1. Introduzione
Con il More de Venise di Alfred de Vigny, presentato alla Comédie-Française nell’ottobre 1829, avvenne una svolta importante nella storia delle traduzioni francesi delle opere di William Shakespeare. Infatti, rispetto alle precedenti traduzioni di Othello (a opera di La Place, Le Tourneur e Guizot), concepite solo per la stampa e per la lettura privata, il lavoro di Vigny fu concepito, prima di tutto, per la scena teatrale. 
Inoltre, Le More de Venise di Vigny, diversamente dall’adattamento teatrale di Jean-François Ducis del 1792 e dalla versione operistica di Gioacchino Rossini del 1816, rispetta maggiormente la vicenda raccontata nell’Othello di Shakespeare, evitando di sopprimere alcuni personaggi e alterarne il finale. M,a soprattutto, per la prima volta nella storia del teatro francese, nel More de Venise l’handkerchief di Desdemona è tradotto fedelmente con il corrispondente termine francese mouchoir, un vocabolo considerato troppo volgare per entrare in una tragedia francese. 

Esempio 1
dal 27gen 2011
"Otello" è una tragedia permeata di immaginario, un'opera inquietante che, nell'investire e sommuovere le stesse coordinate conoscitive e ideologiche di un'epoca, continua a turbare lettori, spettatori e critici del mondo contemporaneo. Riflettendo, come in uno specchio, contraddizioni culturali e sociali che vanno ben al di là della trama, questo dramma è infatti ben più che una tragedia della gelosia, in quanto mette in questione, nell'opera disgregatrice del disturbato Iago, gli stessi rapporti interrazziali e interpersonali, e - in un transito di simulacri, in una proiezione distruttiva di fantasmi individuali e collettivi - inscena la dannazione della diversità e la morbosa censura della sessualità. Questo ampio studio conduce il lettore, passo passo, alla scoperta delle più segrete articolazioni di un testo di straordinaria complessità. 

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La questione del mouchoir nel More de Venise di Alfred de Vigny


  di Andrea Raimondi
Alfred de Vigny (1797 – 1863)
La fedele traduzione dell'handkerchief shakespeariano è, naturalmente, solo una delle novità presenti nel lavoro di Alfred de Vigny. Tuttavia, si tratta di una decisione solo apparentemente secondaria. Infatti,benché una questione legata alla traduzione di un accessorio apparentemente innocente come il fazzoletto, potrebbe sembrare trascurabile, la traduzione dell’handkerchief di Desdemona è stata una faccenda che ha preoccupato i traduttori francesi di Othello fino a Vigny e anche oltre. 


