Esempio 1
La donna di Emilio
La figura della donna nell'opera Emilio di J.J. Rousseau


 
di Anna Tina Scialò

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Leggiamo l’opera di Rousseau, nell’edizione del 1762, con l’intento di indagare com’egli vede la figura femminile, in un epoca in cui, occorre riconoscerlo, la donna era considerata appena e nel suo unico ruolo di procreatrice.

Alcune considerazioni sintetiche.

1. L’immagine della donna procede nel corso dell'opera così come avanza l'età di Emilio. 
Nei primi libri, in cui Emilio è fanciullo, la donna è "madre" o "nutrice" e, pur restando tale nel corso dell'intera opera, assume, via via che l'allievo cresce, l'immagine della seduttrice, della cortigiana, della civetta e, infine, della compagna degna di Emilio.

2. Il precettore Rousseau educa Emilio secondo natura e l'intera sua opera è tesa a dimostrare che un tale progetto educativo è possibile e vincente, per formare un uomo che sia degno d'esser chiamato tale. Il ruolo di madre che viene, dunque, riconosciuto alla donna come prioritario, ovvero unico, emerge coerentemente dal pensiero dell'autore, poiché la maternità è compito assegnato dalla natura ad ogni donna e da questo nessuna può prescindere. 

3. È ancorché comprensibile l'importanza che Rousseau attribuisce alla maternità se si considera che egli non ha fatto l'esperienza delle cure amorevoli di una madre, avendo perso la sua al momento della nascita. La sua insistenza rispetto a questo tema è, allora, presumibilmente mossa dall’intento di voler promuovere un valore educativo ed, insieme, da una personale nostalgia.

4. L’idea che Rousseau ha della donna è assolutamente adeguata a quella diffusa nella sua epoca: il ruolo e le caratteristiche che le attribuisce sono ben precise e decisamente non confrontabili con quelle dell’uomo, il che sottintende una chiara superiorità di quest’ultimo.

Nel libro primo Rousseau si rivolge direttamente alla donna. Oggetto delle sue riflessioni è un fanciullo appena nato, che compirà cinque anni al termine di questo capitolo, le sue prime cure sono affidate interamente alla sua mamma, ella è colei alla quale chiunque voglia scrivere un trattato sull'educazione deve rivolgersi.

Il primo compito che Rousseau le affida è quello di proteggere "l’arboscello nascente" (p. 8) affinché le mani dell'uomo non impediscano né contaminino il progetto della natura.

A queste madri che hanno a cuore la felicità di propri figli egli intende dare con il suo scritto i giusti mezzi perché questo avvenga

"la madre vuole che il suo bambino sia felice e che lo sia subito. In questo ha ragione: quando si inganna sui mezzi da impiegare, bisogna illuminarla" (p. 8).

Rousseau ha un aspro rimprovero per quelle madri che vengono meno al primo e più naturale dei loro doveri, l'allattamento. Queste donne non sono altro che il risultato di una nuova società, soprattutto di tipo cittadino, che imposta una nuova graduatoria di valori, secondo la quale occorre liberarsi del peso che la maternità vorrebbe imporre, per abbandonarsi ai propri piaceri. 
Una tale visione delle cose conduce non solo a ricorrere all'ausilio delle nutrici, ma ancor peggio a volersi esimere dal mettere al mondo altri figli

"da quando le madri, trascurando il loro primo dovere, hanno smesso di allattare i propri bambini, si è reso necessario affidarli a donne mercenarie... quelle impagabili madri che sbarazzatesi dei figlioli si abbandonano liete agli svaghi della città..." (p. 18).
"Ma alle donne non basta aver smesso di allattare i bambini, ormai non vogliono neppure metterne al mondo" (p. 19).

Perciò, suo malgrado, nel libro primo Rousseau si ritrova a dover delineare un'altra figura di donna: quella delle nutrici
Egli non ha una buona considerazione di queste donne poiché, come si è già detto, le ritiene delle mercenarie, persone che si occupano dei figli degli altri per denaro, mancando molto spesso dell'amorevolezza e della dedizione che avrebbero per un figlio proprio.

