Carlo Tullio-Altan, nato a San Vito al Tagliamento (PN) il 30 marzo del 1916, è morto a Palmanova (Udine) il 15 febbraio 2005. Era professore emerito di "Antropologia culturale" presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell´Università di Trieste. L'annuncio della scomparsa è stato dato dal figlio Francesco, il noto disegnatore e vignettista satirico, creatore del personaggio di Cipputi.
Determinante è stato per Tullio-Altan l’incontro con Croce, da cui tuttavia avrebbe in seguito preso le distanze La sua figura di studioso (di etnologo e di antropologo) va vista in connessione con quella di Ernesto de Martino, che Tullio-Altan considerava un "fratello maggiore".
Inizialmente Tullio-Altan si è dedicato ad una ricerca di storia delle religioni e di etnologia comparata; sotto l’influenza de Il mondo magico di Ernesto De Martino, si è poi rivolto a studi di antropologia culturale. Quindi studia i valori e gli atteggiamenti della gioventù italiana degli anni Settanta del Novecento; e ancora dà vita ad una nuova indagine storico-culturale sullo spirito pubblico in Italia. Fra le opere da lui pubblicate si ricordano: Lo spirito religioso del mondo primitivo, Il Saggiatore, Milano, l960; Antropologia funzionale, Bompiani, Milano, 1968; Manuale di Antropologia Culturale, Bompiani, Milano, 1971; I valori difficili. Inchiesta sulle tendenze ideologiche e politiche dei giovani in Italia, Bompiani, Milano 1974; con Alberto Marradi, Valori, classi sociali e scelte politiche, Bompiani, Milano, l976; con Roberto Cartocci, Modi di produzione e lotta di classe in Italia, Mondadori-Isedi, l979; Antropologia, storia e problemi, Feltrinelli, Milano, l983; La nostra Italia. Arretratezza socioculturale clientelismo trasformismo e ribellismo dall´Unità ad oggi, Milano, Feltrinelli, 1986, ora La nostra Italia. Arretratezza socioculturale, clientelismo, trasformismo e ribellismo dall´Unità al 2000, Milano EGEA, 2000; Populismo e trasformismo, Feltrinelli, Milano, 1989; Soggetto, simbolo e valore, Feltrinelli, Milano, 1992; Ethnos e Civiltà, Feltrinelli, Milano, 1995; Italia: una nazione senza religione civile. Le ragioni di una democrazia incompiuta, presentazione di Roberto Cartocci, Istituto editoriale veneto friulano, 1995; La coscienza civile degli italiani - Valori e disvalori nella storia nazionale – con il saggio di Roberto Cartocci, L’Italia di tangentopoli e la crisi del sistema partitico, Gaspari, Udine, 1997; Gli italiani in Europa. Profilo storico comparato delle identità nazionali europee, Bologna, Il Mulino, 1999.
Esemplificativa, a tal riguardo, è la poesia Der Bäckerbub (Il garzone del fornaio, 1938), in cui Kramer descrive, fin nel più minimo dei dettagli, il lavoro di un giovane garzone di fornaio incorniciandolo in un villaggio rurale ed invernale. Ciascuna strofa del componimento risulta essere un’attenta miniatura dell’agire e del dialogare interiore del ragazzo con se stesso.
La semplicità della quotidianità contadina e artigiana della Bassa Austria, la ricerca istintiva del colorito locale in tutte le sue sfumature e la quasi maniacale insistenza descrittiva del particolare in forma lirica non rimangono mai circoscritte al solo mondo della campagna austriaca, ma si estendono anche alla sfera della periferia industriale di una metropoli come Vienna dove Kramer, silenziosamente, senza perdersi in digressioni autoriali, ritrae la miseria del proletariato e del suo vivere incerto.
È il caso della poesia Ein Krampenschlag vor Tag (Una picconata in pieno giorno, 1934) in cui si fa strada, nel cuore di un povero lavoratore disoccupato, il sentimento dell’invidia verso chi ancora ha la fortuna di avere un posto di lavoro. La fame e gli stenti giornalieri fanno di questo disoccupato derelitto un essere socialmente dimenticato, che sostituisce la legge della solidarietà con quella della dura e brutale sopravvivenza darwiniana.
A prevalere è allora il sentimento della precarietà del vivere, della paura del contingente e del futuro, del vuoto esistenziale, che incombe minaccioso sull’uomo «wenn es ihm nicht erlaubt ist, sein Tagwerk zu tun/ und er gar nichts mehr gilt auf der Welt .» (6)
Qui il riferimento è, indirettamente, anche al contesto storico, ossia alla grande depressione economica del 1929 così come all’annessione austriaca, al Terzo Reich di Adolf Hitler, del 1938. Kramer definisce liricamente queste due situazioni epocali come segue -
anticipando, in tal modo, anche quella che sarà la propria futura condizione di perseguitato e di esule in terra britannica.