2. La questione del mouchoir: etimologia e impiego 
Una delle principali difficoltà per i traduttori francesi era rappresentata dalla natura diversa che il fazzoletto aveva in Francia rispetto all’Inghilterra. Infatti, com’è evidente da una rapida analisi etimologia, il vocabolo inglese handkerchief deriva dal francese antico couvrechief, che letteralmente significa “copri” (couvre-) “capo” (-chief(1)Couvrechief era stato adottato in Inghilterra a partire dal XIII secolo con la forma kerchief, alla quale, a partire dal 1530, si sarebbe aggiunta anche la forma composta handkerchief.  É evidente che nel frattempo, in Inghilterra, il fazzoletto, oltre a essere impiegato per proteggersi il capo, veniva usato anche per pulirsi le mani (da qui l’aggiunta del prefisso hand). Inoltre, ai tempi di Shakespeare, l’handkerchief aveva anche un impiego puramente decorativo: è secondo questa accezione che l’accessorio è utilizzato in Othello. Solo in tempi più recenti, handkerchief sarebbe stato utilizzato in Inghilterra anche come “a piece of cloth or thin soft paper for drying your nose or eyes (2)” .
Al contrario, l’equivalente francese mouchoir ha etimologia e impiego diversi. Il Dictionnaire de L’Académie Française (6ème Édition, 1832-5) definisce mouchoir come “morceau carré de toile de fil ou de coton, et quelquefois de tissu de soie, dont on se sert pour se moucher”(3) . Così come ai tempi di Vigny, ancora oggi l’impiego principale del mouchoir in Francia rimane sempre lo stesso: se moucher. Il verbo se moucher deriva dalla forma popolare del latino muccare, termine che, a sua volta, derivava dal sostantivo mucus, ovvero “muco, moccio”. Tant’è che l’equivalente francese di “muco” è ancora oggi identico al termine latino mucus. Pertanto, è evidente che l’impiego del mouchoir in Francia ne faceva un accessorio triviale, meno nobile rispetto all’equivalente inglese. 
Pertanto, il termine mouchoir era considerato inevitabilmente volgare per i puristi dei teatri francesi del XVIII e del XIX secolo. Di conseguenza, il rispetto delle bienséances imponeva loro di evitare qualsiasi termine o espressione eccessivamente bassa, soprattutto in una tragedia, considerato il genere teatrale più alto in assoluto. Per rendere l’idea, nello stesso periodo in cui  Vigny lavorava sul testo di Othello, la traduzione di mouchoir toccò anche il poeta Pierre-Antoine Lebrun. Nel 1820, Lebrun si stava occupando della versione francese di Maria Stuart, una tragedia di Friedrich von Schiller in cui viene menzionato un fazzoletto. Nonostante in questo caso si trattasse di un fazzoletto ricamato nientemeno che da una regina, Lebrun decise comunque di evitare di tradurlo alla lettera. Egli, infatti, scelse il termine più generico di tissu. E l’eroina, nell’atto V, scena 3 della traduzione di Lebrun, si esprime così: “Prends ce don, ce tissu, ce gage de tendresse” (4).
Non che il mouchoir in Francia fosse utilizzato solo per soffiarsi il naso. Infatti, esso era impiegato dalle donne francesi anche per proteggersi la testa o il collo. Se però il termine mouchoir veniva impiegato da solo, allora si riferiva all’utilizzo poco nobile che ho descritto qui sopra. “C'est sa signification, quand on le dit tout seul” (5): è quanto scrive Jean-François Féraud nel suo Dictionaire critique de la langue française del 1787. Per gli altri due impieghi sopraccitati, erano invece previsti termini specifici, come mouchoir de cou e mouchoir de tête. Curiosamente, il sostantivo mouchoir è adoperato anche in un espressione idiomatica che ha forti legami con l’oriente. L’espressione in questione è Jeter le mouchoir à une femme. Questa espressione significa “dare la propria preferenza a una donna” e allude a un’abitudine orientale in base alla quale il Sultano sceglieva la donna con cui avrebbe trascorso la notte lanciando un fazzoletto in direzione della prescelta. Un costume orientale che André Gide ricorda in un appunto del suo Journal del 1910: “Il y était question, au cours d'un couplet, du Sultan qui lui jeta le mouchoir. J’entendais bien ce que le geste voulait dire; évidemment ce devait être d'un usage courant dans certains pays” (6) .


3. La novità della traduzione dell'handkerchief  di Desdemona
Ritornando alla tragedia di Shakespeare, in essa il fazzoletto di Desdemona presenta un ulteriore problema. Non solo si tratta di un oggetto quotidiano e triviale, ma l’handkerchief in questione è “spotted with strawberries”. E la fragola, nella gerarchia lessicale dei teatri francesi, occupava una posizione addirittura inferiore rispetto a quella occupata dal fazzoletto (7). Per richiamare un esempio già citato precedentemente, Jean-François Ducis aveva aggirato il doppio ostacolo lessicale, sostituendo l’handkerchief ricamato di fragole di Desdemona con un più nobile bandeau de diamants. Un oggetto senz’altro più prezioso del fazzoletto, ma totalmente assente dalla vicenda originale. 
É evidente che la traduzione francese dell’handkerchief non era una decisione secondaria. Pertanto, per più di duecento anni, nessuna messinscena in lingua francese di Othello aveva reso giustizia al testo originale, presentando il fazzoletto di Desdemona per quello che effettivamente era. A eccezione, naturalmente, delle traduzioni destinate alla stampa, per le quali, come detto, il problema non era così pressante. Infatti, Pierre Le Tourneur aveva tradotto l’originale “handkerchief spotted with strawberries” con “mouchoir brodé de fleurs”, inserendo la traduzione letterale di strawberries, ovvero fraises, solo in una nota nella quale veniva spiegato l’esatto significato del vocabolo inglese (8).
Nella sua traduzione del 1821, destinata anch’essa alla lettura privata, François Guizot era stato ancora più fedele, optando per la precisa traduzione francese “un mouchoir parsemé de fraises” (9). Lo stesso avrebbe fatto Philippe Le Bas qualche anno più tardi, nel 1837, in occasione di una versione in prosa dell’Othello. Anche François-Victor Hugo, figlio quartogenito del poeta, avrebbe scelto “un mouchoir parsemé de fraises” per la sua traduzione di Othello del 1860 (10).
Se la traduzione dell’Othello di Vigny conserva, almeno in parte, una portata rivoluzionaria, ciò è dovuto soprattutto alla traduzione del termine handkerchief con l’equivalente francese mouchoir. Infatti, grazie a Vigny e al suo More de Venise,  nel 1829, per la prima volta gli spettatori francesi scoprirono con esattezza qual è l’accessorio che contribuisce a scatenare la gelosia di Othello. Nel 1868, a proposito del More de Venise di Vigny, un giovane Anatole France  avrebbe scritto: “le mouchoir de Desdemona, terreur et dégoût du bon Ducis, parut enfin digne d’un parterre”(11) .
Sulla scelta del termine esatto di mouchoir, Vigny si sofferma nella Préface dell’edizione a stampa del suo More de Venise. Vigny si dice convinto della necessità, per i drammaturghi francesi, di chiamare le cose con il loro nome, evitando di obbedire sia a necessità metriche, sia alla politesse richiesta dai teatri parigini. Se in una tragedia era previsto l’impiego di un mouchoir, allora si doveva utilizzare “le mot simple”(12)  per definirlo. Non bandeau, né tissu, ma mouchoir, appunto. 
A questo proposito, Vigny ricorda i casi di Ducis e di Lebrun che ho citato in precedenza. Della decisione di Ducis, Vigny scrive: “au temps du Directoire exécutif, il fût trop hardi de paraître avec un mouchoir, soit au contraire qu’il fallût plus de luxe [...] et mit un bandeau de diamants”(13) . Una decisione, quella di Ducis, sbagliata per Vigny, anche se comprensibile, viste le convenzioni teatrali in voga alla fine del Settecento. Convenzioni che si stavano poco alla volta allentando, poiché nel 1820






