenza, e non alla Dottrina della Chiesa che, nel migliore dei casi, sembra relegata in difesa di concetti teorici, affermazioni apodittiche difficilmente comprensibili e quasi mai applicabili alla pratica corrente.
  La società moderna non è contro la religione in quanto tale, né contro la Chiesa come istituzione, piuttosto preferisce adottare la razionalità e la logica per tutte le decisioni da prendere; e non è colpa poi della laicità se questo atteggiamento entra automaticamente in conflitto con la Chiesa. La gente comune non agisce, nel suo vivere quotidiano, ispirandosi a criteri teologici o filosofici, né cammina con in tasca la Dottrina Cattolica, ma cerca soltanto di comportarsi secondo buon senso, e tutti i ragionamenti a cui non riconosce questa dote, sono giudicati “senza senso”, con l’ovvia conseguenza che ne deriva, ossia di essere completamente ignorati. E la Chiesa non può far nulla per recuperare questa “perdita di senso” perché non è qualcosa che rientra nel campo delle libere scelte che un individuo esercita su base volontaria e razionale, perché sono una condizione di fatto determinata dai nostri convincimenti intimi e personali.
  La società moderna non accetta più dogmi e imposizioni d’autorità; ogni uomo o donna vuole decidere in ragionevole autonomia cosa fare; e quando, per un dato problema, esiste una soluzione razionale, logica e di buon senso che possa risolvere il problema - salvaguardando naturalmente i principi di libertà, di liceità e di rispetto degli altri - l’uomo la adotta e non c’è nessun verso a convincerlo del contrario: è quello che s’intende, comunemente, per analizzare e decidere secondo “ragione”.
 
  Per fare un esempio, esaminiamo un caso a tutti noto: il problema della pianificazione delle nascite. Su questo argomento la Chiesa è perentoria: poiché lo scopo precipuo del matrimonio è la procreazione, ogni rapporto fisico tra i coniugi deve essere, almeno potenzialmente, fertile; e quindi il divieto di praticare qualsiasi tipo di contraccezione. Se questa norma venisse realmente applicata ogni coppia potrebbe mettere al mondo anche dieci, quindici figli e forse più, come del resto avveniva anche in Europa fino al XIX secolo. Solo che una volta, data l’elevatissima mortalità infantile, i figli che sopravvivevano erano pochi; ora invece, con i progressi fatti dalla medicina moderna, la sopravvivenza sarebbe prossima al 100%.
  Immaginiamo inoltre, per pura ipotesi, che questo comportamento fosse assunto anche da tutti gli altri popoli della terra, come sarebbe nelle intenzioni della Chiesa (che, ripetiamo, non a caso si ritiene universale). Il risultato sarebbe che la popolazione mondiale, invece dei sette miliardi a cui ora siamo, sarebbe arrivata forse a venti o anche a trenta miliardi di uomini, o più. Una sovrappopolazione spaventosa, impossibile da gestire: non vi sarebbero risorse alimentari sufficienti e l’umanità sarebbe destinata all’estinzione o ad una carneficina per la lotta crudele che tutti praticherebbero per assicurarsi un minimo di risorse alimentari.
  Cosa succede invece in pratica? Che il dettato cattolico, per fortuna, viene completamente ignorato e la gente adotta la soluzione più logica e di buon senso: utilizza le pratiche contraccettive in modo da pianificare razionalmente il numero di figli che si può permettere... con buona pace della Dottrina della Chiesa, dei suoi dogmi e delle sue ispirazioni divine!