Il ricordo delle persecuzioni naziste in Austria, in cui anche la madre di Kramer perse la vita, perché internata nel 1943 nel campo di concentramento di Theresienstadt, trova spazio descrittivo nella raccolta di poesie Wien 1938, di cui Der Ofen von Lublin (Il forno di Lublino, 1939) rimane l’esempio più significativo. Tale recollection si riflette successivamente anche nelle memorie della tragica esperienza di vita nel lager inglese di Huyton dove Kramer narra, in forma lirica, drammatici episodi caratterizzati prevalentemente dalla costante paura di una sua ulteriore deportazione sull’isola di Man.
Solo nel 1941 si assisterà ad una descrizione empatica del dopo liberazione, in cui non più sentimenti di morte e di precarietà del vivere giornaliero connotano il mondo britannico, bensì espressioni di riconoscenza e di gratitudine per quel suolo straniero che ospitò il poeta e che gli concesse un rifugio sicuro per continuare la sua opera di letterato.
Quel Kramer dall’origine ebraica, perché figlio di un medico di campagna ebreo, soggetto al linciaggio poetico da parte del regime nazionalsocialista; quel Kramer costretto all’espatrio in Inghilterra fino al 1957 e, di conseguenza, dimenticato dalla sua terra natale, verrà riscoperto e nuovamente apprezzato, solo a partire dagli Anni 80, dall’intellighenzia di lingua tedesca, che recensirà positivamente la sua alquanto vasta produzione lirica.
Ammirato e stimato per la sua sapiente capacità descrittiva, dal taglio sociale e dal chiaro stampo giornalistico, Kramer è poeta dallo sguardo distaccato; è osservatore naturalista; è accorto ritrattista di ogni minimo dettaglio del vivere quotidiano delle classi sociali più dimenticate e marginalizzate.
Le sue non sono solo scene di vita rurale, agreste, povere nella loro ricchezza paesaggistica, ma sono anche scene quotidiane del vivere operaio nel quartiere viennese periferico di Ottakring dove la crisi economica degli Anni 30 lasciò un marchio indelebile. Per questo, Erich Hackl (10) annovera la poesia di Kramer fra la lirica narratologica, giornalistica, definendola una sorta di antipoesia, che fa della Neue Sachlichkeit il suo oggetto d’indagine per eccellenza e che trasforma il poeta in un cronista realista, verista, a tal punto da poterlo paragonare ad un Tom Wolfe del New Journalism statunitense della fine degli Anni 50.
La ricerca poetica di Kramer focalizza essenzialmente la dimensione sociale del piccolo mondo austriaco di periferia, del Weinviertel, del Marchfeld, del Burgenland e la fotografa nelle sue componenti più tipiche dando spazio anche alle espressioni linguistiche dialettali di quelle zone.
La sua è una poesia costruita sulla sensazione d’impatto, sul percepire il mondo circostante in maniera diretta, umana, quasi si trattasse di un poetare non ragionato e non razionalizzato, perché essenzialmente istintivo. È un conoscere e descrivere il reale mediante l’empatia istantanea dell’osservare oggettivo e sensibile.
All’immediatezza dell’oggettività realistica e descrittiva del contenuto poetico fa eco in Kramer una struttura lessicale del verso lirico fortemente ridotta nelle sue componenti morfo-sintattiche tanto da riuscire ad essere paragonata a quella di un Montale, di un Ungaretti e di un Quasimodo.
Si potrebbe per questo, a giusto motivo, concludere affermando che il lirismo giornalistico-narrativo di Kramer ha molto in comune con il naturalismo oggettivo della poesia-racconto di Cesare Pavese (cfr. I mari del Sud oppure Il tempo passa), le cui descrizioni paesaggistiche sono realizzate mediante sequenze paratattiche in forma prevalentemente prosastica.
Se contenutisticamente Pavese si mantiene più sulla linea di osservazione poetica perchè predilige il binomio reale/fantastico e le figure retoriche come la sineddoche, capaci di creare l’effetto del narrare mitico, il poeta-narratore Kramer si avvale, invece, di una gamma tematica fortemente ancorata al reale nella sua più totale concreta sacralità. Stilisticamente, invece, il verseggiare di Pavese e di Kramer, si muove in modo armonico e sincronico in direzione di un condiviso ermetismo del verso poetico, che potrebbe anche, di quando in quando, oscillare fra racconto ed immagine.