Il riferimento è alla traduzione francese della tragedia Marie Stuart a opera di Pierre-Antoine Lebrun. La “reine d’Écosse” è naturalmente la protagonista della pièce originariamente scritta da Schiller: è la stessa Maria Stuart, nel finale, a pronunciare il termine incriminato. Termine che Lebrun, come già citato in precedenza, traduce con i vocaboli francesi tissu e don. Si trattava indubbiamente di un passo in avanti rispetto al bandeau de diamants e al billet doux di Ducis, ma non ancora sufficiente, dal punto di vista di Vigny, per rendere giustizia al pubblico francese. 
Giustizia sarebbe stata fatta nel 1829 proprio grazie a Vigny. Per  la prima volta, sarebbe stato Vigny, infatti, a far pronunciare “le grand mot” in una tragedia francese, “à l’épouvante et évanouissement des faibles qui jetèrent ce jour-là des cris long et douloureux, mais à la satisfaction du public qui, en grande majorité, a coutume de nommer un mouchoir” (15) . Con “ce jour-là”, Alfred de Vigny si riferisce naturalmente alla prima teatrale del More de Venise, durante la quale, come ho riportato nella Prima Parte, sarebbe stata proprio la pronuncia del termine mouchoir a provocare le reazioni più accese e gli applausi più convinti da parte dei presenti. Curiosamente, però, Vigny non avrebbe adottato la stessa cura filologica nel tradurre alla lettera i vocaboli e le espressioni più vivaci contenuti nel testo inglese di Othello. Di queste scelte, il traduttore non dà alcuna spiegazione nella sua prefazione.
Per ritornare al prezioso dono fatto da Othello a Desdemona, esso viene ripetuto trenta volte nel testo di Shakespeare: in ventisette occasioni con il termine inglese handkerchief, e solo in tre occasioni con la “variante” napkin. Il vocabolo napkin era stato introdotto nel vocabolario inglese intorno al 1420. Curiosamente, anche napkin deriva dalla combinazione di un termine francese, nappe (in italiano, “tovaglia”), con il suffisso inglese -kin, cioè “piccolo”(16). La traduzione francese probabilmente più corretta di napkin sarebbe stata serviette, anche se Alfred de Vigny preferì impiegare sempre il vocabolo mouchoir. In tutto, nel testo francese del More de Venise si contano ventotto ripetizioni del sostantivo mouchoir, la maggior parte delle quali messe in bocca al personaggio di Othello, interpretato dall’attore Jean-Bernard Brissebarre, detto Joanny.
Come ho già affermato, per Vigny non fu affatto facile convincere gli attori ad accettare di pronunciare il termine mouchoir, fino ad allora inedito per il teatro francese. Non fu facile soprattutto convincere l’attrice protagonista, Mlle Mars. Membro del Comitato della Comédie-Française a partire dal 1795, allora attrice notissima in Francia, ma di scuola classica, inizialmente Mlle Mars si era rifiutata categoricamente di pronunciare mouchoir. In alternativa, l’attrice aveva proposto a Vigny di fare come avevano fatto Ducis e Lebrun, ossia impiegare un termine meno triviale, come bandeau o tissu. Vigny, però, si era dimostrato intransigente fin da subito e, alla fine, riuscì a persuadere Mlle Mars e il resto della troupe.
Tuttavia, come ho accennato in precedenza, Vigny non fu così inflessibile e preciso nella traduzione dell’handkerchief di Desdemona. Infatti, come apprendiamo dalle parole di Iago nell’atto III della versione inglese, l’handkerchief che Othello ha regalato a Desdemona è “spotted with strawberries”. Al contrario, nella traduzione di Vigny il mouchoir diventa “jaune, orné de fleurs asiatiques”. Perché “jaune”, ma soprattutto, perché Vigny preferì il ricamo con i “fleurs asiatiques” rispetto a quello con le fragole? La risposta è già stata data in precedenza: le fragole, nella gerarchia lessicale dei teatri francesi, erano considerate anch’esse inadatte per una tragedia. Inoltre, il richiamo ai “fiori asiatici” permise a Vigny di insistere sull’origine orientale di Othello (è a lui che l’handkerchief apparteneva), evidenziando, ancora una volta, l’innegabile fascino che l’Oriente esercitò sulla sua traduzione. 
Oltre a questo, in realtà Vigny, anche se non lo ammise mai, aveva certamente consultato i precedenti lavori di Le Tourneur e di Guizot durante la propria traduzione dell’Othello. Infatti, nel testo francese di Guizot del 1821 il “mouchoir” è  “parsemé de fraises”, mentre nella traduzione di Le Tourneur si parla di un “mouchoir brodé de fleurs”. Dunque, Vigny tenne probabilmente conto della prima parte della traduzione letterale di Guizot (“mouchoir”) alla quale aggiunse la decorazione inventata da Le Tourneur (“fleurs”). A quest’ultima, decise a sua volta di aggiungervi l’aggettivo “asiatiques”, sia per i motivi descritti in precedenza, sia, più semplicemente, per trovare una parola che rimasse con “pudiques”, aggettivo con cui termina il verso precedente. 
Per quanto riguarda le altre caratteristiche del mouchoir, Vigny si mantenne fedele all’origine e alle qualità magiche dell’handkerchief descritte nel testo inglese. Come abbiamo visto dalle citazioni precedenti, nel testo inglese di Othello si parla di un handkerchief donato alla madre del Moro da una maga egiziana. Vigny tradusse fedelmente  i versi che nel testo di Shakespeare descrivono l’origine dell’handkerchief:



                                        




Seppur con qualche aggiunta, sulla quale mi sono soffermato nel paragrafo precedente, nella traduzione francese di Vigny è mantenuta anche la descrizione dei poteri magici posseduti dalla trama del fazzoletto, così come il riferimento al materiale con cui è stato fabbricato:












Inoltre, non solo l’ handkerchief racchiudeva dei poteri magici, ma per Othello aveva anche un significato affettivo particolare:














A questo punto, però, il testo di Shakespeare rivela una contraddizione. Infatti, come già accennato, l’autore aveva affermato, per bocca di Othello, che il fazzoletto era stato regalato alla madre del protagonista da un’ “Egyptian charmer”.  Nei versi riportati qui sopra, invece, Othello dice che il fazzoletto è un dono offerto dal padre. Com’è evidente dalla lettura parallela dei due testi, Alfred de Vigny si mantiene fedele al testo di Shakespeare al punto da non avvedersi della contraddizione, o, almeno, decide di non risolverla per non allontanarsi dalla storia originale. Infatti, sia nel testo inglese, sia nella traduzione di Vigny, di seguito si legge che il dono aveva garantito al marito amore e fedeltà da parte della moglie; e se il regalo fosse andato perduto, inevitabili disgrazie si sarebbero abbattute sul loro rapporto. Dunque, con la stessa promessa di conservarlo con cura, Othello aveva regalato il fazzoletto a sua moglie Desdemona. 


