Esempio 1
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dal 27 agosto 2006
"Il Manifesto è un testo formidabile che sa alternare toni apocalittici e ironia, slogan efficaci e spiegazioni chiare e (se proprio la società capitalistica intende vendicarsi dei fastidi che queste non molte pagine le hanno procurato) dovrebbe essere religiosamente analizzato ancora oggi nelle scuole per pubblicitari". (Umberto Eco). 
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Karl Popper ha affermato di essere stato, nella primavera del 1919, un convinto marxista. Questo incantamento ideologico durò però pochissimo. "A diciassette anni - ha scritto Popper - ero diventato antimarxista. Mi ero reso conto del caratere dogmatico del credo e della sua incredibile arroganza intellettuale." Nella "Società aperta e i suoi nemici", nella "Miseria dello storicismo" e in "Congetture e confutazioni" Popper ha rivolto numerose critiche alla rete teorica marxiana. Il marxismo - egli ha affermato - non può più essere considerato scientifico, in quanto è stato ripetutamente falsificato, esso può essere descritto solo come non-scienza. Nè il materiale dialettico né il materiale storico si salvano dalle critiche popperiane. 

Il libro presenta una biografia di Karl Marx, raccontandone la vita nei suoi aspetti più brillanti e in quelli più oscuri, con le sue umane contraddizioni che spesso spiegano, più di accreditate teorie filosofiche, lo spirito e la genesi delle sue idee. 

La vita dell'ardente e sfortunata figlia di K.Marx, offre più di uno spunto per gettare uno sguardo critico sull'interno familiare, borghese e maschilista, del fondatore del comunismo.
«Rispetto alle altre filosofie o concezioni del mondo o si dica come si voglia, è indubbio che il marxismo ha finora derivato il suo fascino e la sua forza dal fatto di poter addurre – oltre ai libri – il corredo della realtà. Era una teoria che si doveva e che si stava realizzando. Aveva una storia reale da esibire. Ecco la ragione vera – il pomo di similoro – che ci ha stordito e accecato; che ci ha permesso di ignorare i campi di concentramento quando tutti sapevamo che c’erano; o di fingere di non vedere i crepacci della teoria mentre in alta acrobazia costruivamo passerelle per scavalcarli. E ora, com’è giusto, il marxismo entra in crisi per il tipo di realtà che ha concorso a costruire o coprire. Mi domando se […]  il punto vero non stia proprio qui. In questa insensata e corrotta brama di mescolare impunemente conoscenza e desiderio. E chiamare la storia a dimostrare la verità»

Lucio Colletti, Tra marxismo e no, Laterza, Bari 1979, p. 133




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La concezione materialistica della storia: filosofia della storia o metodo critico? 


  di Salvatore Lucchese



All’amico Raffaele De Stefano.
Nella speranza di sfatarne alcuni pregiudizi
sul pensiero di Marx
e di avviare con lui
un serrato confronto critico
a partire dai testi.


Il fatto è dunque il seguente: individui determinati che svolgono un’attività produttiva secondo un modo determinato entrano in questi determinati rapporti sociali e politici. In ogni singolo caso l’osservazione empirica deve mostrare empiricamente e senza alcuna mistificazione e speculazione il legame fra l’organizzazione sociale e politica e la produzione (1)

A questa è connessa anche la stupida rappresentazione degli ideologi, secondo cui, poiché noi neghiamo alle diverse sfere ideologiche che hanno una funzione nella storia, un’evoluzione storica, negheremmo ad esse anche ogni efficacia storica. Vi è qui alla base la banale rappresentazione non dialettica di causa e effetto come poli che si oppongono l’un l’altro in modo rigido, l’assoluta ignoranza dell’azione e reazione reciproca. Il fatto che un fattore storico, non appena generato da altre cause in ultima istanza economiche, reagisce a sua volta e può esercitare una reazione sull’ambiente che lo circonda e perfino sulle sue proprie cause, questi signori lo dimenticano spesso in modo premeditato […] (2)