La cosa che gli sta più a cuore è che la nutrice stia bene in salute. 
Poiché il suo primo compito è quello di allattare il fanciullo, il suo latte deve essere sano e utile per la crescita del piccolo. 
Ma al pari di un corpo sano per un buon latte, occorre che la nutrice sia altrettanto buona nello spirito, che non sia, cioè, distratta dal vizio e dalle sregolatezze per potersi dedicare in maniera adeguata al bambino che le è stato affidato.

"Ci vorrebbe una nutrice altrettanto sana nello spirito che nel corpo: l'eccesso delle passioni può, come il turbamento degli umori, alterare il suo latte... se si sceglie una donna viziosa, non dico che il lattante contrarrà i suoi vizi, ma certo ne soffrirà. Non gli deve essa insieme col latte, una quantità di cure che richiedono zelo, pazienza, dolcezza, pulizia?" (pp. 37-38).
 
Nel libro secondo Emilio ha ormai da molto superato il tempo dell'allattamento, eppure ben altri errori commette la madre nel corso della sua crescita. Il precettore in pochi e brevi momenti, ci dà un esempio di quegli "ingannevoli mezzi" di cui ella si serve per l'educazione del proprio figlio.

Ne viene delineata una madre orgogliosa che crede di avere un figlio talentuoso da mettere in mostra

"Ogni madre, ammessa l'esistenza di fanciulli-prodigio, non dubita che il proprio figlio faccia parte di questa eletta schiera" (p.114).

"A tavola non si mancò, secondo l'uso francese, di sollecitare il vaniloquio di quel caro garzoncello.... venne fuori la storia del medico Filippo ed egli la raccontò con molta chiarezza e con molta grazia. Dopo il consueto tributo di elogi, che la madre esigeva e il figlio si attendeva, si ragionò dell'aneddoto da questi narrato" (p. 122).
Qui sorprende che l'attenzione di Rousseau vada per un momento ad una donna (e ora non importa che sia madre), sua commensale nell’episodio che si è appena riportato, alla quale egli riconosce, con gratitudine, capacità di intuito e di tempismo tali da meritare la sua ammirazione:

"Una donna che sedeva accanto a me e non aveva aperto bocca, si chinò verso il mio orecchio e mormorò a bassa voce: ‘Taci, Gian Giacomo, non ti capiranno’. La guardai, ne rimasi colpito e rinunciai a parlare" (p. 122).
Ma l’autore torna presto ad evidenziare le leggerezze della maternità, mostrandoci una madre iperprotettiva il cui interesse è salvaguardare la salute dell'erede e dunque, più ancora che per il figlio, la sua cura è per il casato, il nome: il ruolo che al bambino è affidato diventa più importante del bambino stesso

"Dopo avermi rivolto rimproveri piuttosto duri, mi disse che il figlio era delicato, che era l'unico erede della famiglia, che bisognava ad ogni costo assicurarne la conservazione e che non ammetteva di vederlo contrariato" (p. 141)

Questo “disegno” ambizioso e ovattato, che le madri delineano per i propri figli, è ancora documentato nel libro terzo dove Rousseau riporta brevi dialoghi con signore mal disposte a permettere ai figli l’apprendimento di mestieri artigiani, a scapito di occupazioni di più alta levatura e maggiormente adeguate al proprio ceto. 
È un progetto materno, del tutto umano, che non considera affatto “la natura”, che ignora completamente la possibilità di una “vocazione” e le personali aspirazioni del figlio, perciò non può che causare l’opposizione del precettore di Emilio, che ha in mente una strada ben diversa sul quale condurre il proprio allievo.