  3.5.1 – L’evangelizzazione mancata
  Un altro argomento da prendere nella dovuta considerazione è il fallimento dell’opera di proselitismo che la Chiesa avrebbe dovuto condurre nel mondo. Gesù aveva detto agli apostoli di portare la Buona Novella in tutti gli angoli della terra e agli uomini di buona volontà [Mc 16, 15], e questo doveva essere uno dei compiti principali della Chiesa... ma quanti hanno accettato la parola di Gesù e si sono convertiti ? Dalle statistiche ufficiali [vedi: sulla rivista “Il Regno” indagine di P. Segatti dell’Università di Milano; “Il libro dei fatti” ADN Kronos 1999; Enciclopedia UTET alla voce “Distribuzioni delle religioni”] i Cristiani nel mondo sono, arrotondando le cifre, poco più di due miliardi e di questi i Cattolici circa un miliardo. Da queste cifre, e considerando che la popolazione mondiale è attualmente di circa sette miliardi, risulta evidente che l’opera di evangelizzazione condotta dalla Chiesa Cattolica di Roma, dopo tanti secoli, ha convinto solo circa il 14% (1000/7000) della popolazione mondiale, che è una percentuale veramente un po’ misera.
  Questo dato però è ancora errato per eccesso, dal momento che le cifre ufficiali relative ai cattolici fanno sempre riferimento al numero dei battezzati (ovvero di neonati inconsapevoli). Poiché vi è una notevole discrepanza tra i dati ufficiali e l’effettiva adesione ad una religione, alcuni Istituti di Statistica (tra cui anche la ricerca effettuata dalla rivista “Il Regno” che è di estrazione cattolica, edita dalla Congregazione dei Sacerdoti Dehoniani) più realisticamente, considerano cattolici solo chi ha una minima pratica devozionale: ad esempio, andare a messa tutte le domenica e fare la comunione almeno una volta l’anno.
  Se in Italia si considerassero tutti i battezzati, i cattolici sarebbe circa 60 milioni (meno un milione circa di mussulmani), mentre il numero dei fedeli, realmente praticanti secondo la definizione su riportata, è appena del 27,7%, ovvero poco più di 16 milioni, che è un dato molto più realistico. L’analisi che fa “Il Regno” precisa inoltre che la sua indagine ha avuto risposta solo dal 15% di intervistati (l’85% ha rifiutato), quindi si può pensare che solo chi si sente già moderatamente religioso ha accettato di rispondere (ovvero la statistica fornisce valori molto ottimistici). Se infatti si adopera  lo stesso criterio per la Francia e per altre nazioni europee, la percentuale dei cattolici precipita al 5/6%. Il dato più allarmante (per la Chiesa) è poi il dato di affluenza dei giovani, solo del 4/5%, il che fa pensare che tra cinquant’anni l’assiduità alle funzioni religiose potrebbe diventare assolutamente marginale. Questa situazione viene confermata anche da altre statistiche, che per brevità non riportiamo, quali il trend dei matrimoni civili e dei divorzi, sempre in costante aumento, la crisi delle vocazioni religiose, sempre in diminuzione, etc. etc.
  In definitiva e senza entrare in troppi dettagli, una valutazione realistica porterebbe a dire che tutti i cattolici nel mondo (secondo la definizione di prima, Messa+Comunione) sono circa il 25/30% del dato ufficiale dichiarato negli annuari, e quindi tra i 250 ed i 300 milioni. Rispetto a tutti gli abitanti della Terra, sette miliardi, i Cattolici rappresentano, quindi, tra il 3% e il 5% della popolazione mondiale; dopo 2000 anni di evangelizzazione e tentativi di proselitismo in tutto il mondo, un vero fallimento !


