Esempio 1
dal 8 ott 2010
Interprete affascinante degli anni Venti e Trenta, Tamara de Lempicka è una vera icona dell'Art Déco. Pittrice di talento e modello di una femminilità indipendente e trasgressiva costruì con abilità la sua immagine elegante e sofisticata, che in breve tempo diventò tutt'uno con la sua opera. I suoi quadri, ispirati al classicismo tipico della cultura figurativa tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale sono ricchi di riferimenti alla moda e al design.


La pittura di Tamara de Lempicka



di Gabriele Blundo Canto
«Ed io non posso maledire morte/ se tu l’hai scelta/ e, pur dubbiosa, in lei soltanto guardo/ se mi ti renda in qualche modo. Tanto/ scialbo e infantile il mio sogno di allora, / poter partire sull’eterea nave/ che ci traesse sulle nebulose/ cercando...». Volge quasi un quarantennio da quando, nel 1972, Helle Busacca faceva stampare I quanti del suicidio presso una tipografia romana. Il ricorso all’autopubblicazione si legava alla strenua volontà di non finire nel «sottobosco editoriale» e di non svendere un’opera sentita come propria, dovuta ad un’impellente necessità di lasciar traccia. Come scrisse Murasaki nel Giappone di mille anni fa: «Qualche cosa della sua vita, o di quella che lo circonda, appare allo scrittore così importante, che non può sopportare di lasciarla cadere nell’oblio». Al di là dell’esperienza personale e storica da cui nasce, la poesia, affermava la Busacca, non è mai così soggettiva; anzi, quanto più appare tale, tanto più è «la sintesi di una inter-azione [...], la risultante necessaria, che non può essere se non quella, dell’incrociarsi di tutti i fili che compongono il nostro mondo»; nel contempo essa «esprime una ricerca e una denuncia» che «presuppone, sulla terra, coscienze umane».
Tamara de Lempcka
“Silhouette decisamente parigina. Due occhi chiari, penetranti, capelli biondi e naso greco, leggermente ricurvo labbra color carminio e unghie color ocra rossa. Altezza considerevole per una donna. Vestiti da favola, pellicce costosissime, la sua sola presenza suscita curiosità. All’ambasciata polacca è circondata da molta simpatia. E’ per noi un eccellente attrazione propagandistica alla fiera internazionale parigina. Ogni suo dipinto attrae l’attenzione! Numerose richieste di ritratti, di anno in anno, aumentano la sua popolarità e stima. La corrispondenza dei nostri collaboratori a Parigi ha portato notizie dei suoi trionfi pittorici.  E’ giunta a Varsavia per respirare l’aria della terra natale. Chi ha visto un suo quadro almeno una volta, ricorda nome e cognome: Tamara De Lempicka.
La sua pittura possiede decisamente caratteristiche specifiche. Forte nel disegno e nella costruzione, si distingue per il coraggio della concezione e nella scala cromatica. L’artista sostiene che non ha appreso molto dalla studio accademico.
- Possibile che Lei sia un’autodidatta? – rischiamo la domanda.
- Quasi! – risponde – Devo tutto al mio stesso lavoro. Per qualche tempo ho studiato sotto la guida di M. Denis e A. Lothe, ma chiunque ammetterà che, in linea di massima i miei dipinti si distinguono visibilmente dall’arte di questi maestri della tavolozza […]” .
 
Dopo il divorzio dal marito, la pittrice viene ospitata da Gabriele D’Annunzio al Vittoriale, diventando oggetto del suo insistente corteggiamento. Dopo vari viaggi in Europa, Tamara si trasferisce in California in compagnia del secondo marito, il barone Raoul Kuffner de Diószegh, e successivamente a New York. Muore il 18 marzo 1980 in Messico e le sue ceneri, come da sua volontà, vengono sparse sul Popocatepetl, il vulcano che lei vedeva dalla finestra di casa sua.

L'arte

Icona degli anni Venti, Tamara De Lempicka è la famosa ritrattista polacca dedita all’Art Déco. Il suo stile è sensuale, disinibito, scandaloso. I suoi primi soggetti sono donne umili e malinconiche,  come  Lindovina o la Donna dai capelli rossi, contraddistinte da colori forti e decisi.
I corpi che la pittrice ritrae sono deformati, racchiusi in archi e curve che richiamano il cubismo come in uno dei suoi nudi più belli, Donna che dorme, il cui corpo plastico della protagonista è immerso in un verde scuro. Le ombre sono ben delineate e precise. I soggetti sono vari: donne gelide ed irraggiungibili,  uomini, la piccola Kizette, la natura morta. I soggetti maschili come quelli femminili hanno occhi tristi, malinconici, lontani. La pittura, fredda e raffinata, esprime il disagio psicologico dell’uomo, calato nel mondo moderno prossimo alla guerra.
La passione per l’arte di Tamara, nasce durante gli anni giovanili e prosegue nel corso del tempo, soprattutto durante il periodo della crisi matrimoniale quando sente un forte bisogno di esprimersi. Prende lezioni di pittura da Maurice Dennis e poi da André Lhote, con l’intenzione di far fronte ai problemi economici. Dal 1922 fino alla metà degli anni Trenta, espone alcuni quadri al Salon d'Automne, a Parigi. In un articolo di “Comœdia”, periodico francese edito a Parigi tra il 1907 ed il 1941, si legge:

“La pittura di Tamara De Lempicka” […] “ha un carattere molto particolare. È, se vogliamo, un Greuze 1930. Una pittura molto spinta, in cui il minimo dettaglio è curato, in cui tutto è accarezzato amorevolmente da un pennello meticoloso e allo stesso tempo una concezione piuttosto ardita della deformazione decorativa, il gusto delle linee pure delle forme semplici, un disegno preciso, netto, su una pittura liscia, un modellato estremamente abile. Pittura che ricorda sempre un po' quella delle "vite classiche" che si possono vedere al Salon, ma infinitamente più ricca di seduzione e di originalità. La sua arte non è fredda, malgrado la precisione; appare invece di una sensibilità molto viva. Non è una pittura "realista", diremmo piuttosto che si tratta di una pittura "surrealista", se questa parola non fosse già stata impiegata in un senso diverso. Le figure e i ritratti di Madame De Lempicka sono vivi fino a divenire allucinanti, tanto perfetto è il trompe-l'oeil. I suoi personaggi escono dai quadri. Le sue figure a grandezza naturale sono più che dei ritratti, sono l'immagine stessa del modello riflessa in uno specchio. Un riflesso, però, sottomesso alla volontà del pittore” .
Durante il periodo del secondo matrimonio, le esposizioni di Tamara diventano sempre meno frequenti, mentre i quadri acquistano forme più armoniose, slegandosi dal cubismo precedente. Negli anni ‘40, Tamara perfeziona ulteriormente la propria tecnica contrapponendola al seguente astrattismo, caratterizzato dall’uso della spatola,  dalla presenza di contorni meno precisi e colori quasi assenti. Sono queste le opere che sono state esposte a Roma nel ‘57. Dopo l’insuccesso della mostra avvenuta a New York nel 1962, la pittrice esprime l’intenzione di non voler esporre mai più i propri lavori in pubblico.
Le “Amazzoni” di Tamara

Per molti aspetti, la vita privata di Tamara De Lempicka è avvolta nel mistero. Tutto ciò che più la rappresenta, traspare dai suoi innumerevoli quadri. Ritratti dei due mariti, della figlia e dei suoi vari amanti, sia uomini che donne. L’erotismo della pittura di Tamara, appare già nelle opere iniziali durante il periodo del primo matrimonio, particolarmente frustrante da un punto di vista sia economico che sessuale. Nelle opere dell’artista polacca, si denota una concentrazione tematica sul nudo femminile. Le figure femminili che popolano i suoi quadri, fanno parte di una casta egalitaria, adatta all’ambiente del periodo. Tamara è la regina della vita mondana, delle feste e del bel vivere. Esprime l’amore per le donne attraverso tutta una serie di ritratti tra cui: Ritratto di Madame Zanetos, Ritratto della duchessa di Valuy. Le sue donne non sono mai dolci, ma sempre austere e rigide, persino quelle giovani come la figlia Kizette. Tra le sue amanti, è presente  la duchessa Marika de La Salle, che posò per lei nel 1925. Unico ritratto che fu sempre presente nella sua camera da letto.
La Frusta Letteraria - Rivista di critica culturale on line
Tamara Rosalia Gurwik-Górska, in arte Tamara De Lempicka, nasce a Varsavia il 16 maggio del 1898. A soli 13 anni, visita l’Italia con la nonna Clementine e subito dopo, la Francia, dove apprende i primi rudimenti di pittura. All’età di 16 anni, dopo la morte dell’adorata nonna, si trasferisce a San Pietroburgo in casa della zia Stfa Jansen, dove conosce l’avvocato Tadeusz Łempicki, che sposerà due anni più tardi. Durante il periodo della rivoluzione russa, il marito viene arrestato dai bolscevichi e rilasciato grazie alle conoscenze della moglie. La coppia decide di trasferirsi a Parigi, dove Tamara frequenta l’ambiente degli artisti futuristi e cubisti, e dove nasce la figlia Kizette. Durante questo periodo diventa un personaggio noto ed è così, che viene descritta nella rivista polacca “Swiat” del 9 gennaio 1932:
Tra le modelle va ricordata anche la bella Rafaela, il cui dipinto venne considerato tra i più meravigliosi nudi del secolo. La relazione con la donna durò circa un anno durante il quale,  la pittrice la ritrasse in varie pose. La più popolare è quella con la veste rossa, in cui la Rafaela è stesa sul divano. In essa è evidente la grande carica erotica ed il desiderio che la pittrice nutriva nei confronti della modella, che è rimasta tra i suoi amori più grandi.



Joanna Plewniak