Ester Saletta
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Note
1) T. Kramer, Selbstporträt 1946, in Solange der Atem uns trägt. Gedichte, a cura della Theodor Kramer Gesellschaft Wien, Vienna, TKG, 2004, p.66 trad.it [Da sempre a fianco dei poveri,/ mi ha spesso assalito la pietà;/ spesso avrei necessitato di una stadera -/ tutti noi siamo dei poveracci.
2) P.H. Kucher, Theodor Kramer und Cesare Pavese. Versuch eines Vergleichs am Beispiel von ‚Mit der Ziehharmonika’ und ‚Lavorare stanca’, in Zwischenwelt. Über Kramer hinaus und zu ihm zurück, a cura della Theodor Kramer Gesellschaft Wien, Vienna, Verlag für Gesellschaftskritik, 1990, pp.144 -164.
3) J. Thuneke, Zu Theodor Kramers Exillyrik. Versuch einer Ästhetik des Besonderen in nachgelassenen England-Band, in Ibidem, p.165 trad.it [Uno stile questo, che è soprattutto caratterizzato dalla descrizione di lavori tipici e da esistenze al confine della società borghese; da scene dettagliate di vita quotidiana che scorre al ritmo delle stagioni; da quadri naturali tipicamente austriaci con proprie coloriture locali, propri oggetti, propri prodotti, proprie piante; dal frequente uso di espressioni dialettali che necessitano un chiarimento etimologico.
4) T. Kramer, Der Bäckerbub, in Solange der Atmen uns trägt, a cura della Theodor Kramer Gesellschaft Wien, Vienna, TKG, 2004, p.9.
5) T. Kramer, Ein Krampenschlag vor Tag, in Ibidem, p.15.
7) ID, Deine kleinen Hände, in Horst Jarka, Alltag und Politik in der österreichischen Literatur der dreißiger Jahre. Horváth – Kramer – Soyfer, in Zwischenwelt. Über Kramer hinaus und zu ihm zurück, a cura della Theodor Kramer Gesellschaft Wien, Vienna, Verlag für Gesellschaftskritik, 1990, p.129
8) T. Kramer, Mein Leben war nichts als ein langes Verlieren…, in Solange der Atmen uns trägt, a cura della Theodor Kramer Gesellschaft Wien, Vienna, TKG, 2004, p.81 .
9) T. Kramer, Lob des Pubs, in Jörg Thuneke Zu Theodor Kramers Exillyrik. Versuch einer Ästhetik des Besonderen im nachgelassenen England-Band, in Ibidem, p.188 .
10) E. Hackl, “Kunst handelt von Knöpfen“. Über Kramer hinaus und zu ihm zurück: Zur Aktualität eines zu Tode entdeckten österreichischen Lyrikers, in ibidem, pp.19 - 25
11) Ibidem, p.22 trad.it [La poesia deve basarsi meno sulle idee e molto più sulle cose che percepiamo attraverso gli organi di senso: ciò che si sente attraverso il tatto, che si gusta al palato, che si sente, vede, annusa./ Sono per lo più le sensazioni visive; la maggior parte degli oggetti li percepiamo con lo sguardo.]
Hackl. E., Kunst handelt von Knöpfen. Über Kramer hinaus und zu ihm zurück: Zur Aktualität eines zu Tode entdeckten österreichischen Lyrikers, in Zwischenwelt. Über Kramer hinaus und zu ihm zurück, a cura della Theodor Kramer Gesellschaft Wien, Wien, Verlag für Gesellschaftskritik, Vienna, 1990, pp.19-26
Jarka, H., Alltag und Politik in der österreichischen Literatur der dreißiger Jahre. Horváth – Kramer – Soyfer, in Zwischenwelt. Über Kramer hinaus und zu ihm zurück, a cura della Theodor Kramer Gesellschaft Wien, Wien, Verlag für Gesellschaftskritik, Vienna, 1990, pp.120-143
Kramer T., Solange der Atmen uns trägt. Gedichte, a cura della Theodor Kramer Gesellschaft Wien, Vienna, TKG, 2004
Kucher, P.H., Theodor Kramer und Cesare Pavese. Versuch eines Vergleichs am Beispiel von ‚Mit der Ziehharmonika’ und ‚Lavorare stanca’, in Zwischenwelt. Über Kramer hinaus und zu ihm zurück, a cura della Theodor Kramer Gesellschaft Wien, Wien, Verlag für Gesellschaftskritik, Vienna, 1990, pp.144-164
Thuneke, J., Zu Theodor Kramers Exillyrik. Versuch einer Ästhetik des Besonderen in nachgelassenen England-Band, in Zwischenwelt. Über Kramer hinaus und zu ihm zurück, a cura della Theodor Kramer Gesellschaft Wien, Wien, Verlag für Gesellschaftskritik, Vienna, 1990, pp.165-188
Sia lodato in questa terra glaciale,
dove l’aria è costantemente umida e dove la luce è fioca,
l’unico luogo dove non c’è vergogna
se uno parla di sè al suo vicino. Sia lodato dal profondo del cuore in ogni istante il vecchio pub per la sua
ospitalità gioviale.