  3.6 - Una considerazione di Benedetto XVI
  Ed infine prendiamo in considerazione ciò che più recentemente ha detto lo stesso Ratzinger, ora papa Benedetto XVI, nella Conferenza che ha tenuto il 31 ottobre del 2008 alla Pontificia Accademia delle Scienze sul tema «Comprensione scientifica dell'evoluzione dell'universo e della vita», dove con molta onestà intellettuale si chiede:
La seconda ragione dello sgretolarsi del cristianesimo sta – a mio parere – nel fatto che sembra essere superato dalla scienza e non essere più in armonia con la razionalità dell’età moderna. Ciò vale soprattutto da due punti di vista. La critica storica ha scompaginato la Bibbia rendendo non credibile la sua origine divina. La scienza e l’immagine moderna del mondo creata dalla scienza sembrano escludere dalla realtà la visione di fondo della fede cristiana, relegandola nell’ambito del mito. Come si può ancora essere cristiani, allora?” [J. Ratzinger, “Comprensione scientifica...” ] [il rosso è mio]
che è certamente una bella domanda, e a maggior ragione se posta proprio da un pontefice (anche se con intenzioni ovviamente retoriche) che sinteticamente sembra sottoscrivere ciò che fin qui si è sostenuto, ovvero:
1. la “scienza”, con il suo approccio razionale e logico, ha superato in credibilità la religione presso tutta, o quasi tutta, la Società;
2. la critica storica ha scientificamente scompaginato la Bibbia (vedi, ad esempio, la nuova esegesi biblica con la separazione del Gesù storico dal Cristo della fede) e ha di fatto messo in crisi la fede di quei pochi credenti a cui smarriti sembra sia rimasto solo il “mito”;
3. l’immagine moderna del mondo può essere benissimo compresa senza ricorrere all’idea di Dio, mentre non potrebbe assolutamente essere descritta senza ricorrere, ad esempio, alla scienza, alla tecnica, all’economia.... e ci si ricorda della Religione, sotto il profilo storico, solo per la magnificenza e la sontuosità delle chiese, dell’arte, della pittura, delle cattedrali, della musica sacra, ma non certo per l’ormai perduto spirito religioso.
4. Un altro argomento, che si può leggere tra le righe delle affermazioni di Ratzinger, è che la critica al comportamento storico della Chiesa è un argomento che è uscito fuori dall’ambito degli specialisti della materia, ed è ormai di dominio pubblico, come attestano gli innumerevoli libri e pubblicazioni che affollano gli scaffali delle librerie ed hanno un successo incredibile di vendite.
  Naturalmente non tutti i cattolici difendono a spada tratta l’operato storico della Chiesa come fa Ratzinger; ci sono anche voci critiche che dissentono. Vediamo per esempio cosa dice il cardinale Carlo Maria Martini:
«Un tempo avevo sogni sulla Chiesa. Una Chiesa che procede sulla sua strada in povertà ed umiltà, una Chiesa che non dipende dai poteri di questo mondo... una Chiesa che da spazio alle persone capaci di pensare in un modo più aperto. Una Chiesa che infonde coraggio, soprattutto a coloro che si sentono piccoli o peccatori. Sognavo una Chiesa giovane. Oggi non ho più di questi sogni. Dopo i settantacinque anni ho deciso di pregare per la Chiesa.» [C. M. Martini “Conversazioni notturne a Gerusalemme”]
  Una preghiera, come dice il cardinale, che per chi crede si rivela sempre più necessaria e imprescindibile, a favore di una Chiesa che dovrebbe essere giovane e invece è stantia e dogmatica... che dovrebbe infondere coraggio e invece è coinvolta con i poteri secolari... che dovrebbe essere povera ed umile (basti pensare all’esempio di Francesco d’Assisi) e invece si conserva sempre ricca e sfarzosa! Anche l’evangelista Luca s’interroga dubbioso, quando dice: “Ma quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?” [Lc 18, 8] e si badi bene: la sua non è un’affermazione, ma solo una domanda, che dovrebbe essere piuttosto inquietante per chi oggi ritiene di essere il rappresentante di Dio in terra! La domanda di Benedetto XVI, pertanto, anche se retorica, è senz’altro molto esplicita e inquadra bene il problema: è la Chiesa che è in crisi per non essersi rinnovata al suo interno (nella misura in cui ciò sarebbe stato forse possibile in vari momenti della sua storia) e che, per non aver compreso il pensiero moderno, ha perduto il contatto con la realtà e la società di questo tempo.


