di Joanna Plewniak

The Cure, gruppo musicale post-punk inglese, nascono nel 1976 in piena corrente New Wave. La band, la cui formazione è variata nel corso del tempo, raggiunge il successo verso la metà e la fine degli anni Ottanta. Per via del loro aspetto cupo e decadente, i Cure vengono spesso associati ai generi del Gothic Rock e della Dark Wave benché Robert Smith (21 aprile 1959), fondatore e leader del gruppo, abbia ribadito più volte che la band non possa essere considerata rappresentativa di un unico genere musicale.  Col suo look goth-punk, (capelli cotonati, matita sugli occhi, rossetto, camicia e pantaloni neri, scarpe da ginnastica bianche) Smith diventa l’icona di un genere musicale che varia dall’Alternative rock al Gothic, dal post-punk al dark-wave. 
Poco è noto della vita privata del cantante, nonché autore di quasi tutte le musiche della band. É certo che si tratta di un musicista versatile, vista la varietà delle sue canzoni che passano da ballate romantiche e struggenti, come TreasurePlainsongPictures of you,  Lovesong (quest’ultima scritta per la moglie nel giorno del loro anniversario), a toni più intensi come in One Hundred Years o allegri  in Boys don’t cry e Close to me.

É  il 1978 quando i Cure intonano le note di Killing an Arab, manifesto del loro esordio come gruppo inglese post-punk. Innalzandosi dalle ceneri del dark-punk,  irrompono con una musica dalle tinte cupe, depresse ed esistenzialiste. La creatività di Smith, che  si cimenta in liriche trascendentali e sinistre, contraddittorie ed inquietanti, è fortemente influenzata dalla letteratura, da scrittori e poeti tra cui Albert Camus (per Killing an Arab), Franz Kafka (per At Night), Christina Rossetti (per Treasure).
La prima pubblicazione del gruppo è il singolo Killing an Arab, il cui testo trae ispirazione da Lo straniero (L'Étranger, 1942) di Albert Camus (1913-1960) scrittore, drammaturgo e filosofo francese.  L’opera, conosciuta per le sue argomentazioni esistenzialiste, è divisa in due parti e racconta della vita di un uomo di origine francese, Meursault, insensibile agli sconvolgimenti che gli si presentano nella vita, come ad esempio la morte della madre.  Il carattere di Meursault è quello di una persona che non sente alcun tipo di sentimento per la madre, rifiuta di vederne le spoglie, beve caffè e fuma vicino alla bara. Nei giorni successivi il protagonista inizia una relazione con Maria, una donna conosciuta in spiaggia. Mentre Maria prova un sentimento per Meursault, da parte sua c'è solo desiderio fisico. In ultimo, Meursault si ritroverà a commettere un omicidio in spiaggia, spara ad un arabo e lo uccide, usando la pistola che gli era stata data dall’amico Raymond Synthès.  Durante il lungo processo verrà discusso, più che l'assassinio, il fatto che Meursault sembri non provare alcun tipo di rimorso per quello che ha fatto e malgrado i tentativi dell'avvocato difensore, viene condannato a morte. 

Questa canzone ha suscitato molte polemiche per il suo titolo, costringendo i Cure a rilasciare dichiarazioni in cui negavano qualsiasi tipo di carattere razzista o violenta della stessa. Nonostante ciò, la canzone venne poi bandita dalle radio statunitensi e riproposta dal gruppo solo nel 2005.




Uccidere un arabo (Killing an Arab)
Musica e testo di Robert Smith

Me ne sto sulla spiaggia
Con una pistola in mano
Guardo il mare
Guardo la sabbia
Squadro con la canna della pistola
L'Arabo per terra
Vedo la sua bocca spalancata
Ma non sento nessun suono
Sono vivo
Sono morto
Sono lo straniero
Che uccide un Arabo

Posso girare i tacchi e andarmene via
Oppure potrei sparare al sole
Guardo il cielo
Guardo il sole
Qualsiasi cosa scelga
Avrebbe lo stesso valore
Assolutamente nulla
Sono vivo
Sono morto
Sono lo straniero
Che uccide un Arabo

Sento il fremito del calcio d'acciaio
Liscio nella mia mano
Guardo il mare
Guardo la sabbia
Guardo me stesso
Riflesso negli occhi
Dell'uomo morto sulla spiaggia
L'uomo morto
Sulla spiaggia

Sono vivo
Sono morto
Sono lo straniero
Che uccide un Arabo


Un’altra canzone d’ispirazione letteraria è At night (Di notte), facente parte dell’album Seventeen Seconds (1980). Lo spunto arriva da Franz Kafka (1883-1924) scrittore boemo di lingua tedesca, una delle più importanti figure della letteratura del XX secolo. I temi di Kafka, il senso di smarrimento e di angoscia di fronte all'esistenza, caricano la sua opera di contenuti filosofici già a partire dalla metà del Novecento. Non sono pochi i critici che hanno intravisto nei suoi testi, elementi tali da farlo ritenere un interprete letterario dell'esistenzialismo.