Nonostante questi ed altri numerosi passi degli scritti di Marx ed Engels, passi che respingono decisamente una concezione teleologica, deterministica ed unilaterale del processo storico, per fare valere l’esigenza di indagini specifiche da condurre attraverso l’ausilio degli strumenti critici desunti dalle scienze storico-sociali, spesso la loro concezione della storia è stata accusata di determinismo, unilateralità, astrattezza speculativa, dogmatismo, edonismo, superficialità ed improvvisazione. In realtà o le critiche sono state e sono tuttora il frutto di posizioni ideologico-politiche pregiudiziali (3), o risentono di un approccio filologico superficiale, che confonde l’elaborazione teorica marx-engelsiana con alcuni filoni della successiva tradizione marxista (4 ), che, già a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, ha declinato il pensiero dei due rivoluzionari tedeschi in chiave positivistica (5) .

In effetti nell’ultimo trentennio, nonostante la diffusione di una marxofobia acritica e volgare, ha continuato a vivere un marxismo teorico, poco noto ma assai vivace, che ha segnato una discontinuità rispetto a interpretazioni tradizionali e ha argomentato contro gli stereotipi sedimentati negli anni della rimondializzazione capitalistica, la irriducibilità della teoria critica di Marx ad una filosofia del soggetto produttore sfociante nel nichilismo, ad una filosofia della storia che secolarizza l’escatologia cristiana, ad una metafisica organicistica e totalitaria (6) . 

L’opera di Marx, invece, si caratterizza per un’istanza conoscitiva che intende investire criticamente l’esistente nella totalità dei suoi aspetti, al fine di contribuire alla realizzazione della radicale emancipazione degli uomini (7),  senza sclerotizzarsi assiomaticamente nella formulazione di una nuova dottrina sociale (8) .  Da ciò l’incompiutezza della sua opera a cui si contrappone sin dalla Seconda internazionale il suo sovvertimento e la fondazione di un nuovo sistema, che nell’U.R.S.S. viene usato come strumento ideologico di potere. Tuttavia, oggi

liberata dall’odiosa funzione di instrumentum regni, cui in passato è stata destinata, e dalla fallacia del “marxismo”, dal quale viene definitivamente separata, l’opera di Marx, in parte ancora inedita, riemerge nella sua originale incompiutezza ed è riconsegnata ai liberi campi del sapere. Sottratta a sedicenti proprietari e a costrittivi modi d’impiego, il pieno dispiegarsi della sua preziosa e immensa eredità teorica è reso finalmente possibile. […] Critico ineguagliato del sistema di produzione capitalistico, Karl Marx sarà fondamentale fino al suo superamento (9.

Ma come nasce la cosiddetta concezione materialistica della storia che si trova alla base della critica del modo di produzione capitalistico? E’ il frutto di un’intuizione intellettualistica priva di fondamento? O al contrario è il precipitato di un lungo e travagliato percorso di ricerca?
Già a partire dalla stesura della tesi di laurea, nei suoi Quaderni sulla filosofia epicurea (1839), confrontandosi con i modelli storiografici a lui coevi, un giovanissimo Karl Marx pone l’esigenza di cogliere le “cristallizzazioni reali”, che attraversano i vari sistemi filosofici, in quanto egli ritiene che la storiografia debba valutare la validità delle filosofie sulla base dei loro effetti pratici (10).  
Nel 1842-43, cominciando ad analizzare alcuni casi specifici della società e della politica tedesche per la Gazzetta renana, il giovane studioso tedesco compie un ulteriore passo in avanti nelle sue ricerche relative al rapporto tra prassi e teoria, affermando che non è la realtà spirituale l’elemento primario, ma al contrario è l’ambito della prassi l’elemento fondante nel quale si muove la condizione spirituale. Egli non solo accentua la genesi e le implicazioni pratiche della filosofia, ma sposta gradualmente la sua attenzione verso quelle sfere della vita umana dove l’attività di un’epoca è maggiormente visibile come prassi storica: l’industria (11) . Ed è proprio l’ambito della prassi storica a fornire il materiale per l’elaborazione teorica, come, secondo Marx, conferma l’esempio del campo giuridico, che si limita a dare valenza universale a diritti che trova esistenti, mentre se non ne trova non può formularne nessuno (12) . 
Nello stesso anno, partendo dall’analisi della crisi economica dei viticoltori della Mosella, egli pone l’esigenza di formulare una concezione generale della storia, che abbia una valenza euristica, a partire dall’analisi di situazioni reali attestate su dati di fatto. Un’intenzione programmatica, quella di Marx, quanto più lontana possibile dalla filosofia della storia di matrice hegeliana.