  3.7 - Epilogo
  Tutte le considerazioni esposte investigano il comportamento della Chiesa nelle tappe principali del suo processo storico, nelle circostanze in cui si è trovata, e le decisioni politiche adottate dalla Gerarchia (essenzialmente dai pontefici). Non si è esaminata in questa sede la storia dal punto di vista religioso e spirituale che pure ha dato i suoi buoni frutti: gli innumerevoli ordini monastici (i benedettini, le orsoline, gli ordini ospedalieri, i camilliani, gli ordini missionari), e il lavoro quotidiano che svolgono presso gli ospizi, le scuole, gli ospedali, le missioni in paesi remoti, e di quei personaggi, in un certo senso, eccezionali come Francesco d’Assisi, Caterina da Siena, Antonio, Benedetto, Chiara, Anselmo e tanti altri santi che meritano certamente ogni stima e considerazione, tanto più se si considera che spesso - anche loro - hanno dovuto lottare contro questa stessa Gerarchia che qui stiamo valutando severamente.
  La conclusione inevitabile di questa analisi è che, in tutti i tempi, dai primi secoli al Medioevo ed ora anche nei nostri anni, la cura principale dei pontefici è sempre stata più attenta a difendere e salvaguardare l’Istituzione e la Gerarchia, considerata sempre più importante della cura delle anime e della sua missione spirituale. Una Chiesa che preferisce apparire, invece di essere, e che quindi aumenta forse, come si è già detto, l’autorità e il potere, ma non certo l’autorevolezza del suo magistero; il suo agire sarebbe molto più apprezzato se dimostrasse di essere veramente capace d’interpretare i sentimenti e le reali esigenze dei suoi fedeli.
  “La Chiesa ha il diritto, come chiunque altro, d’intromettersi nella politica, però deve essere consapevole che allora sarà giudicata con criteri politici” [L. Kolakowski] da cui ne consegue che l’aspetto politico è prevalente se vogliamo valutare il suo operato storico. E questo è il motivo per cui la Chiesa, in questo saggio, viene valutata con criteri razionali e riscontri storici (che, in quanto tali, sono incontestabili), e non si ricorre ad argomenti concettuali o filosofici (e, meno che mai, teologici). Il discrimine sono i fatti realmente accaduti, da cui solo possono essere valutate oggettivamente le decisioni della Chiesa e di cui quindi la stessa Chiesa è responsabile. 