"- Un mestiere per mio figlio! Mio figlio artigiano! Ci avete ben pensato signore? - Ci penso meglio di voi, signora, che volete ridurlo a non poter mai essere altro che un Lord, un marchese, un principe e forse, un giorno, meno di niente: io, voglio dargli una condizione che non possa perdere, che gli faccia onore in ogni tempo; voglio innalzarlo alla dignità di uomo e con questo titolo, checché possiate dirne, avrà meno eguali che con ogni altro che riceva da voi" (p. 255).

Da qui in poi (soprattutto nel libro quarto) Rousseau distoglie la sua attenzione dalla donna-madre per focalizzarla su quella superficiale, e non sempre onorevole, della donna parigina. Le sue osservazioni sul “gentil sesso” sono mutuate dalla sua visione globale della civiltà, della vita cittadina, corrotta e corruttrice, convenzionale e nello stesso tempo permissiva.

"A Parigi il ricco sa tutto e solo i poveri sono ignoranti. La capitale è ricca di dilettanti, soprattutto del gentil sesso che creano le loro opere come il signor Guillaume inventava i colori" (p. 264).
"Teneteli lontani dalle grandi città, dove l'eleganza e l'immodestia delle donne affrettano e precorrono gli insegnamenti della natura" (p. 307)
"Quanto ai ricchi, il loro grande supplizio è la noia... soprattutto le donne divenute egualmente incapaci di lavoro e di svago, ne sono divorate come da una smania... da parte mia non conosco sorte più spaventosa di quella di una bella donna di Parigi, tranne la sorte del damerino che si attacca le sue gonne" (p. 485).

Si giunge, dunque, al libro quinto
Nell'ultimo capitolo della sua opera Rousseau si dedica finalmente a tracciare il disegno della donna destinata ad Emilio. 

La compagna di Emilio si chiama Sofia, nome ideale, perché la Sapienza e l'unica che meriti veramente d'esser compagna di Emilio.

Ma prima di descrivere Sofia Rousseau ci dà un quadro completo di ciò che egli ritiene sia bene che una donna possieda nel suo bagaglio di doti umane.

Innanzitutto è chiaro il rapporto che esiste tra i due sessi: lui il forte, il padrone, il destinatario dei piaceri; lei la debole, l'accogliente, colei che offre il piacere, che in tutto dipende dal suo compagno

"L'uno deve essere attivo e forte, l'altro passivo e debole; è necessario che l'uno voglia e possa, è sufficiente che l'altro offra poca resistenza " (p. 496).
"Gli uomini dipendono dalle donne per i loro desideri; le donne dipendono dagli uomini sia per i loro desideri che per i loro bisogni; potremo vivere meglio noi senza di loro che non loro senza di noi. Perché abbiano il necessario, perché si mantengano nella loro condizione di vita, occorre che gli uomini glielo concedano, che vogliano concederlo e che le stimino degne di ciò" (p. 506).

Tuttavia Rousseau ritiene che tra l'uomo e la donna vi sia una grande complementarietà e, in qualche modo, riconosce al sesso debole qualità che le attribuiscono un'altissima dignità

"La complementarietà dei sessi è mirabilmente preordinata. Dalla loro associazione risulta una persona morale in cui la donna rappresenta l'occhio e l'uomo il braccio, ma con una tale reciproca interdipendenza per cui la donna apprende dall'uomo ciò che bisogna vedere e l’uomo apprende dalla donna ciò che bisogna fare.
Ma grazie all'armonia che regna tra loro, tutto tende al fine comune: è impossibile dire chi dia il maggior contributo, ciascuno segue il suggerimento dell'altro, ciascuno obbedisce ed entrambi sono padroni" (p. 526).
"La donna ha maggior finezza di spirito, l'uomo ha maggiore genialità; la donna osserva, l’uomo ragiona: da questa collaborazione derivano una luce più chiara e la scienza più completa che lo spirito umano possa acquisire con le sue sole forze" (p. 541).