Di notte (At night)
Musica e testo di Robert Smith

Nella profondità della notte
Affondo nella notte
Rimanendo solo sotto il cielo
Sento il freddo del ghiaccio
Sul mio volto
Guardo
Le ore passare

Le ore passare...

Dormi
Dormi in un letto sicuro
Raggomitolata e protetta
Protetta dagli sguardi
Sotto un tetto sicuro
Nel cuore di casa tua
Ignara
Dei cambiamenti di notte

Di notte

Sento l'oscurità respirare
Provo una disperazione tranquilla
Ascolto
Il silenzio di notte
Ci deve essere qualcuno
Ci deve essere qualcuno

Qualcuno deve essere lì


Treasure fa parte dell’album Wild Mood Swings (1996). Christina G. Rossetti (1830- 1894) poetessa britannica e sorella di Dante Gabriel, fu d’ispirazione a questa canzone dei Cure, molto simile alla famosa When I am dead, my dearest.  Essa esprime tutta l’esitazione della scrittrice nei confronti dell’amore: Christina non è sicura del proprio sentimento perché non crede a quello dell’amato. Quest’ultimo viene dunque lasciato libero, perché nemmeno lei riuscirebbe a sopportarne un rifiuto.

Tesoro (Treasure)
Musica e testo di Robert Smith

Lei sussurra
"Ti prego, ricordati di me
Quando me ne sarò andata da qui"
Lei sussurra
"Ti prego, ricordati di me
Ma non con lacrime..."
"Ricorda che sono stata sempre sincera
Ricorda che ho sempre provato
Ricorda che ho amato solo te
Ricordami e sorridi...
Perchè è meglio dimenticare
Che ricordarmi
E piangere"

"Ricorda che sono stata sempre sincera
Ricorda che ho sempre provato
Ricorda che ho amato solo te
Ricordami e sorridi...
Perchè è meglio dimenticare
Che ricordarmi
E piangere"


Joanna Plewniak


© Joanna Plewniak. Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata. Vietato il deep link. Copia registrata in "corso particolare". Autorizzato l'uso solo per scopi didattici o di studio personali.

Esempio 1
Esempio 1
Influenze letterarie nei Cure
<<<Ritorno all'Indice Fili di Fumo
Una fiaba nera dedicata a tutti gli innamorati delle canzoni scure come la notte, a chi non ha ancora trovato la colonna sonora per i demoni che gli infestano la mente, a chi ha sempre saputo che Peter Pan e Alice nel paese delle meraviglie sono superstar del punk, a chi impazzisce per Joy Division e Siouxsie and The Banshees, a chi venera Camus e Sartre, a chi ha scoperto il segreto per sognare a occhi aperti nei pomeriggi di pioggia, ai profeti della malinconia, a chi sta celebrando un romantico funerale per gli anni Ottanta, a tutti quelli che pregano per il meglio aspettandosi il peggio, a chi sospetta che il vangelo dark conduca al paradiso del pop, a chi sogna di restare in perfetto equilibrio tra melodia e disintegrazione e a chi ha capito che non esiste una facile cura per niente.
Alcuni dei miei testi sono indubbiamente personali e forti, ma se davvero avessi fatto tutto quello di cui parlano le mie canzoni sarei morto da un pezzo." Da ormai trent'anni Robert Smith dà voce a visioni oniriche e inflessioni dell'animo che attraversano tutto lo spettro del sentire umano. Le sue canzoni parlano di coinvolgimento e distacco, di rapimenti euforici e abbandoni, indugiano nei ricordi, li frantumano con sferzate di commenti disillusi o li avvolgono in claustrofobiche filastrocche. Intenso fino a toccare i limiti del sentimento eppure sempre pronto a mettersi in gioco ben oltre i cliché tipicamente dark ai quali spesso la sua immagine viene associata, Smith è rimasto fedele alla duplice anima pop e anticonvenzionale degli esordi, tra enfasi romantica, sinistre introversioni e imprevedibili deviazioni di stile.
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