Esemplificativa, a tal riguardo, è la poesia Der Bäckerbub (Il garzone del fornaio, 1938), in cui Kramer descrive, fin nel più minimo dei dettagli, il lavoro di un giovane garzone di fornaio incorniciandolo in un villaggio rurale ed invernale. Ciascuna strofa del componimento risulta essere un’attenta miniatura dell’agire e del dialogare interiore del ragazzo con se stesso.






La semplicità della quotidianità contadina e artigiana della Bassa Austria, la ricerca istintiva del colorito locale in tutte le sue sfumature e la quasi maniacale insistenza descrittiva del particolare in forma lirica non rimangono mai circoscritte al solo mondo della campagna austriaca, ma si estendono anche alla sfera della periferia industriale di una metropoli come Vienna dove Kramer, silenziosamente, senza perdersi in digressioni autoriali, ritrae la miseria del proletariato e del suo vivere incerto. 

È il caso della poesia Ein Krampenschlag vor Tag (Una picconata in pieno giorno, 1934) in cui si fa strada, nel cuore di un povero lavoratore disoccupato, il sentimento dell’invidia verso chi ancora ha la fortuna di avere un posto di lavoro. La fame e gli stenti giornalieri fanno di questo disoccupato derelitto un essere socialmente dimenticato, che sostituisce la legge della solidarietà con quella della dura e brutale sopravvivenza darwiniana.








A prevalere è allora il sentimento della precarietà del vivere, della paura del contingente e del futuro, del vuoto esistenziale, che incombe minaccioso sull’uomo «wenn es ihm nicht erlaubt ist, sein Tagwerk zu tun/ und er gar nichts mehr gilt auf der Welt .» (6)
Qui il riferimento è, indirettamente, anche al contesto storico, ossia alla grande depressione economica del 1929 così come all’annessione austriaca, al Terzo Reich di Adolf Hitler, del 1938. Kramer definisce liricamente queste due situazioni epocali come segue - 







anticipando, in tal modo, anche quella che sarà la propria futura condizione di perseguitato e di esule in terra britannica. 
















Il ricordo delle persecuzioni naziste in Austria, in cui anche la madre di Kramer perse la vita, perché internata nel 1943 nel campo di concentramento di Theresienstadt, trova spazio descrittivo nella raccolta di poesie Wien 1938, di cui Der Ofen von Lublin (Il forno di Lublino, 1939) rimane l’esempio più significativo. Tale recollection si riflette successivamente anche nelle memorie della tragica esperienza di vita nel lager inglese di Huyton dove Kramer narra, in forma lirica, drammatici episodi caratterizzati prevalentemente dalla costante paura di una sua ulteriore deportazione sull’isola di Man. 
Solo nel 1941 si assisterà ad una descrizione empatica del dopo liberazione, in cui non più sentimenti di morte e di precarietà del vivere giornaliero connotano il mondo britannico, bensì espressioni di riconoscenza e di gratitudine per quel suolo straniero che ospitò il poeta e che gli concesse un rifugio sicuro per continuare la sua opera di letterato.











Quel Kramer dall’origine ebraica, perché figlio di un medico di campagna ebreo, soggetto al linciaggio poetico da parte del regime nazionalsocialista; quel Kramer costretto all’espatrio in Inghilterra fino al 1957 e, di conseguenza, dimenticato dalla sua terra natale, verrà riscoperto e nuovamente apprezzato, solo a partire dagli Anni 80, dall’intellighenzia di lingua tedesca, che recensirà positivamente la sua alquanto vasta produzione lirica.

Ammirato e stimato per la sua sapiente capacità descrittiva, dal taglio sociale e dal chiaro stampo giornalistico lo sguardo distaccato; è osservatore naturalista; è accorto ritrattista di ogni minimo dettaglio del vivere quotidiano delle classi sociali più dimenticate e marginalizzate. 
Le sue non sono solo scene di vita rurale, agreste, povere nella loro ricchezza paesaggistica, ma sono anche scene quotidiane del vivere operaio nel quartiere viennese periferico di Ottakring dove la crisi economica degli Anni 30 lasciò un marchio indelebile. Per questo, Erich Hackl (10) annovera la poesia di Kramer fra la lirica narratologica, giornalistica, definendola una sorta di antipoesia, che fa della Neue Sachlichkeit il suo oggetto d’indagine per eccellenza e che trasforma il poeta in un cronista realista, verista, a tal punto d più minimo dei dettagli, iolfe del New Journalism statunitense della fine degli Anni 50. 
La ricerca poetica di Kramer focalizza essenzialmente la dimensione sociale del piccolo mondo austriaco di periferia, del Weinviertel, del Marchfeld, del Burgenland e la fotografa nelle sue componenti più tipiche dando spazio anche alle espressioni linguistiche dialettali di quelle zone. 
La sua è una poesia costruita sulla sensazione d’impatto, sul percepire il mondo circostante in maniera diretta, umana, quasi si trattasse di un poetare non ragionato e non razionalizzato, perché essenzialmente istintivo. È un conoscere e descrivere il reale mediante l’empatia istantanea dell’osservare oggettivo e sensibile.