  Non c’è dubbio che la Chiesa, se avesse voluto, avrebbe potuto  comportarsi diversamente: ad esempio, irrorare solo una sanzione morale agli “eretici” o alle supposte “streghe”, invece di torturarle e mandarle al rogo; concordare bonariamente l’accesso ai luoghi santi di Gerusalemme (come fece intelligentemente Federico II) invece di scatenare per duecento anno nove inutili Crociate contro i mussulmani; scomunicare tout court i Catari e i Dolciniani, invece di farne strage; scegliere e praticare lealmente il celibato (come voleva Gregorio VII) invece di permettere ai papi di mantenere ed esibire mogli, concubine e figli; evitare di creare artatamente dei “falsi storici” per accaparrare più potere o altri territori da governare; punire con sanzioni veramente esemplari i preti e le suore che si dedicano al commercio carnale (tra loro e con i bambini); limitarsi ad un primato morale, invece di cercare con ogni mezzo un potere teocratico, a dispetto anche di quel passo del Vangelo dove Paolo di Tarso [Lettera ai romani 13, 1] dice espressamente ai cristiani di “obbedire all’autorità civile...” ed invece la Chiesa di Roma si è comportata diversamente, con imperturbabilità e cinismo, anche se, è proprio il caso di dirlo, gli esempi illustri non le mancavano.
  Gesù non fece lapidare l’adultera, e non si mise a fare affari con i mercanti, ma li scacciò dal Tempio, non andò con i discepoli a conquistare nuovi territori (come Giulio II) ma disse a Pietro di riporre la spada, e meno che mai concesse a qualcuno di esercitare il traffico degli schiavi (come Niccolò V), perché il suo messaggio era rivolto proprio ai più umili e agli oppressi con l’intento di difenderli e non di sfruttarli
  Dei testi sacri (i Vangeli) la Chiesa si ricorda solo quando servono a convalidare e rinsaldare il suo potere (il mandato petrino) quando cioè sono funzionali a certificare il monopolio con il quale gestisce il cielo e la terra (ligandi e solvendi), di avere l’esclusiva della Grazia, di poter rimettere i peccati, di incassare le decime ed il prezzo delle indulgenze.
  Avremmo avuto forse una basilica di S. Pietro più piccola e meno sontuosa, Encicliche e Bolle meno roboanti, qualche cattedrale in meno, cerimonie religiose più modeste e paramenti meno sfarzosi... Una Chiesa più piccola, ma più pura, “Klein aber fein”, come lo stesso Ratzinger ha detto in più di una occasione, ma senza manifestare alcun senso di colpa. E forse la Chiesa non avrebbe perduto, ad esempio, a causa della Riforma che non seppe gestire, quasi tutta l’Europa settentrionale, e con questa anche l’America del Nord, e sarebbe ancora conciliata con le altre Chiese Ortodosse e forse, ciò che vale di più, rappresenterebbe un vero e serio riferimento spirituale e morale per tutto il mondo.
  La Chiesa invece ha scelto volontariamente di agire in un altro modo: ha preferito perseguitare, torturare, uccidere, anzi per meglio dire “permettere al braccio secolare di irrogare la pena” ovvero la morte, perché, ed anche questo è un fatto, l’ipocrisia, la doppiezza e la dissimulazione sono tra le colpe che spesso, e da più parti, vengono attribuite alla Chiesa Cattolica.
  Si può anche convenire che il problema del comportamento che ci si attende dalla Chiesa non è obiettivamente di facile soluzione, come dice molto bene il cardinale Camillo Ruini: «Bisogna riuscire a coniugare l’assolutezza morale con il realismo storico, questa è la sfida» dove con assolutezza morale s’intende la missione spirituale, la diffusione corretta del messaggio, e con realismo storico s’intendono le astuzie del potere per la sopravvivenza ad ogni costo! Insomma occorrerebbe conciliare cielo e terra, ma in tutti i casi la Chiesa Gerarchica sceglie sempre la terra, come anche la storia moderna e gli avvenimenti di questi giorni confermano.