Possiamo sintetizzare le qualità che Rousseau desidera vedere in una donna: la bellezza non eccessivamente curata, l'intelligenza, il pudore, lo spirito religioso, la scaltrezza, la gaiezza, l'amorevolezza nella cura della casa, del marito dei figli.

Ecco allora Sofia, che queste doti possiede tutte, pur non essendo perfetta. L’autore la introduce con una descrizione incantevole, che affascina lo stesso lettore

“È di buona famiglia, ha un buon carattere e un cuore sensibilissimo. La sua mente più penetrante che precisa, il suo umore sereno, e tuttavia mutevole. Ha un aspetto comune, ma piacevole, una fisionomia che promette un'anima e che non mente. Si può avvicinarla con indifferenza, la prima volta, ma non lasciarla senza restarne colpiti. Ella sa trarre vantaggio dai suoi stessi difetti, se fosse più perfetta piacerebbe molto meno. Sofia non è bella, ma accanto a lei gli uomini dimenticano le belle donne e le belle donne si sentono scontente di se stesse. A prima vista riesce appena graziosa ma più la si guarda e più diventa bella: dove le altre perdono ella guadagna, e ciò che guadagna non lo perde più. ... Senza abbagliare, interessa; attrae, non si saprebbe dire perché" (p. 551). 

Sofia è allegra per natura, è religiosa, ama la virtù, è premurosa, gentile, piena di grazia in tutto quello che fa. È silenziosa e rispettosa con le signore, con gli uomini sposati e con le persone anziane. 

Infine Sofia
“è alunna della natura come Emilio, e adatta a lui più di ogni altra: sarà la donna dell'uomo" (p. 575).
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dal 8 agosto. 2009
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Il classico di Jean-Jacques Rousseau, assunto dai giacobini a riferimento teorico e accusato da liberali e critici della rivoluzione francese di essere l'ispiratore della "democrazia totalitaria", viene qui proposto con traduzione di Jole Bertolazzi, introduzione di Alberto Burgio e note di Andrea Marchili. 

Insieme al "Contratto sociale" "Emilio" è l'opera più famosa e diffusa di Jean-Jacques Rousseau. A distanza di oltre due secoli dalla pubblicazione, avvenuta nel 1762, il testo risulta ancora attuale e la necessità - espressa dal filosofo - di difendere la naturalità dell'uomo dalle sovrastrutture che minacciano di soffocarlo universalmente riconosciuta.
La nuova Eloisa  (1761)

Romanzo di J.-J. Rousseau in forma epistolare (Il titolo completo è: Julie, o la nuova Eloisa, lettere di due amanti abitanti di una cittadina ai piedi delle Alpi) || L’azione si svolge in Svizzera, sulle rive del lago Lemano. Attraverso la corrispondenza tra Julie d’Etanges, il suo precettore Saint Preux e la cugina di Julie, Claire, si delinea la storia di una passione. Saint Preux si è accorto di amare l’allieva e vorrebbe rinunciare all’incarico di precettore: mai infatti il padre di Julie acconsentirà a farle sposare un uomo senza fortuna e senza nobiltà. Ma anche Julie lo ama, invano ammonita dalla saggia Claire. Dopo un tentativo di separazione, Saint Preux si stabilisce a Meillerie, sui monti, di fronte alla cittadina di Julie e i due giovani si incontrano segretamente. Claire stessa richiama Saint Preux. Un inglese, Lord Bomston, col quale Saint Preux si è legato di stretta amicizia, cerca di perorare la causa di Julie presso suo padre, la cui reazione è però tanto violenta da costringere Saint Preux a partire. Julie, passato qualche tempo, accetta, col consenso di Saint Preux, il marito propostole dal padre, M. de Wolmar, che l’ama da tempo. A Clarens, accanto al marito, è serena. Nascono due figli. M. de Wolmar invita Saint Preux a vivere con loro. Dopo una lunga lotta per non soccombere alla passione Saint Preux parte. Interviene però un incidente: durante una passeggiata il figlio di Julie cade nel lago. La madre si butta nell’acqua, lo salva ma si ammala gravemente. Richiamato da Claire, Saint Preux accorre e, prima di morire, Julie gli chiede di rimanere nella sua casa per occuparsi dell’educazione dei suoi figli. 
 