All’immediatezza dell’oggettività realistica e descrittiva del contenuto poetico fa eco in Kramer una struttura lessicale del verso lirico fortemente ridotta nelle sue componenti morfo-sintattiche tanto da riuscire ad essere paragonata a quella di un Montale, di un Ungaretti e di un Quasimodo.






Si potrebbe per questo, a giusto motivo, concludere affermando che il lirismo giornalistico-narrativo di Kramer ha molto in comune con il naturalismo oggettivo della poesia-racconto di Cesare Pavese (cfr. I mari del Sud oppure Il tempo passa), le cui descrizioni paesaggistiche sono realizzate mediante sequenze paratattiche in forma prevalentemente prosastica. 
Se contenutisticamente Pavese si mantiene più sulla linea di osservazione poetica perchè predilige il binomio reale/fantastico e le figure retoriche come la sineddoche, capaci di creare l’effetto del narrare mitico, il poeta-narratore Kramer si avvale, invece, di una gamma tematica fortemente ancorata al reale nella sua più totale concreta sacralità. Stilisticamente, invece, il verseggiare di Pavese e di Kramer,  si muove in modo armonico e sincronico in direzione di un condiviso ermetismo del verso poetico, che potrebbe anche, di quando in quando, oscillare fra racconto ed immagine.

Ester Saletta

^^^^^^^^

Note
1)  T. Kramer, Selbstporträt 1946, in Solange der Atem uns trägt. Gedichte, a cura della Theodor Kramer Gesellschaft Wien, Vienna, TKG, 2004, p.66 trad.it [Da sempre a fianco dei poveri,/ mi ha spesso assalito la pietà;/ spesso avrei necessitato di una stadera -/ tutti noi siamo dei poveracci.

2)  P.H. Kucher, Theodor Kramer und Cesare Pavese. Versuch eines Vergleichs am Beispiel von ‚Mit der Ziehharmonika’ und ‚Lavorare stanca’, in Zwischenwelt. Über Kramer hinaus und zu ihm zurück, a cura della Theodor Kramer Gesellschaft Wien, Vienna, Verlag für Gesellschaftskritik, 1990, pp.144 -164.

3) J. Thuneke, Zu Theodor Kramers Exillyrik. Versuch einer Ästhetik des Besonderen in nachgelassenen England-Band, in Ibidem, p.165 trad.it [Uno stile questo, che è soprattutto caratterizzato dalla descrizione di lavori tipici e da esistenze al confine della società borghese; da scene dettagliate di vita quotidiana che scorre al ritmo delle stagioni; da quadri naturali tipicamente austriaci con proprie coloriture locali, propri oggetti, propri prodotti, proprie piante; dal frequente uso di espressioni dialettali che necessitano un chiarimento etimologico.

4) T. Kramer, Der Bäckerbub, in Solange der Atmen uns trägt, a cura della Theodor Kramer Gesellschaft Wien, Vienna, TKG, 2004, p.9.

5)  T. Kramer, Ein Krampenschlag vor Tag, in Ibidem, p.15.

6) ID, Von der Angst, in Ibidem, p.25.  

7) ID, Deine kleinen Hände, in Horst Jarka, Alltag und Politik in der österreichischen Literatur der dreißiger Jahre. Horváth – Kramer – Soyfer, in Zwischenwelt. Über Kramer hinaus und zu ihm zurück, a cura della Theodor Kramer Gesellschaft Wien, Vienna, Verlag für Gesellschaftskritik, 1990, p.129 

8)  T. Kramer, Mein Leben war nichts als ein langes Verlieren…, in Solange der Atmen uns trägt, a cura della Theodor Kramer Gesellschaft Wien, Vienna, TKG, 2004, p.81 .

9)  T. Kramer, Lob des Pubs, in Jörg Thuneke Zu Theodor Kramers Exillyrik. Versuch einer Ästhetik des Besonderen im nachgelassenen England-Band, in Ibidem, p.188 .

10) E. Hackl, “Kunst handelt von Knöpfen“. Über Kramer hinaus und zu ihm zurück: Zur Aktualität eines zu Tode entdeckten österreichischen Lyrikers, in ibidem, pp.19 - 25

11Ibidem, p.22 trad.it [La poesia deve basarsi meno sulle idee e molto più sulle cose che percepiamo attraverso gli organi di senso: ciò che si sente attraverso il tatto, che si gusta al palato, che si sente, vede, annusa./ Sono per lo più le sensazioni visive; la maggior parte degli oggetti li percepiamo con lo sguardo.]