  La risposta da dare a Ratzinger, in definitiva, non può che essere una sola: non è più possibile essere veramente cristiani, perché il Cristianesimo ha “esaurito la sua spinta propulsiva” anche e soprattutto per colpa della stessa Chiesa. L’Umanità è decisamente cambiata, solo che la Chiesa non se ne rende conto e, come un bambino viziato che non si accorge del nuovo contesto, continua testardamente a rammaricarsi (come fa appunto Ratzinger) della “mancanza di religiosità” da parte dei suoi fedeli.
  È così che in Europa, dalla Rivoluzione Francese in poi,  per effetto della diffusione del pensiero laico, il Cristianesimo ha conosciuto una progressiva decadenza, fino a giungere ai nostri giorni dove la Dottrina Cristiana è condivisa solo da una sparuta minoranza (e ne abbiamo visto i numeri); gli agnostici sono la gran maggioranza, e la Religione Cristiana esiste per i più solo come tradizione e abitudine. Nella nostra società, in tema di religione, sopravvive solo un conformismo di maniera che viene rispolverato nelle circostanze di prammatica e nelle ricorrenze ufficiali: ai battesimi, ai matrimoni, ai funerali... ove la gente finge di ascoltare le prediche, di credere nei valori espressi dalle raccomandazioni del sacerdote, salvo a dimenticare tutto appena uscita dalla chiesa !
  L’Istituzione-Chiesa ha perso l’afflato iniziale, la ricca spiritualità dei primi secoli e del messaggio d’amore che scaturisce dai Vangeli: ora sembra ridotta solo al prodotto residuale di complesse elaborazioni teologiche e storiche che, anche se a volte affascinanti e straordinarie, nulla hanno a che vedere con la supposta rivelazione divina. In concreto si è salvato solo il messaggio originario del Cristianesimo, ossia la dignità e l’assoluto valore dell’essere umano, che è stato definitivamente metabolizzato dalla nostra struttura mentale, dimostrando così tutta la sua validità ed efficacia. Tutta la sovrastruttura edificata dopo: i Dogmi, i sortilegi, i Santi, i Misteria, l’idea del peccato, il Culto Mariano, l’Inferno, il Paradiso e il Purgatorio, la Chiesa come Istituzione... mostrano ormai la corda e la loro inadeguatezza.
  Il messaggio di Gesù è stato completamente travisato; come dice anche Vito Mancuso, un moderno teologo (forse in odore di scomunica ma che, in questo caso, mi trova perfettamente d’accordo): “Tutto il senso della predicazione di Gesù sta nel togliere dal centro la Religione e nel porre al suo posto la coscienza autentica”, che è come dire che la struttura dell’Istituzione-Chiesa risulta completamente superflua (che era poi l’idea di fondo di Lutero), mentre l’autenticità della coscienza personale si richiama proprio all’autonomia morale ed intellettuale che è appunto la più rilevante conquista della cultura laica moderna.
  Anche la notissima rivista dei Gesuiti “La civiltà cattolica”, che ha condotto a suo tempo molte campagne non proprio onorevoli (ha predicando l’Antisemitismo per decenni a partire dal 1880, ancor prima di Hitler) e, come abbiamo visto, nell’800 si è schierata  anche contro l’alfabetizzazione degli Italiani, ha dovuto riconoscere che: 
Per molti uomini del nostro tempo, il cristianesimo sembra aver perduto ogni senso e quindi ogni interesse: molti lo ignorano del tutto e non si curano di conoscerlo o di farsene almeno un'idea; altri lo ritengono una cosa del passato, di cui non vale la pena occuparsi; altri si sentono assolutamente estranei ad esso, in quanto realtà religiosa che pretende di incidere sulla vita umana, in particolare sulla vita morale e perciò, non soltanto rifiutano tale pretesa, ma la combattono aspramente".[“La civiltà cattolica” numero del 18.10.97] [il grassetto è mio]
  E le conseguenze le possiamo vedere in tutta la loro evidenza nel nostro mondo che ha completamente perso la consapevolezza del “sacro” e delle norme morali, ossia della Dottrina che da questo dovrebbero scaturire, come dice acutamente anche l’antropologa Ida Magli:
Come mai si è estinto l’antico Egitto, come abbiano potuto sparire gli Etruschi, come abbiano fatto a disintegrarsi di colpo gli Atzechi, i Maya? Non sono state le conquiste degli eserciti nemici, perché queste non riescono mai di per sé, neanche con gli stermini di massa, a distruggere una civiltà. È stata la perdita di senso che la conquista ha comportato, così come è successo al popolo romano quando si è inserito il cristianesimo, pur senza armi...” (Ida Magli “Contro l’Europa” – Bompiani 2001 – pag. 159)
  Così come, nei primi secoli, la Religione Ellenistica fu abbandonata dai Romani a favore del Cristianesimo, perché gli uomini di quel tempo trovavano nel suo annuncio una risposta più completa e rispondente alle loro aspettative, ora è la volta del Cristianesimo a trovarsi surclassato dalla cultura laica (almeno quella occidentale ed europea) che si dimostra più rispondente ai bisogni e ai convincimenti dell’uomo contemporaneo.

  Enzo Gallitto



NOTA FINALE
La crisi dell’Europa che oggi stiamo vivendo, all’alba del 2012, è di natura economica e finanziaria e non ha nulla a che vedere con la crisi etica che le imputa Ratzinger (la conferenza peraltro fu tenuta a Roma a maggio del 2004, cioè in tempi non sospetti). È evidente che l’excursus storico che abbiamo esaminato vale nell’arco dei secoli, con una prospettiva che può essere esaminata e valutata solo nel lungo periodo. Se questa crisi economica terminerà con una disfatta, non ci sarà molto da aggiungere; ma se, come io penso e credo sinceramente, si concluderà e torneremo ad un’economia sana e stabile, varrà come un’ulteriore conferma che l’approccio razionale e laico la vince sempre nella soluzione dei problemi della vita. 