Fonte della voce: Enciclopedia della Letteratura Garzanti (III ed. - 1997) 

Le confessioni   (1782-89) 

Romanzo autobiografico di → J.J. Rousseau || Sin dalle pagine iniziali dell’opera l’autore dichiara di voler tracciare, attraverso le sue memorie, un ritratto di se stesso il più possibile fedele alla verità. Con le miserie e le debolezze, riscoperte attraverso un impietoso esame di coscienza, i dodici libri che compongono l’opera rievocano, inoltre, i momenti felici del passato che Rousseau racconta, convinto di poterne, in questo modo, attuare il recupero. Il libro i comincia con la nascita e si conclude con la fuga di Rousseau sedicenne da Ginevra, per evitare il lavoro d’incisore. I libri seguenti (ii-iv) narrano le peregrinazioni successive alla fuga: recatosi ad Annecy, il giovane Rousseau incontra la donna destinata ad esercitare sulla sua vita un’influenza sempre più grande, Madame de Warens, che si preoccupa di favorire le sue inclinazioni per gli studi e la sua passione per la musica.
Ma la vita avventurosa del giovane Rousseau riprende; durante un’assenza improvvisa della sua protettrice, infatti, è costretto a girare di città in città; nel 1731 fa, comunque, ritorno presso Madame de Warens, la quale, trasferitasi nel frattempo a Chambéry, lo invita ad accettare per alcuni mesi un lavoro di segretario al catasto della casa reale di Savoia.
Sensibilmente diversa nel tono e nel contenuto è la seconda parte dell’opera, per quanto concepita, dal punto di vista cronologico, come una continuazione della precedente: la prima parte costituisce, infatti, l’autobiografia degli anni compresi tra il 1712 e il 1741, la seconda quella degli anni tra il 1741 e il 1765. Con il libro vii Rousseau intraprende la ricostruzione dei suoi rapporti con la società parigina, con la vita intellettuale e mondana dell’epoca, a partire dal suo arrivo nella capitale francese. Rousseau frequenta il salotto di Madame Dupin e alcuni scrittori, tra i quali Diderot. Al libro viii corrisponde l’epoca dei primi successi letterari e musicali di Rousseau e, con essi, delle prime inimicizie che egli avverte nel mondo degli intellettuali con cui via via entra in contatto. Rousseau acconsente allora ad installarsi con Thérèse Lavasseur (una giovane di umili origini dalla quale ha avuto un figlio poi abbandonato all’orfanotrofio) all’Ermitage, una piccola dimora appartenente all’amica Madame d’Epinay, vicino alla foresta di Montmorency. Qui, lontano dalla società parigina, i cui vizi suscitano la sua indignazione, sembrano crearsi, come l’autore racconta nel libro ix, le condizioni ideali perché possa lavorare alle diverse opere filosofiche (il Contratto sociale e l’Emilio) e letterarie (il romanzo La Nuova Eloisa) la cui genesi risale a quell’epoca. Ma si deteriorano ben presto, oltre ai rapporti con Diderot, e soprattutto con l’amico di questi, Grimm, anche quelli con Madame d’Epinay. Al periodo trascorso abitando con Thérèse in un padiglione isolato della residenza del maresciallo di Lussemburgo a Montmorency e frequentando personaggi illustri dell’epoca, ospiti del maresciallo, Rousseau dedica il libro x. I libri xi e xii con cui si chiude l’opera rievocano, invece, il rapido susseguirsi di avvenimenti che coinvolgono l’autore a solo un anno dal vivo successo che accompagna la pubblicazione della Nuova Eloisa nel 1761. L’Emilio, apparso nel maggio del 1762, un mese dopo il Contratto sociale, viene infatti confiscato e denunciato dalla polizia, poi condannato dal Parlamento. Rousseau, sul quale pesa un decreto d’arresto, è obbligato a fuggire dalla Francia; si rifugia, allora, a Môtiers-Travers, nel principato di Neuchâtel appartenente alla Prussia, dove Thérèse lo raggiunge e dove, almeno inizialmente, può condurre una vita calma e ritirata che gli consente di iniziare a scrivere le sue memorie grazie all’appoggio di George Keith, maresciallo di Scozia che governa il paese in nome di Federico ii. Ma dopo la partenza di quest’ultimo, scosso da nuove polemiche e dall’ostilità della popolazione del luogo, Rousseau lascia Môtiers per l’isola di Saint-Pierre sul lago di Bienne; rifugio che non tarda a rivelarsi ancora più precario del precedente, poiché, dopo solo due mesi, su ordine del senato di Bienne, Rousseau si vede costretto a riprendere la strada dell’esilio. 
 