12)  Ibidem, p.23 trad.it 

^^^^^^^^^^
Bibliografia

Hackl. E., Kunst handelt von Knöpfen. Über Kramer hinaus und zu ihm zurück: Zur Aktualität eines zu Tode entdeckten österreichischen Lyrikers, in Zwischenwelt. Über Kramer hinaus und zu ihm zurück, a cura della Theodor Kramer Gesellschaft Wien, Wien, Verlag für Gesellschaftskritik, Vienna, 1990, pp.19-26

Jarka, H., Alltag und Politik in der österreichischen Literatur der dreißiger Jahre. Horváth – Kramer – Soyfer, in Zwischenwelt. Über Kramer hinaus und zu ihm zurück, a cura della Theodor Kramer Gesellschaft Wien, Wien, Verlag für Gesellschaftskritik, Vienna, 1990, pp.120-143

Kramer T., Solange der Atmen uns trägt. Gedichte, a cura della Theodor Kramer Gesellschaft Wien, Vienna, TKG, 2004

Kucher, P.H., Theodor Kramer und Cesare Pavese. Versuch eines Vergleichs am Beispiel von ‚Mit der Ziehharmonika’ und ‚Lavorare stanca’, in  Zwischenwelt. Über Kramer hinaus und zu ihm zurück, a cura della Theodor Kramer Gesellschaft Wien, Wien, Verlag für Gesellschaftskritik, Vienna, 1990, pp.144-164

Thuneke, J., Zu Theodor Kramers Exillyrik. Versuch einer Ästhetik des Besonderen in nachgelassenen England-Band, in Zwischenwelt. Über Kramer hinaus und zu ihm zurück, a cura della Theodor Kramer Gesellschaft Wien, Wien, Verlag für Gesellschaftskritik, Vienna, 1990, pp.165-188
Sia lodato in questa terra glaciale,
dove l’aria è costantemente umida e dove la luce è fioca,
l’unico luogo dove non c’è vergogna
se uno parla di sè al suo vicino. Sia lodato dal profondo del cuore in ogni istante il vecchio pub per la sua 
ospitalità gioviale.

E’ il benvenuto colui che qui si diverte e che volontariamente si adegua all’ordine.

Qui l’uomo fischietta e si sente bene.

Il lirismo giornalistico di Theodor Kramer 
Esempio 1
<<<Ritorno  all'Indice Rivista

Dimenticato per lungo tempo dalla critica letteraria internazionale, nonostante fosse stato uno dei maggiori poeti del panorama austriaco tra le due Guerre, definito dal germanista Primus Heinz Kucher il «Pavese della Bassa Austria» ed il portavoce di coloro che «erano senza voce» (2) , Theodor Kramer (Niederhollabrunn, 1897 – Vienna, 1958) costituisce, con la sua vasta produzione poetica, un mirabile esempio di quel regionalismo social provinciale austriaco, che fu retaggio di un mondo imperialregio, linguisticamente e umanamente caleidoscopico, e che, non ancora decaduto, si arroccò attorno alla figura dell’Imperatore Francesco Giuseppe II, suo baluardo mitico.


Il lirismo giornalistico di Theodor Kramer
  di Ester Saletta
Ester Saletta  

Anglista e germanista, Dottore di Ricerca in Letteratura austriaca all’Università di Vienna (2004), borsista presso la Sezione Cultura della città di Vienna per un progetto su Friedrich Hebbel ed Hermann Broch (2005) e presso lo StifterHaus di Linz per una ricerca su Marlen Haushofer (2008), Ester Saletta ha svolto ultimamente attività di ricerca presso la Italian Academy for Advanced Studies della Columbia University in qualità di Associate Research Scholar (2010).
Docente di lingua italia na al Centro Linguistico dell’Università di Vienna (2001-2004), insegna Lingua e Civiltà Tedesca nella scuola secondaria superiore ed è cultrice della materia “Pari Opportunità” presso la Facoltà di Scienze Giuridiche dell’Università di Bergamo. 

dal 28 gen 2011
Prima paginaFili di fumoEnferRecensioniRivistaProfili di autori
ContattaciAtlante Letterario Bacheca pubblicaCompiti

Einstand stets ich für die Armen,
oft mit mir kommt mir Erbarmen;
nötig hätte ich oft ein Fuder –
alle sind wir arme Luder . (1)

