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Resoconto di lettura del saggio di Mario Praz  Machiavelli in Inghilterra e altri saggi (1942), ripubblicato in Machiavelli in Inghilterra e altri saggi sui
rapporti anglo-italiani (Sansoni 1962).

Atto d'origine del pregiudizio inglese su Machiavelli è il governo di Caterina de Medici in Francia con le conseguenti malversazioni dei cortigiani fiorentini che affollavano la corte. La summa dell'odio contro gli italiani è l'opera, scritta in inglese da un ugonotto, il cui titolo è pura poesia  A Discovery of the great subtiltie and wonderful wisedome of the Italians, whereby they bear sway over the most part of Christendome and cunninglie behave themselves to fetch the Quintescence out of the people purse: Discoursing at large the means, howe they prosecute and continue the same: and last of all, convenient remedies to prevent all their pollicies herein. (1591) In questo libro già si trovano riferimenti ai Discorsi, in molti casi volutamente travisati; una delle caratteristiche machiavelliche è l'avidità, in contrasto agli insegnamenti contenuti nel Principe, questo è dovuto proprio al sovrapporsi della figura del Machiavelli con quella dei cortigiani fiorentini in Francia.
Edward Meyer Machiavelli and the Elizabethan drama (1897) ritiene la causa del diffondersi dell'antimachiavellismo la stampa del  Contre Machiavel del Gentillet nel 1576, Praz trova però dei riferimenti a Machiavelli anche prima, viene usato il termine machivilian nelle Sempill Ballads, raccolta di poesie satiriche scozzesi datate 1568-1572, ed è naturale che l'antimachiavellismo francese sia passato prima in Scozia che in Inghilterra (il che però non dimostra che queste ballate scozzesi fossero conosciute in Inghilterra prima del libro di Gentillet visto il loro carattere locale che poco avrebbe interessato un inglese, nota del copista).
La colpa del Machiavelli agli occhi degli elisabettiani è proprio la sua scientificità, il suo nome diventa sinonimo della malattia che descrive, inoltre, la mancanza di un punto di vista etico cristiano lo rende complice della malattia stessa; a questo si aggiunge il fascino esotico, sanguinario e fraudolento dell'Italia per gli elisabettiani, tanto che la maggior parte dei drammi viene ambientata in Italia; si sommano così lo stereotipo di italiano e l'amoralità machiavellica, nonostante i più perfetti esempi di Principe siano stranieri: Giovanni senza Terra, Enrico IV, Riccardo III , Elisabetta I e Luigi IX;  quest'ultimo richiese la presenza a corte del Conestabile in quanto aveva bisogno di un simile capo, rivoltosi poi al segretario disse... separato dal busto... , tranello che si ritrova nella  Dutchesse of Malfi del Webster, in bocca a Ferdinando, un perfetto esempio di Machiavellian.

Il vero Machiavelli era ben conosciuto in Inghilterra, le sue opere vennero stampate da Wolfe tra il 1584 ed il 1588, fingendo fossero stampate a Palermo o Roma per sfuggire la censura; nel contempo circolavano le versioni in inglese, manoscritte, del Principe e dei Discorsi, mentre L'Arte della Guerra e le Storie vennero stampate in versione inglese nel 1562 e nel 1595. 
Uno dei più attenti lettori di Machiavelli fu Francesco Bacone che scrive nel Advancement of Learning  ... noi dobbiamo essere grati a Machiavelli e agli scrittori come lui, che scrivono ciò che gli uomini fanno, e non ciò che dovrebbero fare... . Similmente si nota l'influsso di Machiavelli negli  Essays or Counsels, civil and moral. Bacone fa suo il pensiero di Machiavellie lo porta alle estreme conseguenze, pone l'utile personale come ideale perfino nelle relazioni personali come amicizia ed amore, un sistema così complesso di astuzie presuppone un sfiducia nell'umanità che però Bacone rifiuta in sede scientifica, dove invece è ottimista e crede nel progresso dell'umanità; questo lo porta a valutare più di Machiavelli il ruolo dello stato, secondo Bacone sopra il tornaconto dei contendenti và posto il bene della collettività. 
Contemporaneamente a Bacone anche Gabriel Harvey sviluppò una dottrina machiavellica ma andando in una direzione diversa, arrivò a precorrere il superuomo nicciano che chiama Angelo Furius, Angelo cioè intelletto perfetto e Furio cioè volitivamente impetuoso.

Bacone ed Harvey sono casi isolati, tra i più il pensiero di Machiavelli era grossolanamente travisato, emblematico è l'uso della parola politic. Politico in Machiavelli significa conforme alle sane arti del governo ed è contrapposto a corrotto che significa mal governato. In Inghilterra la parola policie la troviamo a partire dal 1406 con il significato di espediente, via via assume un carattere sempre più sinistro e
verso la metà del Cinquecento è sinonimo di astuzia, raggiro. Innumerevoli sono gli esempi dell'uso della parola politic e sue varianti, basti per tutti questo, tratto dal poema Doomes Day di Sir William Alexander (1637) ... il Fiorentino reso celebre da queste arti ne ha corrotti moltissimi fino in tempi recenti, sicchè la sottigliezza è venuta in tal credito, che la falsità (quando è chiamata policy) è elogiata... Anche Tommaso Moro nella sua Utopia usa il termine politic

Fu il dramma elisabettiano che codificò l'uso del termine in relazione a personaggi malvagi e traditori, esempi si trovano in quasi tutte le opere, basti questa battuta del Game at Chess (1624) del Middleton, che fa dire al Cavaliere Nero, cioè l'Ambasciatore di Spagna, ...largo al più possente politico machiavellico (Machiavel Politician) che il diavolo mai fece nascere da un uovo di monaca !...
Anche Walter Raleigh usa il termine nel suo  Maxims of State (1661), nonostante il Raleigh sia un'altra perfetta incarnazione del Principe.