Per eventuali osservazioni e commenti indirizzare a:  enzogallitto@libero.it

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BIBLIOGRAFIA
La bibliografia in questo campo è ovviamente sterminata; accenno solo ai testi citati e qualche volume che può fornire un panorama abbastanza esauriente sui temi trattati.

Claudio Azzara “Il papato nel Medioevo” Il Mulino (Bologna) 2006
Pierpaolo Bertalotto “Il Gesù storico” Carocci (Roma) 2010
Elena Bonora “La Controriforma” Laterza (Bologna) 2001
Ernesto Buonaiuti “Storia del Cristianesimo” Newton Compton 2003
Eamon Duffy “La grande storia dei papi” Mondadori (Milano) 2000
Federico Centini “La storia dei papi” DVE Italia (Milano) 2004
John Edwards “Storia dell’Inquisizione” Mondadori (Milano) 2006
V. Ferrone “L’illuminismo nella cultura contemporanea” Laterza 2002   
Ludwig Feuerbach “L’essenza del Cristianesimo” Feltrinelli (Milano) 2010
Habermas-Ratzinger “Ragione e fede in dialogo” Marsilio (Venezia) 2005
Im Hof “L’Europa dell’Illuminismo” Laterza (Bari) 1993
David Hume “Storia naturale della religione” Laterza (Bari) 2002
Giorgio Jossa “Il Cristianesimo antico” Carocci (Roma) 2010
Hans Kung “Cristianesimo” Saggi Rizzoli BUR 2010
Jacques Le Goff “L’Europa medievale e moderna” Laterza (Bari) 2004
Bernard Lewis “L’Europa e l’Islam” Laterza (Bari) Ediz. 1999
Rudolf Lill “Il potere dei papi” Laterza (Bari) 2008
Georges Livet “Le guerre di religione” Newton Compton (Roma) 2005
Michele Martelli “Quando Dio entra in politica” Fazi (Roma) 2008
Giovanni Merlo “Eretici ed eresie medievali” Il Mulino (Bologna) 1989
John Stuart Mill “Saggi sulla religione” Feltrinelli (Milano) 2006
Dorinda Outram “L’Illuminismo” Il Mulino (Bologna) 2006
Gregorio Penco “La chiesa nell’Europa medioevale” Portalupi 2003
Joseph Ratzinger “Introduzione al Cristianesimo” Queriniana 2005
Claudio Rendina “I papi” Newton Compton (Roma) 2005
Enrico Riparelli “Eresie cristiane” Giunti (Firenze) 2006
Massimo Rubboli “I protestanti” Il Mulino (Bologna) 2007
Georg Schmidt “La guerra dei Trent’anni” Il Mulino (Bologna) 2008
Luise Schorn-Schutte – “La Riforma protestante” Il Mulino (Bologna) 1996
Tzvetan Todorov “Lo spirito dell’Illuminismo” Garzanti (Milano) 2007  
Voltaire “Trattato sulla tolleranza” Feltrinelli (Milano) 2010
Friedhelm Winkelmann “Il Cristianesimo delle origini” Il Mulino 2002
Stefan Zweig “Erasmo da Rotterdam” Bompiani (Milano) 2002

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dal 16 maggio 2009
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Commento alla Lectio Magistralis di Joseph Ratzinger       
di Enzo Gallitto                             2 parte
NOTA : Il testo della conferenza di Ratzinger è stato pubblicato sulla rivista “Nuova Storia Contemporanea” nel fascicolo di maggio-giugno 2004 (pag. 11-24) ed è a quel testo che qui si fa riferimento. Il testo completo della lectio magistralis di J. Ratzinger è disponibile anche nel sito:

http://papabenedettoxvitesti.blogspot.com/2009/07/europa-i-suoi-fondamenti-spirituali.html