Le aberrazioni dell'informazione-intrattenimento
Esempio 1
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Diciamolo subito: recensire Porta a Porta significa recensire (quasi) tutta la televisione di oggi. Dunque (quasi) tutta la televisione poiché la televisione è sempre e soltanto la televisione di oggi. Come chiarì Neil Postman venti anni or sono, l’intrattenimento è la superiore ideologia di ogni discorso in televisione; tutta la tv ha una vocazione spettacolare perché è nella natura del mezzo il sopprimere i contenuti delle idee per far posto all’interesse visivo, cioè ai valori spettacolari; la televisione non diverte ma fa del divertimento il modello naturale per rappresentare ogni esperienze (anche il dolore, anzi, soprattutto il dolore); in televisione non si pensa (c’è ben poco di spettacolare nell’atto di pensare). Data questa assiomatica, non può esservi dubbio alcuno che Porta a Porta sia alle frontiere delle comunicazione televisiva mondiale. Avanti, molto avanti, sparata verso l’avvenire.nale. Ciò, forse, non ci esime dal redigere una ragionieristica partita doppia di ciò che va perduto nel corso di questa trionfale avanzata. Bilancio in perdita secca. 


FENOMENOLOGIA DI VESPA 
  di Antonio Scurati ripreso da Giudizio Universale - ottobre 2005
1) Si perde il senso della realtà e, bene ancora più prezioso, il senso della finzione. L’infotainment estremo genera una tv simulacrale, un regime di rappresentazione del mondo di tipo confusivo, le cui ibride gemmazioni non soltanto non consentono al pubblico il discernimento tra realtà e finzione, tra autentico e artificioso, ma rendono la distinzione assolutamente non pertinente. Lo spettatore assiste alla ricostruzione documentaria del crimine più atroce come se assistesse a una fiction e, viceversa, assiste a un racconto d’invenzione come se gli si stesse fornendo una testimonianza veritiera. Esempio: il generale in pensione che assieme a Bruno Vespa illustra la guerra in Iraq spostando i soldatini su di un plastico in scala, riproduzione del teatro di battaglia, traduce l’atrocità della guerra nel linguaggio delle innocenti fantasticherie di un gioco da bambini. 

2) Si perde il prestigio dell’autorità pubblica. Il declino dell’uomo pubblico è fatalmente accelerato da questo tipo di televisione che adotta uno stile comunicativo intrinsecamente ironico (intende sempre altro da ciò che dice esplicitamente), autodissacrante (si discutono le sorti della Nazione con attricette che scosciano) e autoderisorio (in ogni affermazione, anche la più seriosa, echeggia la risata che ci seppellirà tutti). Ne risulta un cosmo cinico e sarcastico, da cui la credibilità è bandita perché nessuno prende sul serio se stesso prima ancora che gli altri. Esempio: Berlusconi che sottoscrive il contratto con gli italiani nella cornice burlesca di Porta a Porta non può seriamente vincolarsi agli impegni presi. Anzi, la serietà pretenderà da lui che non si senta impegnato a rispettare promesse assunte in una cornice di non serietà. Altrimenti sarebbe lo sciocco che non sa stare allo scherzo 

  
3) Si perde l’autorevolezza del sapere scientifico. I saperi complessi sono degradati al rango di opinioni estemporanee. Frammentato dall’imperativo del ritmo, sminuito dall’incipiente stacco pubblicitario, banalizzato dall’improbabile confronto con l’opinione dell’uomo qualunque, interrotto dalla necessità del contraddittorio, risignificato dall’immancabile esegesi del conduttore populista, ogni pronunciamento sedicente scientifico si riduce a futile emozionalità, a fugace vibrazione di evento visuale. La civiltà dell’uso pubblico della ragione, dell’esame razionale, siede sui divani bianchi di Vespa come siede il convitato di pietra. In silenzio. Esempio: lo pseudo-psichiatra che esegue a distanza una diagnosi di paranoia aggressiva basandosi esclusivamente su di un breve filmato di un presunto assassino, risospinge le scienze dell’uomo nei secoli bui delle superstizioni divinatorie e della negromanzia.

La colonna delle voci in perdita potrebbe allungarsi, e di molto. Ma c’è n’è una che non si può trascurare: Porta a Porta fa scemare l’esuberanza vitale. Il fatto è che nel plastico della casetta di Cogne noi vorremmo andarci ad abitare. Anzi a morire, spegnendoci lentamente fino all’azzeramento completo dell’attività cerebrale. La trascrizione del crimine più atroce (l’infanticidio materno) nella lingua rassicurante e confortante di un mondo alla Barbie, il bamboleggiamento con la morte violenta di una maxi finzionalità che inghiotte in uno sbadiglio la distinzione tra realtà e finzione vagheggia un acquietarsi definitivo, un eterno sonno senza sogni, un estinguersi degli affanni nell’estinzione di ogni attività mentale. 

Porta a Porta, con la sua casetta di Cogne, ci rivela che il motore immobile del cosmo televisivo è la pulsione di morte. Non l’istinto omicida nei confronti dei conduttori ma la freudiana pulsione di morte. Il richiamo prepotente che su ogni affannato vivente esercita la sirena del ritorno alla quiete inorganica della materia acerebrale.

  
Antonio  Scurati
da "Giudizio Universale" ottobre 2005


Questo testo è stato scritto prima che scoppiasse la seconda guerra in Iraq, ma il tema, che prende spunto dalla trasmissione in diretta da Baghdad del 17 gennaio 1991 [giorno in cui iniziò la prima guerra contro Saddam] è interessante anche per l'attualità: la guerra che diventa fiction televisiva [nei media ufficiali] e lo stesso informatore, ridotto a mero osservatore, si assimila al telespettatore. È la tesi di Scurati, docente di sociologia, che sottolinea come la guerra in "chiave spettacolare" faccia sì che "fare la guerra" per una parte dell'opinione pubblica significa guardare la televisione, limitandosi ad assistere un evento senza sentire l'urgenza dell'azione.
Egi Volterrani 
[a cura di]

Tecnopoli è lo stadio che segue quello tecnocratico comune a tutto il mondo occidentale. E' lo stadio in cui la tecnologia, autoleggitimantesi, autoperpetuandosi e onnipresente, rende invisibile e perciò irrilevante il mondo del pensiero tradizionale. In altre parole, tecnopoli è tecnocrazia totalitaria o totalitarismo tecnocratico. L'autore esamina i modi specifici in cui la tecnologia esercita la sua tirannide dalla pratica medica alla burocrazia, alla politica, senza trascurare le scienze sociali e il mondo dell'informazione. 
20 ottobre 2005
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