E’ il benvenuto colui che qui si diverte e che volontariamente si adegua all’ordine.
Dimenticato per lungo tempo dalla critica letteraria internazionale, nonostante fosse stato uno dei maggiori poeti del panorama austriaco tra le due Guerre, definito dal germanista Primus Heinz Kucher il «Pavese della Bassa Austria» ed il portavoce di coloro che «erano senza voce» (2) , Theodor Kramer (Niederhollabrunn, 1897 – Vienna, 1958) costituisce, con la sua vasta produzione poetica, un mirabile esempio di quel regionalismo social provinciale austriaco, che fu retaggio di un mondo imperialregio, linguisticamente e umanamente caleidoscopico, e che, non ancora decaduto, si arroccò attorno alla figura dell’Imperatore Francesco Giuseppe II, suo baluardo mitico.
Anglista e germanista, Dottore di Ricerca in Lette-ratura austriaca all’Università di Vienna (2004), borsista presso la Sezione Cultura della città di Vienna per un progetto su Friedrich Hebbel ed Hermann Broch (2005) e presso lo StifterHaus di Linz per una ricerca su Marlen Haushofer (2008), Ester Saletta ha svolto ultimamente attività di ricerca presso la Italian Academy for Advanced Studies della Columbia University in qualità di Associate Research Scholar (2010).
Docente di lingua italia na al Centro Linguistico dell’Università di Vienna (2001-2004), insegna Lingua e Civiltà Tedesca nella scuola secondaria superiore ed è cultrice della materia “Pari Opportunità” presso la Facoltà di Scienze Giuridiche dell’Università di Bergamo.
Ein Stil somit, der vor allem gekennzeichnet ist durch die Beschreibung ehemals typischer Berufe und Existenzen am Rande der bürgerlichen Gesellschaft und detaillierter Tagesabläufe im Rhythmus der Jahreszeiten, spezifisch österreichische Landschaftsbilder und die ihnen eigenen Lokalitäten, Gegenstände, Produkte und Pflanzen, oft unter Gebrauch von Dialektausdrücken, die Worterklärungen notwendig machen […] (3)
hier pfeift der Mensch darauf und fühlt sich gut . (9)
Die Poesie soll weniger auf Ideen und mehr auf Dingen gründen, die wir durch die Sinnesorgane wahrnehmen: was man durch Berührung fühlt, mit dem Gaumen schmeckt, was man hört, sieht, riecht […] Am wenigsten sind die visuellen Eindrücke; den Großteil der Dinge nehmen wir mit den Augen auf (11) .
Versuche, die Sprache möglichst zu verdichten. Das heißt abzukürzen. Alle Wörter, die nicht unbedingt nötig sind, sind weggelassen. […] Man muß ökonomisch mit den Worten umgehen, so als würde man ein Telegramm schreiben; oder wie die Slogans auf den Reklametafeln neben der Straße, die so kurz wie möglich sind (12).
Devo vegliare ogni due notti
davanti al forno e il pane è cotto.
Lentamente la stufa grigia si spegne
e il capo fornaio mi spedisce fuori di prima mattina tanto che da solo devo guidare il carro
Tu che te ne stai davanti alla finestra: forse è da anni che ti conosco
e ti ho anche ceduto il badile
e ti ho chiamato amico mio.
Ora è tutto passato. Da tempo sono affamato. Farei il tuo lavoro altrettanto bene
e se ti vedessi per strada
non mi leverei il cappello davanti a te.
Brutti anni verranno,
nessuno si fiderà più di nessuno;
sempre saremo angosciati
da chi ci guarda negli occhi.
quello che era la vita un tempo
non lo sarà più domani.
La mia vita non fu altro che una lunga perdita,
crebbi pigro in un villaggio:
al posto di studiare dovetti presto marciare
al fronte, ancora mezzo bambino e non ancora pienamente uomo].
Poi mi passarono da uno ospedale all’altro,
le viscere mi bruciavano, la gamba si paralizzó;
la vita procedeva con dolore e in silenzio,
e tutto quello che era stato, sembrava un sogno;
lá fuori in giardino, l’orologio,
ardeva infuocato davanti ad un sorbo.
Vennero e presero quello che apparentemente mi apparteneva. Ne bruciai molti di libri;