Si capisce che questo [l’elaborazione di una teoria storica] è possibile solamente se i fatti vengono esperiti per quel che sono, cioè se non li si legge attraverso la griglia di un’interpretazione già bella e costruita indipendente dai dati, e su questi poi sovrapposta e stampigliata (13) . 

Proseguendo l’elaborazione di una scienza critica basata su dati di fatto nella Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico (1843), Marx respinge decisamente il metodo speculativo, che sulla base del suo “misticismo logico”, non solo inverte il rapporto tra soggetto e predicato, ma addirittura eleva l’empiria, la “cattiva empiria”, a norma, pervenendo, così, alla giustificazione dell’esistente anziché ad una sua conoscenza critica (14) . 
Nella Sacra famiglia (1845), Marx ed Engels affermano chiaramente che l’agente reale della storia non è la coscienza, ma il modo di produzione. Pertanto, l’impostazione idealistico-speculativa della sinistra hegeliana deve essere decisamente respinta (15).
Nello stesso anno nelle sue Tesi su Feuerbach (1845), Marx respinge il materialismo dell’“obietto”, che si limita a constatare l’esistenza della realtà esterna come qualcosa di dato, la cui influenza viene soltanto subita passivamente dagli uomini, per pervenire all’elaborazione di un materialismo fondato sulla “prassi”, in cui gli uomini sono concepiti come soggetti capaci di modificare attivamente le circostanze in cui vivono e che hanno ereditato dal passato (16) .
Il percorso critico iniziato nel 1839 nel tentativo di pervenire ad una “significazione generale” dei dati di fatto sino ad allora esaminati, trova una sua formulazione sintetica nel 1846 con la stesura da parte di Marx ed Engels dell’Ideologia tedesca, nella quale i due autori affermano chiaramente che 

le circostanze fanno gli uomini non meno di quanto gli uomini facciano le circostanze (17) . 

Ossia il nesso tra “struttura” e “sovrastruttura” non deve essere concepito in modo deterministico ed unidirezionale, ma in modo dinamico ed interazionistico. Se fosse altrimenti Marx ed Engels non avrebbero posto l’accento sull’attività degli uomini. D’altronde, 

nella Prefazione a Per la critica dell’economia politica Marx usò i sinonimi tedeschi Struktur e Basis per indicare la “struttura”, e Überbau  per significare quel che nelle traduzioni in altre lingue è stato poi reso con “sovrastruttura”. La traduzione funziona a patto che il termine, designando qualcosa che sta sopra, non venga caricato dell’idea che ciò che sta sopra sia secondario rispetto a quel che sta sotto. Struktur e Basis da un lato, Überbau  dall’altro sono metafore architettoniche.   Überbau  è, letteralmente, la costruzione (Bau) che viene elevata sopra (über) un fondamento. Si capisce che senza fondamenta non c’è edificio, ma se l’edificio fosse secondario rispetto a quelle, tanto varrebbe che abitassimo nelle fondamenta. La distinzione è dunque di ambiti, di priorità cronologica e storica, non di valore e dignità: spregevole la casa, degne soltanto le fondamenta (18) . 

Non solo il rapporto tra “struttura” e “sovrastruttura” è un rapporto d’interazione, ma spesso l’influenza esercitata dalla “struttura” su alcune sfere della “sovrastruttura” è soltanto indiretta. 

E’ sicura ai miei occhi – afferma Engels – la supremazia finale dello sviluppo economico anche su questi ambiti, ma essa si esercita all’interno delle condizioni prescritte dal singolo ambito stesso: in filosofia ad esempio tramite gli influssi economici (che a loro volta agiscono per lo più solo nel loro travestimento politico, ecc.) che si esercitano sul materiale filosofico disponibile, tramandato dai predecessori. Qui l’economia non crea nulla di nuovo, determina però il modo in cui il materiale concettuale trovato pronto viene modificato e perfezionato, e anche ciò per lo più in modo indiretto, essendo i riflessi politici, giuridici, morali quelli che esercitano sulla filosofia la maggiore influenza diretta (19). 

