Concepito come un libro di esercizi, regole e tecniche per reimpostare correttamente la propria voce, il Manuale di Corrado Veneziano è il primo, in Italia, a legare questioni di natura fonetica con esigenze di respirazione, problemi di cantilena e difetti di pronuncia con dimensioni ritmiche, intonative ed espressive. Scritto in modo chiaro e rigoroso, divertente e leggero nei suoi raccontini e nelle sue numerose prove di lettura, il testo permette una comprensione, pratica e teorica, completa delle molteplici implicazioni della comunicazione orale: l'impostazione diaframmale (per evitare ingolamenti e strascicamenti vocalici), l'allenamento muscolare mimico facciale (per evitare fissità e rigidità del viso durante la fonazione), gli esercizi più idonei per la eliminazione di cadenze dialettali, la comprensione dei meccanismi di pronuncia della fonetica italiana, le tecniche più avanzate per controllare timbro, pause, volume e intonazione delle proprie frasi e delle proprie parole.
Nella lingua italiana si presentano casi di omonimie che si differenziano nel loro significato proprio in ragione del diverso tipo di accento fonico che le caratterizza, sebbene, per altro, tale accento non sia mai segnalato dalla grafica.
Nelle due tabelle seguenti sono elencati quei casi nei quali occorre prestare particolare attenzione al fine di evitare ambiguità e malintesi.
I nomi propri non seguono le regole esposte precedentemente. Occorre quindi conoscerne l'esatta pronuncia imparando a memoria quelli più comuni. Eccone un elenco:
La regola del rafforzamento sintattico, in genere ignorata (al nord) o malamente utilizzata (al sud), impone di pronunciare alcune consonanti semplici, poste ad inizio di parola, come se fossero doppie.
Questo raddoppiamento pronunciato, e non scritto, deve essere effettuato nei seguenti casi:
1.Dopo tutte le parole polisillabe tronche:
Esempi:
- perché no perché-nnò
- città santa città-ssanta
-sarò tua sarò-ttua
2.Dopo i monosillabi accentati o tonici né, già, quà, là, fa, più, sì, ma, sa, fra, se, a, e, o,ecc..
Esempi:
- già detto già-ddetto
- là sotto là-ssotto
- fra noi fra-nnoi
- se dici se-ddici
- e poi e-ppoi
- a noi a-nnoi
3.Dopo la forma è del verbo essere
Esempi:
- è vero già-ddetto
- è falso là-ssotto
La Z dolce o sonora
La "z" dolce o sonora italiana è quella usata per pronunciare il vocabolo zero e deriva spesso dalla "-di-" seguita da vocale del latino classico.
Esempi:
prandium pranzo
radius razzo.
La lettera "z" ha suono dolce o sonoro nei seguenti casi:
2. Quando è lettera iniziale di un vocabolo ed è seguita da due vocali
Esempi: xxx xx, zuavo, xxx xx
Eccezioni ("z" xxx xx):
- nel vocabolo xxx e suoi derivati che rientrano nella regola della zeta aspra o sorda perché presentano la - vocale "i" seguita da un'altra vocale
3.Quando è lettera iniziale di un vocabolo e la seconda sillaba inizia con una delle consonanti cosiddette sonore "b", "d", "g", "l", "m", "n", "r", "v"
- In alcuni vocaboli come preside, presidente, trasecolare, disegno. Questi vocaboli, in realtà, sono vocaboli composti anche se questa caratteristica non è immediatamente evidente.
2.Quando è xxx xx dalle xxx xx xxx xx sonore xxx xx", "xxx xx
10.Nelle terminazioni in "-xxx xx", "-esa", "-exxx xxso", "-esi"
Esempi:v
Eccezioni ("e" aperta): nei vocaboli nei quali la "e" fonica forma dittongo con la "i" (Es.: chièsa) nei vocaboli blèso, obèso, tèsi (sostantivo), xxx xx, esegèsi
La "e" fonica aperta italiana (è) deriva spesso dalla "e" breve e dal dittongo "ae" del latino classico.
Esempi:
La lettera "e" ha suono aperto nei seguenti casi:
1.Nel dittongo "-ie-"
Esempi: bandièra, ièri, cavalière, lièto, diètro
Eccezioni ("e" chiusa) - nei suffissi dei vocaboli di derivazione etnica (Es.: ateniése, pugliése, marsigliése, ecc.), nei suffissi dei diminutivi in "-ietto" (Es.: magliétta, fogliétto, vecchiétto,ecc.); nei suffissi dei sostantivi in "-iezzo" (Es.: ampiézza); nei vocaboli chiérico e bigliétto
2.Quand'è seguita da vocale
Esempi: colèi, costèi, fèudo, idèa, lèi
Eccezioni ("e" chiusa): nella desinenza "-ei" del passato remoto (Es.: credéi, ecc.), nelle preposizioni articolate (Es.: déi, péi, néi, ecc.), nell'aggettivo dimostrativo quéi.
3.Quand'è seguita da una consonante dopo la quale vengono due vocali
Esempi: sassèdio, gènio, egrègio, prèmio
Eccezioni ("e" chiusa):quando è seguita dalle sillabe "-gui-", "-gua-", "-guo-" (Es.: diléguo, perséguo, séguito, trégua, ecc.), nei vocaboli frégio, sfrégio.
4.Nei vocaboli di origine straniera che terminano con una consonante
Eccezioni ("e" chiusa): nei vocaboli xxx xx quali la "e" fonica forma dittongo con la "i" (Es.: chièsa) nei vocaboli blèso, obèso, xxx xx (sostantivo), catechèsi, esegèsi
31.Nei suffissi dei numerali ordinali in "-xxx xx"
Esempi: xxx xx
32.Nelle terminazioni in "-xxx xx", "-xxx xx", "-estro", "-estri"
Esempi: xxx xxo, ambidèstro, dèstra
33.Nelle desinenze del passato remoto in "-xxx xx", "-xxx xx", "-ettero"
Esempi: cxxx xxtte
34.Nei vocaboli terminanti in "-xxx xx", "-ezia
Esempi: ivzia
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Leggi qui la pagina sulle regole generali
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