Fonte della voce: Enciclopedia della Letteratura Garzanti (III ed. - 1997) 


"La nuova Eloisa è un romanzo filosofico in cui Rousseau dibatte in modo aperto se sia più giusto abbandonarsi alla pura passione amorosa, sacra espressione della natura e dunque inalienabile diritto dell'individuo, oppure tenere più conto delle convenzioni sociali, solido fondamento della convivenza umana. Giulia d'Etange, figlia unica di una famiglia di nobili origini, ama il suo giovane precettore, Saint-Preux, dotato delle più belle qualità dell'anima, ma povero e inferiore socialmente. Saint-Preux è l'amore-passione. Dall'altra parte c'è Wolmar, uomo ricco e solido, vecchio amico del padre di Giulia che promette un sicuro vincolo coniugale. Da questa vicenda si snodano, come in una serie di cerchi concentrici, i grandi temi del pensiero di Rousseau: la teoria delle passioni quale fondamento della teoria morale, e la prefigurazione, attraverso la descrizione della comunità di Clarens, del complesso intreccio tra autoritarismo ed egualianza; la concezione della donna come moglie e come madre sulla base del principio di una radicale differenza dei sessi, e il progetto pedagogico dell'educazione naturale e domestica, che sarà compiutamente tratteggiata nell'Emilio; come pure il tema dell'interiorità e della solitudine che ispirerà, a partire dalle ""Confessioni"", gli scritti autobiografici. L'introduzione di Elena Pulcini (autrice di ""Amour-passion e amore coniugale"", 1990) illumina tutte questa tematiche." 


Romanzo o diario? Fantasticazione romanzesca o registrazione meticolosa della realtà? Ricerca del tempo perduto o ripensamento per l'avvenire? Lettera ai contemporanei o messaggio per i posteri? Pubblicate pustume nel 1781, "Le confessioni" di Rousseau diedero luogo, dalle prime letture pubbliche agli amici fino ad oggi, alle più disparate e contraddittorie interpretazioni. In queste pagine Rousseau, ripercorrendo le tappe della propria formazione morale e spirituale, racconta "con natura e verità" la propria vita, senza nasconderne gli aspetti negativi e i lati oscuri: l'infanzia trascorsa con il padre tra letture romantiche e appassionate, l'incontro con la signora Warens, amante e insieme dolce figura materna, la conversione al cattolicesimo, gli amori e il difficile rapporto con le donne, i viaggi a Venezia e a Parigi, gli scontri con gli enciclopedisti e le polemiche con Voltaire, la fuga disperata in Inghilterra e il ritorno a Parigi e, infine, la bruciante delusione della lettura delle "Confessioni" ad un gruppo di intimi. Testimonianza di una vita romazesca e contraddittoria, "Le confessioni" riassumono i temi fondamentali dell'ideologia di un autore che ha esercitato uno straordinario influsso sul pensiero e la sensibilità dei moderni. 

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