Dalla rapida ricognizione dei testi marx-engelsiani sino ad ora svolta si possono ricavare le seguenti considerazioni generali:

1) Poiché l’economia determina gli avvenimenti “sovrastrutturali” soltanto in maniera molto mediata, considerare esclusivamente lo sviluppo economico di un’epoca non basta a spiegarne la sfera ideologica. 2) Sul modo specifico con cui ogni epoca elabora le proprie rappresentazioni ideologiche esercita un’influenza decisiva il preesistente materiale concettuale. 3) Ogni generazione utilizza però questo patrimonio di mediazioni concettuali entro un contesto di situazioni storiche nuove (20)

In altri termini, Marx ed Engels ci invitano a considerare il fattore economico una condizione necessaria ma non sufficiente, né tanto meno aprioristica, per comprendere criticamente la genesi e le caratteristiche dei vari avvenimenti “sovrastrutturali” sia sul piano sincronico – là ove è importante analizzare anche i rapporti tra le diverse sfere ideologiche – sia sul piano diacronico, quando bisogna individuare le fonti di determinate teorie economiche, politiche, giuridiche, ecc., che di seguito vengono rielaborate nell’ambito di nuove situazioni storiche. Il suggerimento metodologico propostoci dai due autori tedeschi non procede secondo una scala verticale, ma procede, secondo uno schema a croce, sia in orizzontale che in verticale.
In effetti, come si è cercato di mostrare, Marx ed Engels non hanno voluto elaborare una nuova filosofia della storia, ma si sono sforzati di formulare un metodo critico di indagine, in cui la filosofia idealistica incentrata sul metodo speculativo lascia il passo alle scienze sociali:

Là dove cessa la speculazione – affermano Marx ed Engels – nella vita reale, comincia la scienza reale e positiva […]. Cadono le frasi sulla coscienza e al loro posto deve subentrare il sapere reale. Con la rappresentazione della realtà la filosofia autonoma perde i suoi mezzi di esistenza. Al suo posto può tutt’al più subentrare una sintesi dei risultati più generali che è possibile astrarre dall’esame dello sviluppo storico degli uomini. Di per sé, separate dalla storia reale, queste astrazioni non hanno assolutamente valore esse possono servire soltanto a facilitare l’ordinamento del materiale storico, a indicare le successioni dei suoi singoli strati (21).

La filosofia perde il suo carattere ipostatico per acquisirne uno esclusivamente euristico, in base al quale può elaborare una concezione generale della società, della storia e del mondo entro cui ricomporre sinteticamente i risultati delle analisi concrete cui sono pervenute le scienze storico-sociali. Solo che essa può effettuare tale sintesi esclusivamente sulla base di questi risultati. La stessa concezione materialistica della storia può essere considerata il frutto della generalizzazione dell’osservazione della realtà particolare, ed in quanto tale 

in ogni singolo caso l’osservazione empirica deve mostrare empiricamente e senza alcuna mistificazione e speculazione il legame fra l’organizzazione sociale e politica e la produzione (22)

Pertanto, la concezione marx-engelsiana della storia non avanza la dogmatica pretesa di costituirsi come una spiegazione assoluta del processo storico, ma si configura come un’ipotesi di ricerca, che deve essere sempre confrontata con i fatti, oggi diremmo costrutti, che possono anche falsificarla.

In generale in Germania – osserva Engels – il termine materialista è usato da molti tra i più giovani scrittori come fosse una mera frase fatta, con cui etichettare ogni cosa senza studiarla ulteriormente: si attacca l’etichetta e si crede così di aver liquidato la faccenda. Ma la nostra concezione della storia è anzitutto una guida nello studio, non una leva per la costruzione alla maniera hegeliana. Tutta la storia deve venire da capo studiata, le condizioni di esistenza delle diverse formazioni sociali devono venire esaminata nei particolari, prima di tentare di fare derivare da esse le corrispondenti concezioni della politica, del diritto privato, dell’estetica, della filosofi, della religione, ecc (23).  