4. Conclusioni
Per cercare di arrivare a una conclusione, l’atteggiamento di Alfred de Vigny nei confronti del mouchoir si può definire paradigmatico dell’intera traduzione dell’Othello di Shakespeare. Infatti, la traduzione di Othello di Vigny può, a ragione, essere definita innovativa, ma solo in parte. Poiché, se, da un lato, Alfred de Vigny si mantenne, per la prima volta nella storia del teatro francese, fedele alla vicenda originaria di Othello, dall'altro, lo stesso Vigny sostituì le espressioni allora considerate “basse” (insulti, parolacce e nomi di animali considerati volgari) per una tragedia francese con degli equivalenti ritenuti meno volgari. E cercò di avvicinarsi il più possibile al rispetto della tre unità aristoteliche tanto care ai classicisti (17). Allo stesso modo, Alfred de Vigny decise di tradurre fedelmente il termine inglese handkerchief con mouchoir, senza però dimostrare la stessa fedeltà nella traduzione del ricamo dello stesso mouchoir.
Pertanto, da una parte, la traduzione di Vigny si può a ragione definire pioneristica per aver impiegato, per la prima volta nella storia del teatro francese, “le mot simple” mouchoir per tradurre l’handkerchief di Desdemona; d’altro canto, però, Vigny non osò fino in fondo, traducendo alla lettera anche la decorazione originaria dell’handkerchief, che, nel testo di Shakespeare, è descritto “spotted with strawberries”.
Andrea Raimondi

Vedi il blog di Andrea Raimondi
http://pugni-chiusi.blogspot.com/

NOTE

1  Dictionary Reference, http://dictionary.reference.com/browse/kerchief (data di accesso: 12 maggio 2010).

2)   Longman Dictionary of Contemporary English, Longman, Harlow 1995, p. 644.

3) Dictionnaire de L'Académie française, (6ème Édition, 1832-5), “Dictionnaire d’autrefois”,  http://portail.atilf.fr/cgi-bin/getobject_?p.13:12./var/artfla/dicos/ACAD_1932/IMAGE (data di accesso: 12 aprile 2010).

4 John Pemble, Shakespeare goes to Paris: how the bard conquered France, Hambledon and London, London 2005, p. 105.

5) Dictionaire critique de la langue française, “Dictionnaire d’autrefois”, http://portail.atilf.fr/cgi-bin/getobject_?p.0:3052./var/artfla/dicos/feraud/IMAGE/ (data di accesso: 13 aprile 2010).


6) André Gide, JournalVolume 1, Edité par Éric Marty, Gallimard, Paris 1997, p. 632. Gide tradusse due tragedie di Shakespeare: Hamlet e Antony and Cleopatra. Gide amava Shakespeare, ma non il teatro. Infatti, ogniqualvolta assisteva a una messinscena teatrale di un’opera di Shakespeare, ne usciva annoiato. Invece, quando leggevaShakespeare (soprattutto Othello), ne restava ammirato dalla sua abilità. John Pemble, Shakespeare goes to Paris, cit., p. 130.

7) John Pemble, Shakespeare goes to Paris, cit., p. 105.

8) Pierre Le Tourneur, “Othello”, in Shakespeare traduit de l'angloisJubilé de Shakespeare; Vie; Discours des préfaces, [etc.]; Othello, La Veuve Duchesne, Paris 1776, p. 143.

9 François Guizot, Othello ou Le More de Venisewww.ebooksgratuits.com, 2008, p. 97.

10 John Pemble, Shakespeare goes to Paris, cit., p. 105.

11)  Anatole France, Alfred de Vigny, Bachelin-Deflorenne, Paris 1868, p. 63.
  
12) Alfred de Vigny, “Lettre à Lord *** sur la soirée du 24 octobre 1829 et sur un système dramatique”, in F.Germain, A.Jarry (a c. di), Œuvres complètes - Tome 1: Poésie et théâtre, Gallimard, Pléiade, Paris 1986, p. 407.
 
13)  Ivi, p. 408.

14)   Ibidem.

15  Alfred de Vigny, “Lettre à Lord ***, cit., pp. 408-409. trad. it: "nello spavento e svenimento dei deboli che gettarono quel giorni lunghe grida di dolore, ma con la soddisfazione del pubblico, che a maggioranza, è abituata a nominare un fazzoletto 

16  Online Etymology Dictionaryhttp://www.etymonline.com/index.php?term=napkin (data di accesso: 15 maggio 2010).

17) Cfr. André Girouard, “Vigny traducteur d’Othello: justification d’un choix”, Revue Canadienne de Littérature Comparée, n°3, 1976, pp. 137-53.