Ein Stil somit, der vor allem gekennzeichnet ist durch die Beschreibung ehemals typischer Berufe und Existenzen am Rande der bürgerlichen Gesellschaft und detaillierter Tagesabläufe im Rhythmus der Jahreszeiten, spezifisch österreichische Landschaftsbilder und die ihnen eigenen Lokalitäten, Gegenstände, Produkte und Pflanzen, oft unter Gebrauch von Dialektausdrücken, die Worterklärungen notwendig machen […]  (3
Wachen muß ich jede zweite Nacht
vor dem Ofen und das Brot wird gar.
Langsam kühlt die graue Stube aus,
doch der Meister schickt mich früh vom Haus,
daß ich ganz allein den Karren fahr . (4)
Der du vorm Fenster stehst: vielleicht
Hab ich vor Jahren dich gekannt
Und dir die Schaufel zugereicht
Und hab dich meinen Freund genannt.
Das ist vorbei. Lang hungert mich.
Ich tät dein Werk genau so gut.
Und säh ich auf der Straße dich,
ich zöge nicht vor dir den Hut . (5)

Böse Jahre werden kommen,
keiner wird dem andern traun;
immer werden nur beklommen
wir uns in die Augen schaun.
[…]
was das Leben erst zum Leben
macht, wird morgen nicht mehr sein (7)- 


Mein Leben war nichts als ein langes Verlieren,
ich wuchs auf dem Dorf mehr als lässig heran:
doch statt zu studieren hieß bald es marschieren
zur Front, halb ein Kind noch und halb schon ein Mann.
[…]
Dann warf es von einem Spital mich zum andern,
das Eingeweid brannte, das Bein wurde lahm;
[…]
Das Leben ging schmerzhaft und leiser,
und alles, was war, schien ein Traum;
doch draußen im Garden, ein Weiser,
glomm rot noch der Vogelbeerbaum.
Sie kamen und nahmen, was stets ich mein eigen
vermeinte. Der Bücher verbrannte ich viel;
Ich durfte mich nicht in den Anlagen zeigen
[…]
Ich mußte die eigenen Schriften verstecken,
[…] (8)

Gelobt sei mir in dieser frostigen Lande,
wo feucht die Luft stets ist und trüb das Licht,
der einzige Ort, in dem es keine Schande,
wenn eins von selbst zu seinem Nachbarn spricht.
Gelobt sei mir von Herzen jederzeit
Das alte Pub für seine Freundlichkeit.
[…]
Es ist willkommen, wem es hier genügt
Und sich willig in die Ordnung fügt.
[…]
hier pfeift der Mensch darauf und fühlt sich gut . (9)

Die Poesie soll weniger auf Ideen und mehr auf Dingen gründen, die wir durch die Sinnesorgane wahrnehmen: was man durch Berührung fühlt, mit dem Gaumen schmeckt, was man hört, sieht, riecht […] Am wenigsten sind die visuellen Eindrücke; den Großteil der Dinge nehmen wir mit den Augen auf (11) .
Versuche, die Sprache möglichst zu verdichten. Das heißt abzukürzen. Alle Wörter, die nicht unbedingt nötig sind, sind weggelassen. […] Man muß ökonomisch mit den Worten umgehen, so als würde man ein Telegramm schreiben; oder wie die Slogans auf den Reklametafeln neben der Straße, die so kurz wie möglich sind (12).
Devo vegliare ogni due notti
davanti al forno e il pane è cotto.
Lentamente la stufa grigia si spegne
e il capo fornaio mi spedisce fuori di prima mattina tanto che da solo devo guidare il carro
Tu che te ne stai davanti alla finestra: forse è da anni che ti conosco 
e ti ho anche ceduto il badile
e ti ho chiamato amico mio.
Ora è tutto passato. Da tempo sono affamato. Farei il tuo lavoro altrettanto bene
e se ti vedessi per strada
non mi leverei il cappello davanti a te.
Brutti anni verranno,
nessuno si fiderà più di nessuno;
sempre saremo angosciati 
da chi ci guarda negli occhi.

quello che era la vita un tempo
non lo sarà più domani.  
La mia vita non fu altro che una lunga perdita,
crebbi pigro in un villaggio:
al posto di studiare dovetti presto marciare
al fronte, ancora mezzo bambino e non ancora pienamente uomo].

Poi mi passarono da uno ospedale all’altro,
le viscere mi bruciavano, la gamba si paralizzó;

la vita procedeva con dolore e in silenzio,
e tutto quello che era stato, sembrava un sogno;
 lá fuori in giardino, l’orologio,
ardeva infuocato davanti ad un sorbo.
Vennero e presero quello che apparentemente mi apparteneva. Ne bruciai molti di libri;
 non potevo farmi vedere all’aperto

dovevo nascondere i miei scritti

La Frusta Letteraria - Rivista di critica culturale on line