Non è un caso che Marx ed Engels abbiano lasciato l’Ideologia tedesca alla critica dei topi, preferendo segnalare i testi in cui hanno applicato il materialismo storico come metodo di ricerca all’analisi critica di alcuni eventi socio-economici e politico-culturali a loro coevi:

Vorrei del resto pregarla – osserva Engels in una sua lettera –  di studiare questa teoria sulle fonti originali e non di seconda mano […] in particolare Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte è un esempio davvero eccellente della sua applicazione. Anche nel Capitale ci sono molte indicazioni. E posso poi rimandarla anche ai miei scritti La scienza sovvertita del signor Duhring e L. Feurbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca, in cui ho offerto la più dettagliata esposizione del materialismo storico che a quanto ne so esista .  

In sostanza, la concezione materialistica della storia non è una filosofia che deve essere proclamata, ma è un metodo di ricerca, che in quanto tale deve essere applicato con rigore documentaristico ed argomentativo. Purtroppo, non mancano ancora oggi i casi in cui la concezione materialistica della storia viene concepita ed applicata come un prontuario, uno schema aprioristico su cui ritagliare i singoli avvenimenti, invece di essere utilizzata come una feconda ipotesi di ricerca da verificare/falsificare da un punto di vista scientifico. Esempi calzanti di tali utilizzi antitetici del materialismo storico da un lato, sul versante dogmatico, ci sono offerti da alcune formazioni marxiste, che analizzano avvenimenti recenti, come ad esempio quelli delle banlieues francesi, applicando aprioristicamente le categorie, da loro ipostatizzate, di proletariato, capitale, classe, imperialismo, ecc. . Dall’altro, sul versante scientifico, ci sono dati o da riviste come Le monde diplomatique, che, invece, analizza gli stessi eventi offrendo un magistrale esempio di uso critico/scientifico della concezione materialistica della storia , o da studiosi come Antonio Carlo, la cui attività di ricerca costituisce un esempio lungimirante di uso critico ed applicazione sociologico-scientifica del metodo materialistico .       
Tutti coloro che continuano ad accusare il materialismo storico di apriorismo, determinismo e dogmatismo, dovrebbero innanzitutto distinguere tra l’originaria formulazione critica datane da Marx ed Engels dalle interpretazioni successive, per poi ricostruire storicamente, filologicamente e criticamente il pensiero dei due rivoluzionari tedeschi. Solo allora si avranno gli strumenti per valutare obiettivamente la genesi, le caratteristiche e gli sviluppi del materialismo storico senza il pericolo di incorrere in valutazioni ed accuse che se rivolte a Marx ed Engels sono del tutto affrettate e superficiali. Di contro, il giudizio di dogmatismo e determinismo deve essere riservato alle analisi di alcune frange marxiste e ad alcune correnti del marxismo teorico e non al pensiero dei due rivoluzionari tedeschi, che hanno offerto un contributo fondamentale non solo all’elaborazione della critica radicale dell’esistente, ma anche agli sviluppi della ricerca scientifica in generale.  

Salvatore  Lucchese



1-K. Marx – F. Engels, L’ideologia tedesca. Critica della più recente filosofia tedesca nei suoi rappresentanti Feuerbach, B. Bauer e Stirner, e del socialismo tedesco nei suoi vari profeti, Editori Riuniti, Roma 1993, p. 12.

2 -  F. Engels, Lettera a Mehring, Londra 14 giugno 1893, in N. Merker (a cura di), La concezione materialistica della storia, Editori Riuniti, Roma 1998, p. 187.

3 - Cfr. A. Carlo, Economia, potere, cultura, Liguori Editore, Napoli 2000, pp. 5-115.

4 - Sulle diverse anime della tradizione marxista tra gli altri cfr. C. Corradi, Storia dei marxismi in Italia, Manifestolibri, Roma
 2005.
5 - Cfr. D. Musto (a cura di), Sulle tracce di un fantasma. L’opera di Karl Marx tra filologia e filosofia, Manifestolibri, Roma 2005, pp. 13-24.
6 - C. Corradi, Storia dei marxismi in Italia, cit., p. 7.