Come mai il dramma elisabettiano è così pieno di malvagi machiavellici ? Perché una delle fonti principali di ispirazione fu il teatro di Seneca, che giunse in Inghilterra attraverso le imitazioni italiane di Giraldi Cinthio. In Seneca troviamo il personaggio del ... tiranno (che ) per ottenere la corona pugnala, impicca, avvelena, soffoca, taglia gole... (A warning for Faire Women, 1599); Cinthio inserisce nel furfante senechiano tratti desunti dalle opere di Machiavelli, oltre ai tratti violenti inserisce pure astuzie e raggiri (policies). A questo punto si può dire che il machiavellismo è più un etichetta che vera sostanza, i caratteri del dramma elisabettiano derivano direttamente da Seneca, Machiavelli serve per rinnovare gli ormai triti discorsi e per dare un aura di italianità al dramma, il vero Machiavelli non c'è, c'è soltanto lo spauracchio.

In seguito al figura del machiavellico passa da oggetto d'orrore a oggetto di scherno; nel  Volpone (1606), Jonson inserisce il personaggio di Sir Politick Would-be, Sir Politick osserva e prende note, si tiene fuori dalla vita attiva e nota le correnti e le vicende delle cose per suo diletto, giudica Ulisse un povero si spirito e vede intrighi e complotti dappertutto ma alla fine Sir Politick si dimostra un semplicione di cui è facile farsi gioco.

Gli artefici della trasformazione del furfante senechiano nel machiavellico elisabettiano sono Kyd e Marlowe, tutti gli altri derivano da loro; Marlowe ebbe sicuramente una conoscenza approfondita della opere di Machiavelli,  lo studiò a Cambridge insieme a Gabriel Harvey, scrisse una poesia in latino con voce narrate Machiavelli e, più tardi, ebbe modo di discuterne con Raleigh .
A questo punto giova notare come il meno debitore al personaggio machiavellico sia Shakespeare, il che, secondo l'opinione di questo modesto copista, lo rende ancora più grande.

La figura di  Machiavelli venne accostata anche a Satana, in modo naturale visto il lavoro gia svolto dalla chiesa cattolica per accusarlo di ateismo, i protestanti inglesi andarono oltre associando a Machiavelli  la figura di un altro spauracchio: Ignazio di Loyola. I paralleli tra Machiavelli e la Compagnia di Gesù riguardo i metodi per ottenere il dominio sono lampanti, li divideva soltanto la denominazione del fine ultimo: la potenza della nazione per Machaivelli, la Gloria di Dio per i gesuiti. Anche in questo caso gli esempi abbondano, il più gustoso è la satira di John Donne  Ignatius his Conclave (1611), in cui il sommo immagina di sognare gli appartamenti di Lucifero, dove, nel più interno di essi, siede Lucifero ed i suoi eletti; Loyola, che è il braccio destro di Lucifero, fa in modo che solo i gesuiti riescano a passare l'esame di nefandezza necessario per esservi ammessi. Dopo che Copernico e Paracelso vengono bocciati si presenta Machiavelli. Dapprincipio Machiavelli tenta di attaccare Loyola ma vedendo che Lucifero approva ogni parola de Ignazio cambia strategia e prende ad adularlo per incorrere nel suo favore e per instillare in Lucifero il dubbio che Loyola stia diventando troppo potente. Machaivelli si prende il merito di aver insegnato ai gesuiti l'arte di equivocare e di esser sempre stato a favore della spargimento di sangue e dell'uccisione dei regnanti. Lucifero viene molto colpito dalle parole di Machaivelli e vorrebbe farlo entrare anche per contrapporlo a Loyola come contravveleno, ma Loyola, più furbo del diavolo, capisce le sue intenzioni e parte in un discorso di cinquanta pagine in cui dimostra che Machiavelli sempre si oppose al papato (visto dai protestanti come il regno dell'anticristo) e come, pur insegnando a mentire e tradire, lo fece in modo si malaccorto da essere scoperto e avversato da tutti; al contrario i gesuiti con la dottrina della riserva mentale si erano intrufolati in ogni dove senza destar sospetti; infine Machiavelli non aveva inventato niente di nuovo datosi che le sue idee si trovano già in Platone e nei padri della Chiesa. Il povero Machiavelli sotto la furia di questo attacco sparisce .
Il machiavellico non divenne mai un personaggio della satira, tranne una eccezione, perciò con la chiusura dei teatri il personaggio si perse e nella restaurazione il termine machiavel venne usato per indicare una donna scaltra. 
Fece una breve riapparizione in  Tom Jones di Fielding  e poi nei romantici ma ormai era il fantasma di se stesso; secondo Praz l'ultimo machiavil è il Mefistofele di Goethe.

Dallo stereotipo machiavellico così delineato in epoca elisabettiana discende lo stereotipo di italiano -diabolico giustificatore dei delitti dei principi- che all'epoca del viaggio in Italia, nel XVIII secolo, divenne la causa dell'atteggiamento denigratorio dei viaggiatori inglesi.

Henry Newbolt

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