Bibliografia


De Vigny Alfred. “Le More de Venise, Othello”, in F.Germain, A.Jarry (a c. di), Œuvres complètes - Tome 1: Poésie et théâtre, Gallimard, Pléiade, Paris 1986.

Shakespeare William. Othello, Mondadori, Milano 1992.

Cambien Michel, “Sous le masque de Shakespeare: Vigny traducteur”, Romantisme,  Vol. 23, n°79, 1993, pp. 3-13.

France Anatole. Alfred de Vigny, Bachelin-Deflorenne, Paris 1868.

Girouard André. “Vigny traducteur d’Othello: justification d’un choix”, Revue Canadienne de Littérature Comparée, n°3, 1976, pp. 137-53.

Grondona M., Paduano G. (a c. di). Quattro volti di Otello. William Shakespeare, Arrigo BoitoFrancesco Berio Di Salsa, Jean-François Ducis, Rizzoli, Milano 1996.

Guizot François. Othello ou Le More de Venisewww.ebooksgratuits.com, 2008.

Haig Stirling. “Vigny and Othello”, Yale French Studies, n° 33 “Shakespeare in France”, 1964, pp. 53-64.

Le Tourneur Pierre. “Othello”, in Shakespeare traduit de l'anglois: Jubilé de Shakespeare; Vie; Discours des préfaces, [etc.]; Othello, La Veuve Duchesne, Paris 1776.

Pemble John. Shakespeare goes to Paris: how the bard conquered France, Hambledon and London, London 2005.





la tragédie française [...] eut encore affaire d’un mouchoir pour le testament d’une reine d’Écosse; ma foi, elle s’enhardit, prit le mouchoir, lui-même! Dans sa main, en pleine assemblée, fronça le sourcil, et l’appela hautement et bravement tissu et don,   c’était un grand  pas  (14)
 OTHELLO.
 [...] That handkerchief
 Did an Egyptian to my mothegive;
 She was a charmer, and could almost read
 The thoughts of people


 OTHELLO.
 [...] ce mouchoir, c'est d'une Égyptienne
 Que le tenait ma mère. Une magicienne,
 Si profonde en savoir, que sa plume eût écrit
 Tous les pensers secrets qui passent dans          l'esprit

 OTHELLO.
 [...] there's magic in the web of it:
 A sibyl, that had number'd in the world
 The sun to course two hundred compasses,
 In her prophetic fury sew'd the work;
 The worms were hallow'd that did breed the  silk;
And it was dy'd in mummy which the skillful
Conserv'd of maiden's hearts.
                                              (III, 4, 69-75)



 OTHELLO.
 Ce mouchoir a reçu
 De magiques pouvoirs glissés dans son tissu.
 Celle qui le broda, prêtresse surannée,
 Avait vu deux cents fois naître et mourir l'année.
 La soie en est sacrée, et filée en un lieu
 Que dédie au soleil l'adorateur du feu;
 La brillante couleur de sa trame est formée
 Des teintes que produit la momie embaumée.
                                          (III, 11, 1476-1482)


 OTHELLO.
[…] while she kept it, 'Twould make her amiable and subdue my father
Entirely to her love; but if she lost it
Or made a gift of it, my father's eye
Should hold her loathed, and his spirits should hunt
After new fancies: she, dying, gave it me;
And bid me, when my fate would have me wive,
To give it her. I did so: and take heed on't;
Make it a darling like your precious eye;
To lose't or give't away were such perdition
As nothing else could match.
                                                    (III, 4, 58-68)

 OTHELLO.
 Ma mère, avec ce don, eut l'assurance d'elle Que son       mari serait toujours bon et fidèle, 
 Que de plaire toujours elle aurait le secret 
 Tant que ce talisman chez elle resterait. 
 Ma mère en expirant me l'a laissé, madame,  M'a dit de le  donner à mon tour à ma femme: Je l'ai fait. 
Prenez soin du mouchoir précieux 
Comme de la prunelle ardente de vos yeux; 
Le perdre ou le donner serait une infortune
                                 (III, 11, 1468-1476)


Vedi anche in questo sito 
<< Dietro la maschera di Otello, saggio di Andrea Raimondi
<< Otello di Shakespeare, riassunto atto per atto.
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<< Otello di Shakespeare, riassunto atto per atto.
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