7 - Cfr. G. A. Di Marco, Dalla soggezione all’emancipazione umana. Proletariato, individuo sociale, libera individualità in Karl Marx, Rubbettino Editore, Roma 2005.  
  
8 - “[…] il pensiero di Marx, cui capitò la ventura di essere canonizzato in un compatto edificio dogmatico, si rivela a ben guardare un cantiere aperto, disseminato di frammenti e abbozzi inconclusi, di brogliacci mai pubblicati, la cui scoperta ed edizione […] provocano intensi dibattiti e ricorrenti ‘revisioni’ del giudizio d’insieme sull’opera del negro tipaccio di Treviri”. Cfr. S. Mezzadra, M. Ricciardi (a cura di), Marx. Antologia degli scritti politici, Carocci, Urbino 2002, pp. 11-12. 

9 - D. Musto (a cura di), Sulle tracce di un fantasma cit., p. 23.

10 - Cfr. K. Marx, Quaderni di filosofia epicurea (VII), in K. Marx – F. Engels, Opere, v. I, Editori Riuniti, Roma 1980, pp. 559-560.  

11 - L’articolo di fondo del n. 179 della “Kolnische Zeitung”, in Rheinische Zeitung del 10-14 luglio 1842,in K. Marx – F. Engels, Opere, v. I cit., p. 197.

12 - K. Marx, Le discussioni alla sesta Dieta renana. Secondo un renano. Dibattiti sulla legge contro i furti di legna, in Rheinische Zeitung del 25 ottobre – 3 novembre 1842, in K. Marx – F. Engels, Opere, volume I cit., p. 231.

13 - N. Merker (a cura di), La concezione materialistica della storia cit., p. 10.

14 - Cfr. K. Marx, Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico, Editori Riuniti, Roma 1983.  

15 - Cfr. K. Marx – F. Engels, La Sacra Famiglia. Ovvero critica della critica contro Bruno Bauer e Soci, Editori Riuniti, Roma 1972.

16 - Cfr. K. Marx, Tesi su Feurbach, in F. Engels, L. Feurbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca, Edizioni in lingua estera, Mosca 1947.

17 -  K. Marx – F. Engels, L’ideologia tedesca cit., p. 35.

18 - N. Merker (a cura di), La concezione materialistica della storia cit., p. 17. Sempre a questo proposito S. Mezzadra M. Ricciardi hanno osservato che “[…] è il caso di chiarire preliminarmente che l’approccio marxiano non punta tanto a riformulare i concetti politici moderni, quanto piuttosto a mostrarne la potenza nella capacità che essi hanno, da una parte, di rappresentare tratti fondamentali della realtà a cui si riferiscono, e dall’altra di celare la natura reale dei rapporti sociali di cui essa è espressione. E’ un punto di particolare importanza per intendere l’originalità del pensiero di Marx: i concetti politici moderni, così come le categorie economiche, fanno parte a suo giudizio di quel mondo dell’apparenza al quale si sono finora arrestate ogni interpretazione e ogni critica. Ma ‘apparenza’, nella prospettiva marxiana, non è sinonimo di ‘finzione’, o ancor più semplicisticamente di ‘menzogna’, non si oppone simmetricamente a ‘realtà’. Il mondo moderno, così come quel modo di produzione capitalistico che ne costituisce l’ossatura materiale, si caratterizza piuttosto per gli effetti reali dispiegati da un insieme di apparenze. S. Mezzadra, M. Ricciardi (a cura di), Marx. Antologia degli scritti politici cit., p. 14.

19 - F. Engels, Lettera a Condrad Smchidt del 27 ottobre 1890, in K. Marx – F. Engels, Opere, v. XLVIII, cit., p. 523.
  
20 - N. Merker (a cura di), La concezione materialistica della storia cit., p. 19.

21 -  K. Marx, F. Engels, La concezione materialistica della storia cit., p. 45-46.

22 -  Ivi, p. 43.



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